• isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio
  • isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio
  • isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio
  • isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio
  • isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio
  • isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio
  • isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio
  • isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio
  • isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio
  • isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio
  • isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio
  • isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio
  • isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio
isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio

isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio

Examination of the Origins è un progetto molto coerente e si sviluppa in una serie di elementi che uniti tra loro offrono un’interessante serie di spunti riflessivi sul rapporto tra architettura e vita.

Isa Melsheimer, durante una serie di visite a Torino, ha esaminato una serie di costruzioni e stili architettonici e li ha disposti al centro dello spazio espositivo su una mappa di stoffa, articolata in tre sezioni: una prima verticale e neutra, che contiene in ordine cronologico i nomi degli stili architettonici italiani dalla fine dell’800 alla prima metà del 900, una sezione mediana che contiene i riferimenti figurativi di alcuni degli edifici su cui l’artista si è concentrata, che sono il Palavela, la pianta della Torre Velasca, l’esperimento del quartiere INA della Falchera, la Capanna Mollino a Salice d’Ulzio e i caratteristici pilastri del Palazzo del Lavoro di Pier Luigi Nervi. La parte terminale della stoffa riprende invece la forma esagonale delle cementine, caratteristiche piastrelle ampiamente utilizzate in Italia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento e che ricoprono il pavimento di Quartz Studio.

La tenda, interamente ricamata a mano, è quindi una summa della riflessione dell’artista: l’analisi delle origini occupa la parte più alta, a cui segue la sua fascinazione per alcuni edifici degli anni ’50-’60, per poi terminare con una forte relazione con la natura dello spazio.

La forma esagonale torna in modo tridimensionale nelle sculture-contenitore in cemento, base di una serie di lavori in ceramica che riprendono i dettagli di alcuni edifici simbolo del periodo in esame, come la Bottega d’Erasmo di Gabetti e Isola, la Casa-Studio Mastrioanni e il Rettilario di Enzo Venturelli.

Fatto interessante, l’artista ha inteso questi ultimi lavori come portafiori o portavasi. Nella produzione di Melsheimer è sempre presente un dialogo tra le forze vive e flessibili della natura e quelle pesanti e rigide delle costruzioni in cemento, e in mostra questa caratteristica viene presentata in maniera sottile, se non proprio ironica, perlomeno allusiva: le forme degli edifici vengono rielaborate per ottenere sculture adatte a contenere la vita vegetale, proprio come la maggior parte di queste costruzioni oggi, che sono diventate dei ruderi su cui crescono liberamente varie forme di vegetazione spontanea.

A questa dicotomia se ne accompagnano altre, come quella tra la brutalità del cemento e l’eleganza e delicatezza della ceramica, accentuata dai colori tenui con cui le sculture sono state smaltate, o quella tra l’immaterialità della teoria impiegata per costruire edifici solidi e pesanti, ben risolta nella tenda ricamata di cui abbiamo parlato sopra, che percorsa con lo sguardo dal basso verso l’alto è come se sublimasse la concretezza degli edifici in un’astrazione di carattere concettuale.

La tensione che anima la mostra per certi versi è contenuta nella scelta di utilizzare il ricamo, un gesto semplice, all’apparenza delicato e leggero, ma nella pratica violento, che traumatizza la stoffa, ma anche nella scelta stessa dell’argomento trattato: la maggior parte delle architetture su cui si concentra l’artista sono inaccessibili – o meglio, non sono accessibili fisicamente, ma solo attraverso una documentazione. Da questo punto di vista, la tenda può anche essere letta al contrario, dal basso verso l’alto, partendo da una serie di documenti teorici che ci avvicinano ai disegni planimetrici e prospettici fino a condurci all’oggetto reale e concreto, perchè in fondo le architetture delle origini vivono oggi più come informazioni leggere che come strutture fisiche.

Testo di Matteo Mottin

isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio

isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio

isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio

isa melsheimer, examination of the origins, installation view, photo: Beppe Giardino, courtesy the artist and Quartz Studio