• Jimmie Durham, These Twelve Bricks Were Used to Represent the Dawn Sky in Venice 2015 cotto, intonaco, colore, inchiostro, Venice - Objects, Work and Tourism, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2015 - Foto di Kai Vollmer
  • Jimmie Durham, Tarpon Springs, Florida legno, cuoio, pelle di pesce, vetro, acciaio, pittura acrilica, Venice - Objects, Work and Tourism
  • Jimmie Durham, Not Exactly Sequitorious, 2015 scultura legno, acciaio, vetro, conchiglie, plastica 57 x 43 x 163,5 cm - Foto di Kai Vollmer
  • Jimmie Durham, Lapis Lazuli with Venetian Red Glass, a Valve, Et Cetera, 2015 scultura pietra, vetro, acciaio, ottone 13,5 x 13 x 30,2 cm - Foto di Kai Vollmer
  • Jimmie Durham, A Model of a Section of the Grand Canal in Venice, 2015 scultura tecnica mista 30 x 31 x 74,5 cm - Foto di Kai Vollmer
  • Jimmie Durham, Venice - Objects, Work and Tourism, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2015
  • Jimmie Durham, Venice - Objects, Work and Tourism, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2015
  • Jimmie Durham, Venice - Objects, Work and Tourism, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2015
  • Jimmie Durham, Vaguely Descriptive Smokey Glass with Steel Antlers vetro, acciaio, Venice - Objects, Work and Tourism, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2015
  • Jimmie Durham, Onyx with Soap-Bubble Glass, Connected by Steel and Epoxy Glue (Basso) 2015 vetro, acciaio, pietra, colla epossidica, Venice - Objects, Work and Tourism, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2015
  • Jimmie Durham, Carnivalesque Shark in Venice 2015 vetro, pelle, denti di piranha, carta pesta, pittura acrilica, Venice - Objects, Work and Tourism, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2015
  • Jimmie Durham, These Twelve Bricks Were Used to Represent the Dawn Sky in Venice 2015 cotto, intonaco, colore, inchiostro, Venice - Objects, Work and Tourism, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2015
  • Jimmie Durham, Venice - Objects, Work and Tourism
  • Jimmie Durham, Venice - Objects, Work and Tourism
  • Jimmie Durham, Venice - Objects, Work and Tourism, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2015
  • Jimmie Durham, Venice - Objects, Work and Tourism, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2015
  • Jimmie Durham, Pink Palm-Tree-Like Glass Construction With Various Decorative Elements 2015 vetro, acciaio, legno, alluminio, plastica, Venice - Objects, Work and Tourism, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2015
  • Jimmie Durham, Hand-Blown Glass Reminding One of Birds 2015 vetro, legno, plastica, Venice - Objects, Work and Tourism, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2015
  • Jimmie Durham, Lapis Lazuli with Venetian Red Glass, a Valve, Et Cetera 2015 pietra, vetro, acciaio, ottone - Venice - Objects, Work and Tourism, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2015

English text below

Semplicemente, per capire le cose, bisogna usarle o per lo meno, soppesarle. Per indagare gli effetti che hanno su di noi, sia emotivamente che intellettualmente, le “cose” vanno toccate, maneggiate, in altre parole vissute. Come capire Venezia? Come entrare in relazione con questa città fatta di bellezza, acqua, percorsi stabiliti, soste inevitabili, code, stanchezza.. per ritornare ancora alla sua bellezza, che ci rapisce tutte le volte e che non si esaurisce mai. A Venezia siamo sempre turisti, anche se è la centesima volta che arriviamo al capolinea di Santa Lucia, sempre. Da questo stato inevitabile e misterioso è partito Jimmie Durham per raccontare la sua Venezia. Nella bella mostra curata da Chiara Bertola ospitata fino al 20 settembre 2015 alla Fondazione Querini Stampalia, “Venice: Objects, Work and Turism”, l’artista americano è partito proprio dalla cultura materiale veneziana, sia quella secolare, frutto di tradizioni artigianali, sia quella quotidiana, assorbita dai lavoratori che, per alimentare il mercato turistico , si trovano a maneggiare e a rifare gesti antichi che si tramandano da generazioni. Spiega lo stesso artista. “Molti ammirano l’Italia perché la ritengono un posto dove il lavoro qualificato è ancora l’ossatura, la struttura portante, che va a sostenere e definire la cultura. Questo è più vero a Venezia che in qualunque altra parte del mondo, proprio per le miriadi di attività che si svolgono qui, come la soffiatura del vetro, la costruzione di barche, i merletti. Queste produzioni diventano di per sé una forma di resistenza a un futuro in cui le moltitudini saranno passive.” Il lavoro manuale, dunque, il tramandare del “saper fare” come forma di opposizione all’avanzare del nuovo, alle trasformazioni. La bellezza (e il potere) di Venezia, sembra ribadire l’artista, risiede nell’opporre resistenza, nel restare fedele a se stessa nel bene e nel male.

Oggetti, lavoro e turismo. Sfido chiunque a opinare che, sintetizzare Venezia in questi tre concetti sia riduttivo. Anche se un po’ lo è. Siamo soliti definirla con i simboli che più ci piacciono – “è tutto un ponte”, “labirintica”, “la zona Rialto è la più bella”, “non c’è volta che non attraverso San Marco”, “gondole e baccalà”… -, eppure, a ben guardare, la lungimiranza di Durham, l’ha sintetizzata alla perfezione: è una città piena di oggetti da comprare (il ricordino di scolastica memoria e di dubbio gusto) e da produrre, è un centro dove si lavora, dunque si riempie di giorno e si svuota verso sera (viaggiatori a parte).. e poi il turismo che, come una malattia virale, una volta che ti assale, non ti lascia mai più.

Racconta la curatrice nel testo in catalogo: “Jimmie mi aveva chiesto di vedere i cantieri, i magazzini, le officine, le discariche. Voleva conoscere gli artigiani, i lavoratori e le persone che in questa città lavorano ma che qui non possono più vivere perché la città è occupata dai turisti e troppo cara per un alloggio. (…) Mi conferma che vuole incontrare e intervistare i lavoratori, gli artigiani che ancora operano qui e conoscere chi sorregge le cose: come sempre, il livello basso della piramide è senz’altro quello più vero e solido per la vita che scorre e si rappresenta sopra. Vuole capire chi sta dietro la macchina del palcoscenico di Venezia. Coloro che ancora portano avanti quel lavorio incessante, per cui Venezia si rigenera, continuando a restare Venezia. Tutto questo sarà parte del progetto, anzi, lo nutrirà e l’opera verrà fuori da questo stare insieme e porre domande.”

Per oltrepassare il ‘ruolo’ di turista, Jimmie Durham decide di assorbire le esistenze che vivono o lavorano a Venezia, coloro che “stanno dietro alla macchina del palcoscenico”. E mentre incontra e conosce, approfondisce e scopre la città, tra isole e calli, recupera materiali di scarto, abbandonati e ritrovati, “detriti” accumulati intorno ai bordi delle isole, legni, alghe, pietre. Ma anche frammenti di lampadari, vasi, bicchieri, suppellettili, pezzi di sculture, manici, foglie, riccioli … pezzi che mantengono della “macchina scenografica” un ricordo, dei lievi segni, tracce a volte solo impercettibili. E con questi ritrovamenti, traccia un percorso alla Fondazione Querini Stampalia, nello Spazio Carlo Scarpa e nel Museo. Durham presenta sculture nuove, frutto di piccole scoperte, di incontri casuali, di quei ritrovamenti che raccontavo poco prima: “combinazioni inattese”, quasi surreali. Prima che forme riconoscibili – pesci, uccellini, oppure contenitori, mattoni, cornici – l’esito materiale delle “combinazioni inattese” è fatto di antinomie: la fragilità del vetro vicino all’acciaio, la friabilità di mattoni secolari accanto a pezzi di resistente metallo; pelle di pesce, cuoio, vetro, acciaio, conchiglia, colle, plastica, denti di piranha, stoffa, carta pesta, inchiostri, pittura acrilica, pittura camaleontica… Esili monumenti (da intendere questa parole per il suo senso etimologico – monumento da monere, ricordare, far sapere, tramandare) che testimoniano il continuo dialogo che Venezia intrattiene con il suo passato, ma anche con le tante storie che si intrecciano (o di fondono come la pasta vetrosa) tra le sue sponde tutti i giorni.

Segue un appunto dello stesso artista.

La storia della lavorazione del vetro è incredibile in ogni parte del mondo: la capacità di mescolare sabbia e aggiungere alghe trovate sulla spiaggia è uno di quegli sviluppi che certamente hanno placato l’ira di Dio nei confronti degli uomini. A Venezia in realtà è un caso pressoché straordinario perché ha dato lavoro a così tante persone da fare dell’isola di Murano un luogo internazionale. Le bellezze della città, la sua stessa costruzione, fanno di Venezia il centro della raffinatezza in Europa ma gli oggetti di vetro sono il simbolo viaggiante della città. Tutti i prodotti di lusso sono realizzati da… lavoratori comuni. Questi hanno raggiunto un tale livello professionale da illuminare il significato attribuibile all’espressione lavoro ‘ordinario’.

Nella mostra che comprende anche la stesura di questo libro, ho creato degli oggetti, per mostrare concettualmente la complessità dei manufatti, ovvero l’ingegnosità dell’esperienza che ne facciamo. L’attività mentale stimolata dagli oggetti non fa parte delle nostre pulsazioni e istinti architettonici, anche se amiamo abbinare queste due percezioni distinte.

Creare oggetti è come scrivere poesia, sono attività confessionali malgrado noi stessi. Il che è sempre e comunque evidente negli oggetti di vetro decorativi realizzati a Venezia. E le confessioni sono pubbliche, sociali ed educative. L’oggetto che acquisti a Murano e collochi in casa tua dice così tanto anche di te. La maggior parte delle opere che ho creato per questa mostra contiene vetro di Murano. Non intendo con questo trasmettere contenuti metafisici, è solo che il vetro rotto ai miei occhi significa molto di più dei pezzi ‘interi’, e vibra di talmente tanta energia. La principale ragione di questa mostra è il mio amore per i frammenti di vetro. (…)

Jimmie Durham, Carnivalesque Shark in Venice 2015 vetro, pelle, denti di piranha, carta pesta, pittura acrilica, Venice - Objects, Work and Tourism, Fondazione  Querini Stampalia, Venezia 2015

Jimmie Durham, Carnivalesque Shark in Venice 2015 vetro, pelle, denti di piranha, carta pesta, pittura acrilica, Venice – Objects, Work and Tourism, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2015

“Every city in the world seems to have a ‘Rialto’ theater and many also have nightclubs or cabarets called ‘Lido,’ as though Venice were the symbol of something important about the ‘good life.’ For the past three hundred years, this Italian port has been one of the undisputed highlights of the European tourist circuit, the real end-point of the so-called Grand Tour. Today this translates into thousands of people streaming in daily on the big cruise liners, and many more arriving in big planes too – tourists who may come for only half a day, a mere pit stop on their modern-day version of the ‘Grand Tour’.

Bigger and deeper canals are continually being built to accommodate bigger cruise ships. The same refrain has been repeated for 35 years: that Venice is being wrecked by the ever-increasing stream of tourists, and every year that goes by this complaint continues to ring true despite the tourists are also one of the main drivers for the city’s economy. The clichéd tourist experience remains an easy target for mockery. Tourists are regarded as a strange phenomenon; they are constantly discredited and laughed at in a way that fails to recognize the object of their desire: an intrinsic part of cultural knowledge and experience. Meanwhile, the European cultural and intellectual world is also constantly converging in troubled Venice. According to Jimmie Durham, “curators, architects, filmmakers and artists also make their pilgrimage to attend the Biennales, which means that European intellectual thought is inseparable from both European tourism and from the man-made object.” Moreover, he says, “the romantic vision of Venice held by tourists and European intellectuals alike excludes the vital reality of Venice’s working class. These people are constantly remaking the city; keeping it from falling into ruins, recreating it in front of everyone’s eyes.”

Four years ago Jimmie Durham was invited by the Fondazione Querini Stampalia and began talking to people in and around Venice who work as boat builders, glass blowers, goldbeaters, woodcarvers, as well as people who work in restaurants and various administrative positions. He talked to all different kinds of workers and gathered their stories. He found that many came from countries such as Senegal, Tunisia and Bangladesh, and that they prefer to remain an invisible element of the local economy.

In May of 2015, during the 56th Venice Biennale, Durham will present Venice: Objects, Work and Tourism. The installation at the Spazio Carlo Scarpa will feature new objects formed from unexpected combinations: broken glass collected over the years alongside brightly colored paint, three-hundred year old venetian bricks posed against elements from the tourist industry and everyday commerce of Venice. This work is not intended as a monument, but rather as a vehicle for dialogue that addresses the complex melding of these ideas: tourism, the social imaginary of Venice, labor, and the man-made object.

The exhibition will be accompanied by an artist book conceived as integral part of a single project. In this book, Durham has compiled writings and images – of objects he has assembled, as well as images of people and scenes of Venice – as well his analysis of the underlying connections between the tourism industries, the stories of local workers and Venice’s history. For Durham, “Venice is the embodiment of this confluence: a place where object becomes most evident as the cornerstone of cultural and intellectual life, and a place where this seemingly static symbol of culture and intellectuality is constantly being modeled and refined through handling and everyday labor.”

Venice: Objects, Work and Tourism is a project curated by Chiara Bertola born from the collaboration between Fondazione Querini Stampalia
and kurimanzutto, Mexico City with the support of FURLA Foundation, Bologna; Dena Foundation, Paris; ZERYNTHIA Associazione per l’Arte Contemporanea, Rome.

The project will be introduced on the occasion of the 56th International Art Exhibition of Venice Biennale

Jimmie Durham, Vaguely Descriptive Smokey Glass with Steel Antlers vetro, acciaio, Venice - Objects, Work and Tourism, Fondazione Querini Stampalia,  Venezia 2015

Jimmie Durham, Vaguely Descriptive Smokey Glass with Steel Antlers vetro, acciaio, Venice – Objects, Work and Tourism, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2015

Jimmie Durham, Venice - Objects, Work and Tourism, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2015

Jimmie Durham, Venice – Objects, Work and Tourism, Fondazione Querini Stampalia, Venezia 2015

 

Jimmie Durham, Tarpon Springs, Florida legno, cuoio, pelle di pesce, vetro, acciaio, pittura acrilica,  Venice - Objects, Work and Tourism

Jimmie Durham, Tarpon Springs, Florida legno, cuoio, pelle di pesce, vetro, acciaio, pittura acrilica, Venice – Objects, Work and Tourism