White light Red light, 2012
 The disappearers, 2012
 Anyone, 2011
 The ornithologists are sleeping, 2012
The crippled are sleeping, 2012 – Weight, 2012
 North, 2011 – White light Red light, 2012
All the images: Courtesy the artist and Galleria Franco Noero, Torino 
Photo Sebastiano Pellion di Persano
***
Entrare nella Casa Scaccabarozzi fa sempre un certo effetto. 
Se poi mi accoglie un cumulo di prodotti per fare le pulizie e due lampadine speculari (di cui una accesa e l’altra no), l’effetto è ancora più conturbante. Detergenti, spugne e disinfettanti solo la prima installazione, The Disappearers, in cui ci si imbatte nella personale di Jason Dodge ospitata alla galleria Franco Noero. Tutti gli oggetti per le pulizie sono stati utilizzati per rimuovere la presenza di qualcuno dal luogo in cui ha abitato. 
Questa prima opera, per molti versi, è la strofa iniziale di un ritornello che si ripete in tutti i piani della galleria. Lavorando sui concetti di traccia, sparizioni, suggerimenti, mancanze, indizi, l’artista americano racconta delle brevi narrazioni perdute. 
Nell’opera Anyone – una pila di lenzuola provenienti da un hotel, ritirate ogni settimana dalla galleria per essere lavate e riconsegnate pulite – racconta di potenziali avventori, commessi viaggiatori, famigliole in gita, amanti a ore ecc. che potrebbero aver dormito in un ipotetico albergo. Anche qui le immaginabili vicende da raccontare potrebbe essere molte. L’artista si ripete ricercando qualcosa di bizzarro. Nella serie di cuscini che si trovano al terzo o quarto piano (se non erro, ma potrebbe essere anche al sesto, settimo, ottavo… la ripetizione alienante dell’esposione, le scale sempre più piccole, il senso di claustrofobia confonde…), Dodge racconta dei reali sonni – ma ipotetici  sogni – di una serie di ornitologi e di alcune persone prive di arti. Ogni cuscino azzurro ‘ The ornithologists are sleeping’, ha ospitato una sola persona per un periodo di tempo, facendosi testimone di una sconosciuta attività onirica. Anche la serie di cuscini grigi, ‘ The crippled are sleeping’, sono stati utilizzati da persone a cui mancava un braccio, un piedi, una gamba…
Le narrazione perdute, le tracce lavate, le esperienza sconosciute ma suggerite diventano, a forza di ripetizione, degli ossessivi ritornelli poetici irritanti. “La Casa Scaccabarozzi e? vista in questo caso dall’artista come una successione verticale di spazi con caratteristiche simili a sezioni, ritornelli e strofe di un componimento poetico o musicale.” (da CS) Il problema qual’è? Che a forza di ripetere lo stesso meccanismo, l’orecchiabilità del motivo diventa un pò noiosa. Anzichè lavorare su un crescendo di suspense, l’artista ha preferito ripetersi piano su piano senza assecondare la mia voglia di atmosfere alla Overlook Hotel… 
Vedo solo in fotografia l’opera installata nel ProjectSpace di Piazza Santa Giulia 0/F, ‘North:’ “una canna fumaria in rame presentata sul pavimento dello spazio, la cui estremita? e? rivolta verso il punto cardinale a cui il titolo fa riferimento. Cio? che prima si rivolgeva al cielo ora indica una direzione precisa: un suggerimento ad un suo ideale nuovo uso e alla possibilita? che nuove storie entrino in contatto con esso.”