Courtesy bdv (bureau des vidéos), Paris and Argos – Centre for Art and Media, Brussels

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Testo di Giulia Morucchio

Dall’8 al 10 febbraio il Teatrino di Palazzo Grassi ha ospitato Archives, una selezione di documentari del regista Jef Cornelis (Anversa °1941), dedicati ad alcune delle esperienze espositive europee più significative della seconda metà del Novecento.
La particolarità di questi lavori è che sono prodotti televisivi, nati per rappresentare e distribuire arte e cultura sul piccolo schermo. Dal 1963 al 1998 infatti, Cornelis ha lavorato per il dipartimento di Cultura ed Educazione della rete televisiva belga in lingua olandese BRT, realizzando in trentacinque anni circa 200 titoli relativi ad architettura, paesaggio, letteratura e arti visive.

Film rivoluzionari che, oltre a costituire sul piano storico una preziosa testimonianza audiovisiva di alcune tra le mostre seminali svoltesi in Europa dagli anni Sessanta a oggi, rappresentano una sintesi tra linguaggio cinematografico, televisivo e artistico.
Influenzato dallo stile e dalle teorie della Nouvelle Vague – in particolare dal cinema di Alexandre Astruc – Cornelis ha documentato numerosi progetti espositivi utilizzando modalità narrative analitiche e avvicinandosi alla forma del saggio visivo, con interviste ad artisti e curatori e con direzioni di camera che attraversavano ed esploravano l’oggetto dell’indagine.

Courtesy bdv (bureau des vidéos), Paris and Argos – Centre for Art and Media, Brussels

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A Venezia sono state proiettate alcune delle prime produzioni del regista. Tra queste, il lungometraggio Summer of 1966, che riunisce i filmati della 33° Biennale di Venezia e del Salon delle Galeries pilotes di Losanna (entrambi del 1966); Documenta 4 (1968) che riprende l’ultima edizione della manifestazione a essere stata diretta dal suo fondatore Arnold Bove; Documenta 5 curata da Harald Szeeman, e i film dedicati alle edizioni del 1971 e del 1986 di Sonsbeek, mostre open air di sculture monumentali tenutesi del parco della città di Arnheim, in Olanda.

Dopo un periodo di allontanamento dalla produzione di film d’arte per la televisione, che coincise però con la realizzazione di trasmissioni tematiche sempre di natura culturale, come Kunst als kritiek (Arte come critica) e IJsbreker, all’inizio degli anni ’80 Cornelis tornò a raccontare l’arte e le manifestazioni culturali di quella decade. Tra i filmati di questo periodo presentati al Teatrino di Palazzo Grassi, Ouverture Rivoli (1985), in cui il direttore e curatore del Castello Rudi Fuchs dialoga col gallerista Joost Declercq sulla mostra in corso e sulle sorti dell’edificio, a un anno dalla sua conversione a sede museale; il racconto delle fasi di allestimento e inaugurazione della Biennale di Parigi del 1985 e le riprese della seconda edizione di Skulptur Projekte a Munster.
Di quegli anni, anche se non inserito in programma nelle giornate veneziane dedicate al contributo di Cornelis al racconto cinematografico dell’arte del secolo scorso, la sua firma della diretta dell’inaugurazione della mostra Chambre d’amis, curata da Jan Hoet a Ghent (1986). Per De langste dag (Il giorno più lungo) Cornelis aveva potuto beneficiare, caso del tutto eccezionale per una trasmissione culturale, di una logistica che la tv pubblica solitamente riservava soltanto agli eventi sportivi: elicotteri per riprese aeree e giornalisti sul posto.

Courtesy bdv (bureau des vidéos), Paris and Argos – Centre for Art and Media, Brussels

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