Testo di Paola Tognon

C’è tempo sino al 1° novembre per vedere con occhi diversi l’antica Costantinopoli, poi Bisanzio, oggi Istanbul. E’ il tempo della 14° Biennale, curata da Carolyn Christov-Bakargiev e inaugurata il 5 di settembre. Non si tratta di una semplice opportunità, ma piuttosto di un’occasione unica e speciale che si apre al pubblico dell’arte ma anche a quello più ampio dei globetrotter curiosi.

Per i globetrotter, se si transige dalla molestia della mandria guidata da ombrellino che assedia in estate e inverno il quartiere delle moschee, la grande Istanbul, fatta da 13 milioni di abitanti ufficiali e oltre 20 milioni reali, può essere avvicinata seguendo i percorsi – faticosi ma imperdibili – di questa 14° Biennale. Sono oltre 35 le sedi espositive tra quartieri, case, scuole, hammam, musei, rovine, giardini, garage e botteghe ma anche isole e fondali marini. Sono 35 le storie raccontate tra geografie, architetture, religioni e popolazioni e 35 le testimonianze di una stratificazione urbana millenaria con una grande percentuale di spazi dismessi carichi di glorie fatiscenti o di memorie dimenticate.

In parallelo, per il pubblico dell’arte, se si transige dalle aspettative del viandante aggiornato che deve intercettare le nuove tendenze e le glorie santificate dall’art sistem, questa Biennale immerge in un’apparente confusione proiettata su tutte le sedi e dentro un gruppo di artisti mescolati per generazione, poetica, pratica e geografia. Ciò che ne emerge, a fine esperienza, è la netta trasformazione della traccia curatoriale in un percorso autoriale di cui si coglie l’antitesi prima che la tesi, la tensione prima che l’attualità, l’intreccio prima che la linearità. Il titolo stesso, scelto da Carolyn Christov-Bakargiev per tutta la manifestazione, ne è evidenza: Saltwater, A Theory of Thought Forms, che risulta infatti sintesi di un pensiero complesso e autoriale che indaga le relazioni tra le diverse discipline per sfuggire alla mutevolezza cangiante del pensiero di superficie. In questa Biennale è la metafora del sale, simbolo di vita ma anche di perenne aridità, di benessere ma anche di sete inguaribile, che guida l’esperienza dell’intero progetto. Ne consegue, rischi e pericoli compresi, che la lunga lista degli artisti che vi partecipano, (noti, notissimi ma a volte anche sconosciuti) non è poi così importante: le opere, molte delle quali sono site specific, chiedono infatti di essere raggiunte e guardate, prima che riconosciute. O meglio: osservate e lette prima che valutate. Da ciò, forse, l’inaspettata bagarre d’inaugurazione che ha visto corsi e ricorsi critici fatti di contrapposizioni, stupori e incertezze.

In sintesi questa 14° Biennale di Istanbul è un’ottima opportunità per osservare da vicino un cambiamento importante, oltre che sintomatico, nella pratica curatoriale. La prevalenza autoriale ed esperienziale – sommata a quella ideativa e organizzativa – che caratterizza l’operato di Carolyn Christov-Bakargiev per questa Biennale, nel riposizionare al centro il lavoro degli artisti e loro capacità di farsi scopritori o interpreti di nuove ricerche di senso, chiede ai visitatori un coinvolgimento di scoperta e di analisi che anticipa ogni appartenenza o complicità. Su questi presupposti Istanbul non è semplicemente una cornice esotica che ospita e racchiude il progetto: come per le opere e per i visitatori la città accoglie e disegna parte del progetto.

Un ottimo presupposto, accanto ai precedenti e numerosi incarichi internazionali, per il lavoro che Carolyn Christov-Bakargiev svolgerà a Torino, dal gennaio 2016, come nuova direttrice della GAM e del Castello di Rivoli.

Pinar Yoldas,   Saltwater Heart,   2015 - Istanbul Biennial

Pinar Yoldas, Saltwater Heart, 2015 – Istanbul Biennial

Francis Alys,   The  Silence of Ani,   2015 Video - 14 Istanbul Biennial

Francis Alys, The Silence of Ani, 2015 Video – 14 Istanbul Biennial

Pierre Huyghe,   Sivrida -14 Istanbul Biennial 2015

Pierre Huyghe, Sivrida -14 Istanbul Biennial 2015

Adrian Villar Rojas,   The Most Beautiful of all Mothers,   2015 -14 Istanbul Biennial - Photo Sahir Ugur Eren

Adrian Villar Rojas, The Most Beautiful of all Mothers, 2015 -14 Istanbul Biennial – Photo Sahir Ugur Eren