Marcello Maloberti, Un certo presentimento, 2005 - Stampa lambda 100x150 cm - Performance at Collection Lambert, Avignon - Courtesy dell’artista e della galleria Raffaella Cortese, Milano

Marcello Maloberti, Un certo presentimento, 2005 – Stampa lambda 100×150 cm – Performance at Collection Lambert, Avignon – Courtesy dell’artista e della galleria Raffaella Cortese, Milano

Dare vitalità e vigore a una disciplina statica per natura, la scultura. La Galleria d’Arte Moderna di Milano dedica un nuovo appuntamento espositivo al linguaggio scultoreo attraverso la performance VIR TEMPORIS ACTI di Marcello Maloberti. Venerdì 13 aprile, dalle 19.00 alle 20.30, nelle sale principali della GAM, l’artista presenta una performance che, come racconta nell’intervista che segue, trae ispirazione da Vir Temporis Acti (1914) di Adolfo Wildt presente nella collezione della Galleria. Già presentata alla Quadriennale di Roma nel 2016 e riproposta alla Biennale di Pune in India nel 2017, la performance consiste in una ‘scena’ o tableau vivant: un ragazzo seduto nella sala del Parnaso ritaglia le immagini dei grandi capolavori statuari neoclassici degli artisti presenti in collezione.
Molti i temi trattati da Maloberti: la corporeità della scultura, la fisicità metafisica della materia, la riflessione sulla riproduzione di immagini ma anche la loro vita ‘attiva’ nel nostro immaginario. Non ultimo, il ruolo partecipativo del pubblico a cui l’artista lascia la possibilità di dare la forma stessa all’opera. Una forma indefinita e imprevedibile: “Mi interessa il fatto che è un lavoro difficile da ricordare proprio perchè non ha una forma definita” spiega l’artista, “è più difficile ricordare l’informe come diceva Rosalind Krauss. I miei lavori sono sempre in cerca di un senso, non do mai un senso compiuto a priori.”

Segue l’intervista con Marcello Maloberti —

ATP: Il titolo della performance che proponi alla GAM di Milano, prende a prestito il titolo da una scultura di Adolfo Wildt, Vir Temporis Acti (1914). Questa scultura è chiamata anche “L’uomo antico” ed è considerata un’opera cardine nella produzione di Wildt. Da quest’opera hai tratto ispirazione per una performance che hai presentato gli anni scorsi alla Quadriennale e alla Biennale di Pune in India. Cosa ti ha affascinato di quest’opera?

Marcello Maloberti: Ho visto la scultura dal vivo la prima volta durante la mostra su Adolfo Wildt curata da Paola Zatti alla Galleria d’Arte Moderna di Milano nel 2016. E’ un’opera con cui sono entrato da subito in relazione. La prima scultura è andata distrutta ma ne esistono diverse repliche, è un guerriero che si autoinfligge dolore. L’esasperazione formale, l’insistenza sul cavo degli occhi, l’energia nella sua espressione trasudano uno stato di sospensione, un misto di piacere e sofferenza, sembra entri aria nelle sue narici. Mi ricorda il respiro dell’Estasi della Beata Ludovica Bertoni del Bernini. Il respiro si fa materia, diventa solido.
La lavorazione materica e la luce sono estremamente contemporanee, è un uomo antico sì, ma con un linguaggio plastico inedito. Il suo corpo è sublimato, i suoi capezzoli sono fiori. Il titolo infine è parte integrante della scultura come un testo concettuale che la completa.

Marcello Maloberti,  Vir Temporis Acti, 2016, Inkjet Print, cm 116×174 - Performance at XVI Quadriennale di Roma - Courtesy dell’artista e delle galleria Raffaella Cortese, Milano

Marcello Maloberti, Vir Temporis Acti, 2016, Inkjet Print, cm 116×174 – Performance at XVI Quadriennale di Roma – Courtesy dell’artista e delle galleria Raffaella Cortese, Milano

ATP: La performance vede un ragazzo intento a ritagliare le immagini dei grandi capolavori statuari neoclassici degli artisti presenti in collezione. Azione simbolica e suggestiva, la performance tocca i temi della corporeità della scultura e della fisicità della materia. L’atto del tagliare della carta sembra in contraddizione con la pesantezza sia della carne che del marmo o del bronzo… mi racconti che significato dai a questo performance?

MM: Ritagliare è scolpire, disegnare è scolpire. Ritagliando do nuova forma alla materia della carta e dell’immagine e coltivo una mia sana ossessione; è un gioco di cui tutti hanno esperienza. In quest’azione la pesantezza del marmo e la fisicità della materia vengono alleggerite. Quest’atto riporta in vita le immagini, le rende tridimensionali e permette di farne un’esperienza diretta. Preferisco ritagliare il marmo, la pietra e le montagne che il cielo e il mare.

ATP: A mio parere un altro tema che emerge da VIR TEMPORIS ACTI è la questione legata alla riproduzione delle opere d’arte o, più in generale, il duplicato (mediante fotografia) della realtà. So che da sempre ti affascina la carta patinata sia in ambito artistico, ma anche nella moda e nel design. C’è una relazione tra la seduzione per la carta patinata e la tua ricerca artistica?

MM: Dentro il lavoro ci sono diversi significati, di sicuro il lavoro non nasce come una riflessione sulla riproduzione di immagini come duplicati della realtà, i lavori sono dei sentimenti. Mi piace la carta in genere, toccarla, sentirla tra i polpastrelli, come ho scritto nelle mie Martellate Scritti fighi 1990-2018 comincio a leggere i libri e poi mi ritrovo a guardarli. Passo ore a sfogliare immagini, giornali, riviste; colleziono libri, cerco la vertigine dell’immagine e creo collages nel mio blog Marmellate

ATP: Uno degli aspetti fondamentali di questa performance è la possibilità che ha il pubblico di interagire con l’azione del performer. Le persone possono calpestare, spostare e appropriarsi delle immagini. Quale significato dai a questa interazione? Cosa speri di suscitare nel pubblico?

MM: Il pubblico oltre a fare l’opera con i propri occhi contribuisce con il proprio movimento a dare una forma al lavoro. Tuttavia questo “lago” di immagini, di sculture non raggiungerà mai una forma definita, sarà sempre informe e in evoluzione. Mi interessa il fatto che è un lavoro difficile da ricordare proprio perchè non ha una forma definita, è più difficile ricordare l’informe come diceva Rosalind Krauss.
I miei lavori sono sempre in cerca di un senso, non do mai un senso compiuto a priori.

Marcello Maloberti, Vir temporis acti India, 2017, Inkjet print, cm 110×73 - Performance alla Biennale di Pune, India - Courtesy dell’artista e della galleria Raffaella Cortese, Milano - Photo Credit: Pablo Bartholomew

Marcello Maloberti, Vir temporis acti India, 2017, Inkjet print, cm 110×73 – Performance alla Biennale di Pune, India – Courtesy dell’artista e della galleria Raffaella Cortese, Milano – Photo Credit: Pablo Bartholomew

GAM Galleria d’Arte Moderna di Milano - Sala Parnaso (particolare)

GAM Galleria d’Arte Moderna di Milano – Sala Parnaso (particolare)