• Alessandro Pessoli, The Neighbors exhibition at MAN, Nuoro 2016 - Installation view
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Il titolo racconta un “gioco di immaginazione”, un possibile dialogo tra le opere, pensate come fossero persone che abitano nella stessa strada, si parlano nella stessa stanza, vivono fianco a fianco attorno a noi. Alessandro Pessoli sceglie The Neighbors per presentare una selezione di opere esposte, fino al 2 febbraio 2017, al MAN di Nuoro. La mostra, a cura di Nicola Ricciardi, nasce dallo studio dei due filmati in stop-motion realizzati dall’artista a quasi 15 anni di distanza: Caligola (1999-2002) e Autoritratto Petrolini (2014). Accanto, una serie di disegni tra le quali The Neighbors, appositamente creata per questa occasione. Realizzati in momenti distinti, gli inchiostri su carta e le serigrafie su tela condividono un’ambientazione e un sapore velatamente cinematografici: da Capitan America a Braccio di Ferro, l’iconografia religiosa si mescola con la cultura popolare, episodi personali si intrecciano con la Storia nazionale… Come racconta l’artista, “questi disegni hanno una forte componente simbolica, si tratta di un mondo in disfacimento. Li ho disegnati in piena campagna elettorale, guardando i dibattiti politici, ascoltando le parole di Donald Trump. Sono tavole satiriche, dove l’ottimismo americano si accartoccia, il modello culturale dell’occidente è sempre più una forma vuota in via di regressione.”

Segue l’intervista con l’artista.

ATP: La mostra che presenti al MAN di Nuoro, “The Neighbors”, sembra trovare la sua origine dalla relazione tra il lavoro che da sempre hai compiuto sulla carta fino alle sperimentazioni con il cinema animato. Di queste due diverse forme espressive cosa ti attrae? In particolare per il cinema d’animazione, cosa ti ha iniziato a questa tecnica molti anni fa?

Alessandro Pessoli: Il disegno e l’animazione sono intimamente legati fra loro, hanno la stessa natura, il disegno produce storie, il cinema è il desiderio antico del disegno e della pittura  di muoversi e prendere vita. Nella mia mente ogni volta che disegno o dipingo si sviluppa un flusso di immagini  denso di cambiamenti e trasformazioni, la pittura fisicamente ha una forma statica, ma noi che la pensiamo e guardiamo la mettiamo in movimento. Mi ricordo il mio stupore quando per la prima volta vidi da bambino una proiezione di cartoni animati a casa di un mio amichetto, il rumore della pellicola super 8 , il fascio di luce tremolante, l’apparizione nel buio delle figure in movimento sullo schermo mi sembravano una vera magia, una cosa semplice che ha lasciato un’impressione profonda.
Il disegno mi ha sempre dato un ampio margine di libertà nell’espressione degli stati d’animo, nella messa a fuoco delle mie idee e ossessioni; la sua velocità nel catturare con pochi elementi il flusso della mia immaginazione mi ha permesso di accumulare centinaia di disegni, di condensare tematiche, iconografie. Questi disegni sono parte di un lungo film mentale costruito negli anni ‘90. In quegli anni  è stato il disegno ad aver caratterizzato il mio lavoro, ha costruito le mie fondamenta e iconografie; la pittura  e la scultura era episodica, dipendeva da quello che succedeva nel disegno.
In queste serie di disegni esposti al MAN c’è un continuo dialogo fra la realtà esteriore, quotidiana, sociale e la mia interiorità con i miei desideri e le mie frustrazioni. La facilità del disegno di registrare con semplicità qualsiasi cosa ha amplificato la mia inclinazione a slittare in continuazione fra questi due poli, il privato e la realtà sociale.
L’animazione è da sempre presente nel mio lavoro. Ho realizzato la mia prima animazione nel 1983, nell’ultimo anno dell’istituto d’arte a Ravenna, molto prima che il disegno diventasse il centro dei miei interessi. Era un piccolo rullo super 8 girato a passo uno, il soggetto erano segni astratti che si muovevano su campi di colore, una delle poche cose astratte che abbia mai fatto.

ATP: Mi accenni a cosa fa riferimento il titolo  “The Neighbors”?

AP: E’ un gioco di immaginazione, ho pensato alle opere come fossero delle famiglie, delle persone di età e esperienze diverse provenienti dallo stesso paese, vivono nella stessa strada, insieme nella stessa stanza si parlano ma come i vicini di casa rimangono con le loro individualità, i loro recinti, le loro manie, sono presenze che vivono vicino, di fianco, attorno a noi. 

ATP: In mostra esponi due filmati in stop-motion realizzati a quasi 15 anni di distanza: “Caligola” (1999-2002) e “Autoritratto Petrolini” (2014). In merito a quest’ultimo, mi racconti come nasce e quale storia racconta?

AP: “Autoritratto Petrolini” arriva da Fortunello un personaggio inventato da Ettore Petrolini, il comico romano vissuto negli anni trenta. Fortunello è un essere bislacco con grandi occhi a palla, le trecce e un barattolo in testa, canta una filastrocca futurista dadaista che racconta qualcosa sull’identità dell’Italia in cui viveva, un tentativo rocambolesco di tenere insieme cose completamente distanti, la modernità con la storia antica, il paesello con l’impero, in un continuo slittamento tra senso e non senso.
La prima volta che ho visto questo personaggio interpretato da Petrolini ho riconosciuto in lui tanti tratti surreali  presenti nel mio lavoro, nella mia  ricostruzione della realtà, che è sopratutto psichica, sentimentale. Mi è sembrato perfetto  (sia la sua figura che la canzone) per descrivere la difficoltà dell’Italia e dell’arte italiana a trovare un’identità condivisa, delle radici comuni. Cosa che sento come una forte mancanza.
“Autoritratto Petrolini” è una dichiarazione poetica e autobiografica del mio fare arte, sulla debolezza dell’arte italiana nel costruire un’identità condivisa dalle varie generazioni d’artisti, lasciando la maggioranza di noi in una condizione di solitudine. L’animazione rimane fedele al suo carattere satirico che attraverso Petrolini penetra anche il mio lavoro, stupisce come ancora oggi questa filastrocca sia rimasta attuale e descriva molto bene vizi e difetti della nostra gente, dell’Italia contemporanea.
“Caligola” rappresenta la summa dell’intero lavoro sul disegno fatto durante gli anni 90 e chiude questa fase  in modo naturale, come un traguardo raggiunto.  “Autoritratto Petrolini” arriva dopo 15 anni  realizzato nel 2014 qui a Los Angeles dove vivo ora, la città di  Walt Disney , del cinema, di Hollywood , ma non è stato questo a farmi desiderare un’altra animazione, credo che la motivazione interiore, la vera spinta sia stato il bisogno di riequilibrare un senso di sradicamento che questa città  ha amplificato. La distanza con il mio paese ha messo in risalto le sue mancanze, ha acuito il mio senso di nostalgia, Petrolini è riemerso con forza in questo contesto.

“Autoritratto Petrolini” è stato realizzato in modo differente da “Caligola”, non ho usato la carta e il tavolo luminoso ma sette tele grandi 110×120 cm ciascuna. Ho proiettato su queste tele i fotogrammi del film originale di Petrolini e ho dipinto tutti i passaggi direttamente sulla tela cancellando gli strati sottostanti, ad ogni cambiamento scattavo una foto, ho usato diverse tecniche, pastelli, aerografo, pistola a spruzzo, pennelli, rulli, tanti modi differenti che sono anche tanti stili pittorici. Sono rimasto fedele al labiale della bocca, attorno la testa si disfa e si ricompone, la testa, il sua forma archetipa rimane il campo dove agiscono le tensioni, un lavoro molto libero dentro una griglia rigida data dalla durata della canzone e dal movimento delle labbra. Cambiavo la tela quando era necessario, spesso ho dovuto usare la spatola per rimuovere il colore che si accumulava impedendomi di andare avanti, alcune di queste tele hanno resistito a 300- 350 passaggi prima di essere sostituite dalle successive. Non potevo correggere quello che non mi piaceva, potevo solo andare avanti, non ho fatto uno story board, inventavo ogni giorno qualcosa. Ho realizzato l’animazione  in due mesi  lavorando senza pause,  non c’è una post produzione o un montaggio del film, il movimento è dato dalla somma in ordine temporale di tutte le foto scattate.

Alessandro Pessoli, The Neighbors exhibition at MAN, Nuoro 2016 - Installation view

Alessandro Pessoli, The Neighbors exhibition at MAN, Nuoro 2016 – Installation view

ATP: Sconvolge il numero di 4500 disegni realizzati per dar vita all’animazione “Caligola”. In quest’opera, diverse storie – ma sarebbe meglio dire immaginari – si accavallano per dar vita ad un racconto fantastico. Ci sono dei riferimenti – artistici, letterari o cinematografici – da cui hai tratto ispirazione?

AP: 4500 disegni sono normali per una animazione di 10 minuti, anzi probabilmente pochi. Certo disegnarli da solo è una condanna, la maggioranza sono tavole di intercalazione  per creare il movimento, noiose e ripetitive,  se pensi a quante ne devi fare ti viene la nausea…  E’ stato possibile realizzare “Caligola” perchè verso la fine degli anni 90 ho conosciuto a Bologna Gianluigi Toccafondo, un vero maestro dell’animazione. Vivendo a Milano siamo diventati amici, così ho cominciato… è stato fondamentale, mi ha aiutato molto la sua esperienza e sensibilità,  con lui allo studio Nino  ho potuto lavorare in una condizione di privilegio, insieme alle persone che l’aiutavano a realizzare i suoi film. Gianluigi non pensava che sarei riuscito a finirlo…  in effetti all’inizio si è molto curiosi di vedere cosa succede,  ma diventa in fretta un lavoro frustrante, pesante, l’immaginazione è molto più veloce di una intera giornata di lavoro che serve a realizzare una manciata di secondi, una fucilata  per come passano in fretta!  Non ci ho lavorato continuamente, andavo a scatti , a pezzi,  a momenti, così fra una festa e una cena allo studio Nino, sono riuscito a mettere insieme questa montagna di disegni, devo dire che con loro mi sono divertito tantissimo.
In tre anni  “Caligola” ha assorbito di tutto, c’è Eadweard Muybridge con i suoi studi sul movimento  umano e animale (le sue foto sono rimaste a lungo nel mio immaginario), c’è  la storia dell’arte, simbolisti come Odilon Redon o Alfred Kubin oppure un Cristo ligneo di Donatello, libri illustrati sulla prima e seconda guerra mondiale, libri sulle armi, il cinema horror e di fantascienza, pubblicità prelevate dai quotidiani o settimanali, c’è la religione, il sesso, la violenza quello che agita la nostra vita. La musica che accompagna le immagini è quella che ascoltavo quando disegnavo. Il momento più complicato è stato montarlo, cambiavo continuamente, era come certi dipinti per cui è difficile trovare una chiusura, poteva avere molti significati, decidere quale sia il ritmo giusto, l’inizio e la chiusura è complicato, per mia fortuna c’era Massimo Salvucci ad aiutarmi (era il montatore dei film di Toccafondo). Ha fatto un lavoro incredibile. …In effetti il film non si chiude, inizia  e semplicemente scorre.

ATP: Oltre alle due animazioni, il percorso della mostra si completa con una serie di  inchiostri su carta e  serigrafie, alcune delle quali appositamente realizzati per questo appuntamento al MAN. C’è una relazione tra i lavori compiuti attorno al 2000 e quelli più recenti? Ci sono aspetti formali e contenutistici che ritornano?

AP: Due serie di disegni sono dello stesso periodo di “Caligola”. “Ancora un giro” e “Trippy”, non sono le tavole originali dell’animazione che non ho mai esposto, ma hanno tanto in comune con l’immaginario del film. Anche qui ci sono figure che appaiono in una specie di sogno, le tavole hanno anche molte didascalie che raccontano uno stato di crisi, un malessere esistenziale, lo spleen e la malinconia di un mondo al crepuscolo.
Nella serie di disegni più recente dal titolo “The Neighbors” la figura protagonista è Capitan America, questi disegni hanno una forte componente simbolica, si tratta ancora di un mondo in disfacimento. Li ho disegnati in piena campagna elettorale, guardando i dibattiti politici, ascoltando le parole di Donald Trump. Sono tavole satiriche, dove l’ottimismo americano si accartoccia, il modello culturale dell’occidente è sempre più una forma vuota in via di regressione. Le serigrafie sono tutte autoritratti: io nel mio backyard. Ho usato il mio giardino come fosse un teatro;  sono un unico lavoro composto da 10  serigrafie la cui struttura compositiva è simile alle serie dei disegni; ho usato anche queste come fossero disegni. L’immagine centrale è la mia faccia truccata. Mi sono ritratto come una figura solitaria , su una piattaforma su di un albero secco con una lunga barba, con un tubo da stufa nella pancia, in piedi su un tavolo ai bordi della notte. Una figura in bilico.

ATP: Sorta di chiosa della mostra, un tuo autoritratto, “Studio City” (2015), in cui appari come il protagonista di un cartoon. Mi racconti come hai concepito questo lavoro? Che significato dai a questo autoritratto, anche in relazione alla città dove vivi, Los Angeles?

AP: “Studio City” è un quartiere di Los Angeles dove ci sono gli studi delle major del cinema e della TV, l’industria dei sogni, ,il segno principale della città. Da diversi anni le teste che dipingo sono per la maggioranza autoritratti, sorta di attori che interpretano ruoli diversi, questo in particolare ha i colori dei cartoons di Bruno Bozzettto,  Super vip, mio fratello superuomo per la precisione: un piccolo capolavoro che avrò visto insieme ai miei figli almeno 50 volte, il film di Bozzetto  è anche una parodia , è l’America vista dagli italiani. In questo piccolo dipinto c’è la mia origine italiana insieme alla parte della cultura Americana che sento come mia, rappresentata nel dipinto dall’uso della serigrafia, una tecnica ancora molto usata dagli artisti di L.A. Parlo ancora di quartieri, strade, vicini di casa, senso di straniamento e appartenenza, questa è Los Angeles per me.

Alessandro Pessoli, The Neighbors exhibition at MAN, Nuoro 2016 - Installation view

Alessandro Pessoli, The Neighbors exhibition at MAN, Nuoro 2016 – Installation view

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