• Jean-Baptiste Maitre, Fluid Carrying the Hopes of Ships in Distress - Details - Artopia RitaUrso, Milano 2016
  • Jean-Baptiste Maitre, Fluid Carrying the Hopes of Ships in Distress - Installation view Artopia RitaUrso, Milano 2016
  • Jean-Baptiste Maitre, Rope on Three Axes, 2016 - Fluid Carrying the Hopes of Ships in Distress - Installation view Artopia RitaUrso, Milano 2016
  • Jean-Baptiste Maitre, Fluid Carrying the Hopes of Ships in Distress - Installation view Artopia RitaUrso, Milano 2016
  • Jean-Baptiste Maitre, Fluid Carrying the Hopes of Ships in Distress - Details - Artopia RitaUrso, Milano 2016
  • Jean-Baptiste Maitre, Fluid Carrying the Hopes of Ships in Distress - Details - Artopia RitaUrso, Milano 2016
  • Jean-Baptiste Maitre, Fluid Carrying the Hopes of Ships in Distress - Artopia RitaUrso, Milano 2016

Spazio / Tempo è un connubio che da sempre affascina artisti, letterati, filosofi. Tantissimi talenti hanno dedicato alla relazione di queste due entità opere d’arte, libri, opere cinematografiche, poesie. La sfida, anche oggi, è quella di trovare una soluzione formale e contenutistica che aggiunga o suggerisca una poetica tensione, uno scarto significativo. Si confronta con la nozione di tempo filmico e la misurazione dello spazio Jean-Baptiste Maitre, artista francese del 1978, in mostra fino al 15 luglio alla galleria RitaUrso Artopia.

Sin dal titolo – ‘Fluid Carrying the Hope of Ships in Distress’ -, la mostra svela il tenore fortemente poetico e suggestivo delle opere dell’artista. Maitre sceglie di trarre il titolo da una poesia di Henry-Martin Barzun scritta nel 1913: “Fluido che diffonde la speranza di navi in difficoltà”.

Riportandoci indietro nel tempo, Maitre traccia un percorso lungo i primi anni del ‘900, quando il senso della parola ‘progresso’ nascondeva e prometteva inimmaginabili speranze. L’artista traccia un nesso tra la scoperta delle onde radio che, per la prima volta, rendono il mondo un po’ più piccolo perché facilmente raggiungibile dalle comunicazioni, e lo sviluppo delle tecniche di montaggio cinematografiche che, piano piano, rendevano più fluide le immagini in movimento.

Prendendo ispirazione dai concetti di George Didi-Huberman, soprattutto in merito al concetto e all’importanza del montaggio, Maitre concepisce una grande parete formata da tanti e variegati pannelli. Da una certa distanza, la varie carte colorate e stampate montate su tavole di legno compongono una sorta di patchwork dove sono ben distinguibile elementi come corde e tappeti. Ad una distanza ravvicinata, invece, i macro elementi si perdono in centinaia di piccoli frames: l’artista infatti, sceglie sequenze di scatti notturni ripresi da un elicottero della polizia, ma anche parti di testo, grafismi vari e spesso poco distinguibili. Nello spazio, a pavimento, ma anche installate a parete delle corde colorate a intervalli regolari. Scopro che sono le corde utilizzate in archeologia per misurare le proporzioni delle varie scoperte in relazione al contesto. Creando, dunque, un percorso parallelo tra la sequenzialità dei frames da video e la regolarità di uno spazio ‘ideale’ (tutte le unità di misura sono dei costrutti atti a disciplinare le cose umane) l’artista cerca di fare breccia sul caos contemporaneo, da un punto di vista decisamente anacronistico.

E qui, per addentrarci ulteriormente nel lavoro dell’artista, ci può aiutare un concetto caro proprio allo studioso citato dall’artista. In “Storia dell’arte e anacronismo delle immagini”, George Didi-Huberman rifiuta la storia come un semplice processo continuo e omogeneo e “si schiera dalla parte dei pensieri critici e teorici che hanno affermato la necessità dell’anacronismo come modello temporale interpretativo della storia, intesa come dinamica e variegata combinazione di differenti temporalità, e hanno riconosciuto la sua importanza per l’analisi delle immagini e la corretta comprensione della loro eterogeneità e complessità.”

Eterogeneità e complessità: sembrano ben descrivere anche il complesso meccanismo che Jean-Batiste Maitre ha messo in atto – o in moto – in questa mostra, dove, la consonanza tra spazio e tempo diventano, grazie alle sue opere, due elementi intercambiabili, in quanto “materiali” con cui comporre, scomporre, relazionare e intercambiare proprio come fossero dei frames video o sequenze di un film.

“Per caso ho notato che il toise – uno strumento fatto per misurare un oggetto in relazione al suo contesto – ha una struttura visiva simile ad alcuni sistemi di film editing, originariamente sviluppati per ingannare il nostro comune senso di misurazione. Questo pensiero ha prodotto una vertigine e stimolato la mia immaginazione”. Spiega (e svela) l’artista l’affascinante analogia.

Jean-Baptiste Maitre, Fluid Carrying the Hopes of Ships in Distress - Installation view Artopia RitaUrso, Milano 2016

Jean-Baptiste Maitre, Fluid Carrying the Hopes of Ships in Distress – Installation view Artopia RitaUrso, Milano 2016

Jean-Baptiste Maitre, Loose Mandala on the Floor, 2013-2016 - Fluid Carrying the Hopes of Ships in Distress - Installation view Artopia RitaUrso, Milano 2016

Jean-Baptiste Maitre, Loose Mandala on the Floor, 2013-2016 – Fluid Carrying the Hopes of Ships in Distress – Installation view Artopia RitaUrso, Milano 2016

Jean-Baptiste Maitre, Fluid Carrying the Hopes of Ships in Distress - Installation view Artopia RitaUrso, Milano 2016

Jean-Baptiste Maitre, Fluid Carrying the Hopes of Ships in Distress – Installation view Artopia RitaUrso, Milano 2016