• Jessica Warboys, Hoop Eye Painting, 2016 wood, plastic pipe, acrylic; 98x98x8 cm courtesy the artist and Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno
  • Jessica Warboys, Pageant Roll Allotrope, 2016 wood, canvas, acrylic; 90x105x3 cm courtesy the artist and Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno
  • Jessica Warboys, Sea Painting, Dunwich 2015 pigment, canvas installation view, Superior Props, 1857, NO (2015) courtesy the artist and 1857, NO
  • Jessica Warboys, Stone Throat 2011 16 mm transfer to HD, color, sound courtesy the artist and Gaudel de Stampa, Paris.
  • Jessica Warboys Pageant Roll Allotrope, 2016 wood, canvas, acrylic; 90x105x3 cm courtesy the artist and Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno

English text below

Memorie collettive e ricordi personali, ma anche mitologia, storie immaginarie e luoghi significativi. La ricerca contenutistica di Jessica Warboys spazia in molteplici direzioni e trova vie espressive eterogenee. Un saggio della sua recente produzione e nuove opere sono esposte a Casa Masaccio (San Giovanni Valdarno), nella mostra Allotropes a cura di Sara Matson e Laura Smith con Rita Selvaggio. La mostra è visibile fino al 24 luglio 2016. 

Per questa occasione abbiamo posto alcune domande all’artista.

ATP: Partiamo dal titolo della tua mostra ospitata a Casa Masaccio, Allotropes. E’ una parola utilizzata sia nel mondo della chimica che della linguistica. Perché hai scelto questa parola e che significato gli hai dato?

Jessica Warboys: Mi sono imbattuta nella parola “allotropo” riguardo ai diamanti. Nella mostra è presente un trittico di dipinti, che ho immaginato essere come un’astrazione cristallina dei tre film con cui sono mostrati in parallelo. Questi dipinti hanno la forma del diamante, quindi, nell’immagine di un allotropo di carbonio che viene lavorato con il taglio a diamante, il senso è molto letterale in relazione alla chimica. Riflettendo sugli allotropi ho cominciato a pensare a come ognuno dei film fosse anche un allotropo della sua specifica localizzazione e geografia, del suo luogo di creazione. Gli allotropi sono le differenti forme che un elemento può prendere quando i legami tra gli atomi sono riorganizzati. Il film Pageant Roll, che è stato girato in Cornovaglia, e il dipinto Pageant Roll Allotrope potrebbero essere considerati come “allotropi” della Cornovaglia. Mi piacciono anche i suoni delle parole, e che la parola “tropo” sia parte di essa, che l’idea di un motivo ricorrente sia presente.

ATP: Mi racconti su che basi hai sviluppato l’ultimo video prodotto, Hill of Dreams?

JW: L’idea di girare il film Hill of Dreams (2016) mi è venuta dopo aver visitato un anfiteatro romano a Caerleon, nel Sud del Galles. Ho lavorato con attori nel paesaggio per un po’ di tempo, e usato locations che si prestavano a diventare palcoscenici, come le Arènes de Lutèce a Parigi. Quindi l’idea è nata con la location e la storia romana a essa connessa. Poco prima di visitare Caerleon avevo letto del mito di Boudica, regina degli Iceni, una tribù celtica che sfidò i Romani e lottò contro di loro nel I secolo AC. Andare a Caerleon è stata una progressione naturale, seguendo un filo che portava a Ovest. Il titolo viene da un libro omonimo dell’autore e mistico Arthur Machen.

ATP: Come hai scoperto lo scrittore Arthur Machen? Cosa ti ha colpito della sua storia? 

JW: Ho scoperto Machen durante una gita a Caerleon, in prima battuta leggendo il suo racconto Great God Pan, e poi nella casualità di passare accanto alla targa blu sulla sua casa, che spiegava chi fosse. Mi ha incuriosito e ho cominciato a fare ricerca su di lui, è stato così che ho letto il suo romanzo semi-autobiografico Hill of Dreams (1907). Non credo ci sia un particolare momento della sua storia che mi ha colpito, perché ci sono moltissime cose affascinanti che lo riguardano. Penso che la vera attrazione sia stata rispetto al fatto che la sua storia si sovrapponesse alla mia, che si sia intrecciata con la vita dell’attore che lo impersonava, il modo in cui siamo stati capaci di seguire le parole di Machen e le sue orme, e l’andare fuori strada per poi tornare sulla giusta rotta. Hill of Dreams parla del viaggio in un’altra realtà, un mondo pagano. Machen è stato come una sorta di guida per me e il mio piccolo staff nel vasto paesaggio gallese.

ATP: In mostra anche il video Pageant Roll, ambientato nell’antico paesaggio pagano della brughiera della Cornovaglia. Questo video ha un particolare soundtrack. Mi racconti la relazione tra le immagini video e il suono?

JW: In tutti i film di questa trilogia, Pageant Roll (2012), Boudica (2014) e Hill of Dreams (2016), l’artista e compositore Morten Norbye Halvorsen ha realizzato delle registrazioni dei suoni in situ come parte del nostro processo di lavoro. Nel caso di Pageant Roll questi suoni erano la registrazione di una relazione tra tempo e paesaggio. Abbiamo registrato il “tempo”, cioè una registrazione base sul campo, in parallelo con la ripresa delle immagini. Poi abbiamo montato suono e immagini sfasati, rendendoli più alieni o fantastici. Abbiamo lavorato sulla colonna sonora come se soltanto alcune connessioni tra i movimenti di camera, scene e paesaggio potessero generare il suono. Per esempio, durante una ripresa, Morten ha utilizzato diversi livelli di sintetizzazione e modificato ogni tono manualmente, creando dei toni ascendenti che sembravano salire come in una spirale, lievemente, creando suspense durante una rotazione circolare intorno a un cerchio di pietre. Utilizzando i suoni e la musica in modo preciso, e in combinazione con i movimenti visivi, gli elementi uditivi diventano quasi come oggetti, scenografie o personaggi, capaci di discreti momenti comici.

ATP: Un altro tema da cui trai spesso ispirazione è il ‘paesaggio’. C’è un luogo in Italia che hai trovato particolarmente consono alla tua ricerca? Mi viene in mentre Stromboli…

JW: Passare un po’ di tempo a Stromboli durante Volcano Extravaganza nel 2011 è stata un’esperienza magnifica. La sabbia è nera, e il vulcano erutta costantemente, ricordando sempre come intenso e vivo sia questo luogo. Durante la permanenza ho creato un gruppo di Sea Paintings (2009-corrente). Questi Sea Paintings sono stati realizzati sotto il pelo dell’acqua, sulla battigia. (Dopo aver immerso delle grandi tele tra le onde queste erano estratte dall’acqua e stese sulla spiaggia. Ho poi sparso pigmenti minerali direttamente sulla tela battuta dalle onde, così che le loro pieghe e grinze catturassero i colori. Ogni tela era poi rimessa nel mare e stesa sulla spiaggia ad asciugare. Il luogo e la data erano racchiusi nel titolo, enfatizzando il fatto che i dipinti rispecchiassero il luogo e il tempo della loro creazione.)

Pensando al paesaggio come una location, l’isola è incredibilmente cinematografica, e anche senza tempo in un senso, infatti si può tranquillamente fuggire da qualsiasi riferimento alla modernità, anche grazie al fatto che la notte non c’è luce, o quasi, soltanto la luna e il vulcano. Con questo in mente, sono tornato quell’autunno per girare il corto Stone Throat (2011). Il titolo Stone Throath si riferisce alla leggenda di Strombolicchio, una formazione di basalto che si trova nel mare proprio di fronte a Stromboli, che si racconta sia la gola di Stromboli, lanciata nel mare durante una violenta eruzione. Ho iniziato immaginando alcuni eventi che avessero luogo a Stromboli, visti dalla prospettiva di Strombolicchio.

ATP: In occasione di questa mostra hai realizzato tre nuovi dipinti appositamente per lo spazio, che corrispondono a ogni film della trilogia – Hill of Dreams (2016), Pageant Roll (2012) e Boudica (2014). I video corrispondono a loro volta a tre luoghi: la Cornovaglia, il Norfolk e il Galles. Mi racconti le analogie tra dipinti, video e luoghi?

JW: I dipinti allotropi si definiscono come analogie dei film in modo molto diretto ma non è sempre questo il caso, è più facile che siano i luoghi a generare i film e che a un certo punto i dipinti comincino a rispecchiare o “fare l’eco” ai film (e in qualche modo ai luoghi) o anche popolare i film come scenografie. C’è un movimento tra gli stati cangianti della pittura, la loro creazione e la creazione dei film, credo che questo possa essere visto come un’analogia della natura del film stesso – in movimento. Oltre ai lavori in questa mostra, immagino che la serie Sea Paintings che ho descritto prima possa instaurare una relazione tra pittura, film e luogo… Nel passato ho immaginato che le lunghezze della tela dipinta potessero essere interpretate come pellicole cinematografiche e l’immagine pigmentata potesse essere vista in relazione al gesto come la grana del film si relaziona con la luce e il tempo. Detto questo, c’è un limite al numero di modi in cui il mio lavoro può essere interpretato su più livelli di analogia, ma, essenzialmente, spero in altre letture, più strane e più curiose.

(Traduzione dall’inglese di Martina Odorici)

Jessica Warboys Pageant Roll, 2012 16 mm transfer to HD,sound, 9:10 courtesy the artist and Gaudel de Stampa, Paris

Jessica Warboys Pageant Roll, 2012 16 mm transfer to HD,sound, 9:10 courtesy the artist and Gaudel de Stampa, Paris

Interview with Jessica Warboys

From 28 May – 24 July 2016 Casa Masaccio hosts Allotropes, a new exhibition by Jessica Warboys. At Casa Masaccio, the exhibition features three new paintings that correspond to each of the films in the trilogy as allotropes of a shared subject or place: Cornwall, Norfolk and Wales; Boudica and Machen. Allotropes, curated by Laura Smith and Sara Matson together with Rita Selvaggio, is a collaboration of Casa Masaccio with Tate St Ives.

Elena Bordignon in conversation with Jessica Warboys. 

ATP: Let’s start from the title of your exhibition at Casa Masaccio, Allotropes. It is a word used both in the field of chemistry and linguistics. Why did you choose this word and which sense did you give to it?

JW: I came across the word «allotrope» in relation to diamonds. In the show there is a triptych of paintings, which I was thinking of as crystalline abstractions of the three films they are shown in parallel with. These paintings are diamond shaped, so the image of an allotrope of carbon for example being diamond worked, the sense was very literally in relation to chemistry. Thinking about allotropes, I began to see how each of the films was also a kind of allotrope of its particular location/geography, its place of making. Allotropes are the different forms an element can take when the bonds between their atoms are rearranged. The film Pageant Roll, which was shot in Cornwall, and the painting Pageant Roll Allotrope could be considered as «allotropes» of Cornwall. I also like the sound of the word, and that the word ‘trope’ is part of it, that the idea of a reoccurring motif is also present.

ATP: Would you like to tell me from which idea did you started developing your last video, Hill of Dreams?

JW: Making the film Hill of Dreams (2016) came after visiting a Roman amphitheater in Caerleon, South Wales. I had been working with figures in landscapes for a while, and using locations which lend themselves to becoming stages, such as the Arènes de Lutèce in Paris. So the idea began with the location and then the Roman history connected to it. Just before I visited Caerleon I had been looking at the myth of Boudica, Queen of the Iceni, a Celtic tribe who challenged and fought the Romans in the first century AD. Going to Caerleon felt like a natural progression, following a thread west. The title comes from a book of the same name by the Welsh author and mystic Arthur Machen.

ATP: How did you discover the writer Arthur Machen? What was it that struck you about his story?

JW: I discovered Machen during the trip to Caerleon, at first by coming across his novella The Great God Pan, and then by happening to pass by the blue plaque on his former home. I became curious and started to research him, it was then I read his semi-autobiographical novel Hill of Dreams (1907). I don’t think there is a particular moment in his story which struck me in isolation as there are so many fascinating things about him. I think the real attraction was how he overlapped with my story, and became intertwined with the life of the actor that played him, the way in which we were able to follow Machen’s words and footsteps, go off track and then come back again. Hill of Dreams is about journeying into another realm, a pagan world. Machen acted as a kind of guide for me and my small crew in the vast Welsh landscape.

ATP: On exhibit we can find the film Pageant Roll (2012), set in the ancient heathen landscape of Cornwall. This video has a particular soundtrack. Could you tell me something about the relationship between your images and sound?

JW: In all the films in this trilogy, Pageant Roll (2012), Boudica (2014) and Hill of Dreams (2016), artist and composer Morten Norbye Halvorsen made sound recordings on location as part of our working process. In the case of Pageant Roll these sounds were a record of the relationship between time and the landscape. We recorded ‘time’, a basic field recording, in parallel to the image being filmed. We then dislocated the sound and image, making it more alien or more fantastic. We worked on the soundtrack as if only certain connections between camera movements, props and the landscape could generate sound. For example, during one take Morten used layers of synths and changed each of the pitches manually using the pitch wheel, creating very gradual rising tones, that seemed to be spiraling upwards, building suspense during a circular pan around a stone circle. By using sound and music precisely, and in combination with visual movement, the audible elements became almost like objects, props or characters, capable of discreet moments of slapstick.

ATP: Another topic from which you frequently draw inspiration from, is landscape. Is there a place in Italy that you found especially fitting for your research? I’m thinking about Stromboli…

JW: Spending time on Stromboli during the Volcano Extravaganza in 2011 was an amazing experience. The sand is black, and the volcano’s constant erupting is an ever-present reminder of how intense and alive the place is. During the stay I made a group of Sea Paintings (2009-ongoing). These Sea Paintings were made below the high water line at the sea’s edge. (After immersing large canvases in the waves they were pulled from the sea and stretched out on the beach. I scattered mineral pigments directly onto the sea-beaten canvases; so that their folds and creases caught the colours. Each canvas was returned to the sea, and then left to dry on the beach. The place and date of making was given in the title, emphasizing the painting’s mirroring of location and time).

Thinking about landscape as location, the island is incredibly cinematic, and also timeless in a sense, you can easily escape any reference to modernity, with there being little or no light at night, just the moon and the volcano. With this in mind, I went back that autumn to make the short film Stone Throat (2011). The title Stone Throat refers to the legend that Strombolicchio, a basalt sea stack stood directly opposite, is the throat of Stromboli, thrown into the sea during a violent eruption. I began by imagining events unfolding on Stromboli, from the perspective of Strombolicchio.

ATP: On the occasion of this exhibition you realized three new paintings corresponding to each film of the trilogy, Pageant Roll (2012), Boudica (2014) and Hill of Dreams (2016), as well as the diptych Hoop Eye Paintings (2016). The videos correspond in turn to three places: Cornwall, Norfolk and Wales. Would you like to tell me something about analogies between paintings, films and places in your work?

JW: The allotrope paintings define themselves as analogous to the films in a very direct way, but, this isn’t usually the case, it’s more that places generate films and at some point the paintings begin to mirror or echo the films (so in a sense the places) or even populate the films as props. There is a movement between the shifting status of the paintings, their making and the making of the films; I guess this could be seen as an analogy to the nature of film itself – in motion. Outside of the works in this exhibition, I imagine the series of Sea Paintings I described earlier setting up a relation between painting, film and place. In the past I have suggested that the lengths of painted canvas could be interpreted as strips of film and the pigment image could be seen to relate to gesture as the grain of film relates to light and time. Having said this, there is a limit to the number of ways in which my work can be interpreted on the level of analogy, ultimately, I’m hoping for other readings, weirder and more curious.

Jessica Warboys Hill of Dreams Allotrope, 2016 wood, canvas, acrylic; 90x105x3 cm  courtesy the artist and Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno

Jessica Warboys Hill of Dreams Allotrope, 2016 wood, canvas, acrylic; 90x105x3 cm courtesy the artist and Casa Masaccio, San Giovanni Valdarno

Jessica Warboys, Boudica 2014 35mm transfer to HD, sound installation view: Outpost, UK (2014)  courtesy the artist and Outpost, UK

Jessica Warboys, Boudica 2014 35mm transfer to HD, sound installation view: Outpost, UK (2014) courtesy the artist and Outpost, UK