Laura Baldassari, Karaoke, Installation View, 2018, Studiolo, Milan - Photo Filippo Armellin

Laura Baldassari, Karaoke, Installation View, 2018, Studiolo, Milan – Photo Filippo Armellin

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Toni pastello, fiori e fiamme, una popstar e un’aria d’opera: il tutto racchiuso in un fenomeno che, decenni fa, imperava dentro e fuori lo schermo televisivo, karaoke. Perché questo è il titolo della personale di Laura Baldassari ospitata da Studiolo fino al 7 luglio 2018 a cura di Maria Chiara Valacchi.

L’artista, attraverso diversi media – pittura, installazione e video – racconta la realtà contemporanea fatta di megalomania, narcisismo, mania di protagonismo. Grazie ai social media, supportati dall’evoluzione tecnologia siamo nel bel mezzo di un ciclone dove l’autoreferenzialità e egotismo imperano. La logica degli ‘I like’, google analitics, statistiche e percentuali sono le unità di misura della nostra personalità; come giustamente ribadisce Laura Baldessari nell’intervista che segue: “In un epoca dove se non hai un profilo social non esisti, in cui viviamo attraverso l’Avatar di noi stessi, mi interessa riflettere su qual’è il confine tra realtà e virtualità e come le nuove tecnologie stiano influendo i nostri comportamenti, la nostra privacy, la nostra intimità ma sopratutto su come siamo percepiti o come vorremmo esserlo”.

L’artista presenta in mostra due grandi tele che immortalano – celandone però il volto – Britney Spears, in quanto simbolo della rinascita del Teen Pop e allo stesso tempo vittima sacrificale di questo sistema. In un’altra opera, invece, coinvolge se stessa nei panni di una cantante lirica che si cimenta in “Casta Diva” tratto dalla Norma di Vincenzo Bellini. Il tutto è incorniciato da una pesante tenda viola che ospita il neon karaoke: invito (forse sarcastico) per il pubblico a fare i conti con i 15 minuti di celebrità che pensiamo ci spettino di diritto…

Laura Baldassari, Karaoke, Installation View, 2018, Studiolo, Milan - Photo Filippo Armellin

Laura Baldassari, Karaoke, Installation View, 2018, Studiolo, Milan – Photo Filippo Armellin

Segue l’intervista con Laura Baldassari —

ATP: Inizierei con una domanda mossa da un’inevitabile curiosità. Perché hai scelto come titolo Karaoke, fenomeno che ha imperversato tra Oriente e Occidente negli anni ’80 –‘90, dandoci l’illusione di essere, per pochi minuti, i protagonisti di tante orecchiabili canzonette?

Laura Baldassari: La parola Karaoke identifica un luogo ben preciso, correlato da tutti i suoi simboli, riferimenti e atteggiamenti che sono già sedimentati in un immaginario collettivo; è un luogo protetto in cui manifestare il proprio narcisismo, in cui immedesimarsi in altro da sé, sfogare le proprie emozioni o sentirsi finalmente protagonisti anche solo per pochi minuti, dove esprimere se stessi in una nuova forma di solitudine. Karaoke può essere un luogo pubblico o la propria cameretta.

ATP: Molti dei temi che tratti in questa mostra sono di contemporaneo interesse: narcisismo, esibizionismo, manie di protagonismo, fascino del successo e, inevitabile, le cadute. Tra i personaggi che hai scelto – simbolicamente – Britney Spears. Cosa ti ha attratto di questo personaggio pop tanto da immortalarlo in due grandi tele di 180×135 cm?

LB: Ho lavorato attorno a simboli e riferimenti estrapolati dalla cultura adolescenziale della fine degli anni ’90, cultura della celebrità, advertising martellanti, MTV, mondo analogico, mescolati a codici e immagini che trovano invece riferimento nella cultura dei social media, nell’estetica della pubblicità e nell’idea di fruizione tipica della rete, attivando un meccanismo fatto di prelievi e immagini manipolate che diventano lo strumento per ragionare sugli atteggiamenti e le attitudini dell’era digitale.
Britney Spears è stata riferimento per un’intera generazione, esempio e vittima di un sistema di pressioni tese a una perfezione stereotipata; è stata icona dall’evoluzione alquanto controversa, scivolata poi in un inevitabile fallimento e tuttora in cerca di identità, tanto da aver affermato negli ultimi mesi di volersi dedicare alla pittura.
Le immagini che ho utilizzato si riferiscono a due ritratti ufficiali della pop star realizzati per la campagna di lancio del primo disco, sono state liberamente estrapolate da internet, rielaborate e poi dipinte su tela.
I due ritratti sono stati privati del volto lasciando emergere solo gli abiti e gli accessori da lei indossati, corollati da un tripudio di fiamme e rose.

ATP: Oltre alla pittura, la tua ricerca si sviluppa con altri mezzi espressivi. Quasi in modo provocatorio, accanto alle tele, il piccolo schermo di uno smartphone. Mi racconti come nasce e cosa veicola questa diavoleria tecnologia, ahinoi, indispensabile mezzo di relazione e condivisione?

LB: E’ proprio attraverso questa “diavoleria”, estensione del nostro corpo, che condividiamo la nostra vita per raggiungere il maggior numero di visualizzazioni possibili, per rendere plateale il nostro privato, spesso senza dimostrare alcuna abilità particolare, riducendosi ad azione puramente autoreferenziale e che contribuisce a provocarci un illusorio senso di connessione con il mondo. Lo smartphone presente in mostra è al contempo mezzo attraverso cui trasmetto un video-selfie e lo strumento con il quale questo è stato realizzato.
Sono io la protagonista del video, realizzato nella mia “cameretta” con l’ausilio di filtri tipici delle applicazioni social, una pratica in bilico tra azione privata, protetta e condivisione pubblica controllata. Il brano in cui mi cimento e che attraverso lo scorrere delle parole invita a partecipare è Casta Diva, una delle arie d’opera più popolari e maggiormente utilizzate per accompagnare spot di profumi e make up.

Laura Baldassari, Casta Diva, Microphone Boom, Video Loop, 2018, Studiolo, Milan - Photo Filippo Armellin

Laura Baldassari, Casta Diva, Microphone Boom, Video Loop, 2018, Studiolo, Milan – Photo Filippo Armellin

ATP: Oltre all’esperienza artistica, il tuo curriculum conta un’importante esperienza nell’ambito del design con l’Atelier Biagetti. Quanto questi due mondi si intersecano? Quanto l’uno influenza l’altro e con quali effetti?

LB: Atelier Biagetti è espressione del dialogo organico tra il mio sguardo come artista a quello di Alberto Biagetti, designer, attorno a quelle che sono le ossessioni più comuni del contemporaneo e attraverso una vera e propria messa in scena in cui il Design è pensato come un autentico strumento, un medium.
Così come nella mia pratica personale, anche in quella dell’ Atelier vengono utilizzate forme pre-codificate, cliché che appartengono ad un determinato immaginario collettivo; lavoriamo entrambi sul DNA di una specifica situazione per restituire uno scenario apparentemente riconoscibile e in cui attivare un cortocircuito tra memoria, corpo e desiderio.
Con Atelier Biagetti abbiamo messo in campo le attitudini, le esperienze, le abilità che appartengono al nostro bagaglio personale e che coincidono in parte con il nostro lavoro individuale ragionando così attorno alla pittura sotto una diversa forma, attingendo dal teatro, disegnando oggetti che diventano strumento per ripensare al corpo e allo stesso tempo ricercando una tensione verso lo spazio come elemento attivo, galleggiando tra gli interstizi delle discipline attraverso un alfabeto che ha dato vita ad un linguaggio assolutamente personale.

ATP: Il tema cardine della mostra approfondisce “lo scarto che si consuma tra una popolarità effettiva e una illusoria”. Avere consenso, essere famosi, diventare influencer… sono tutte aberrazioni legate alla popolarità. Cosa ti interessa di questo fenomeno?

LB: In un epoca dove se non hai un profilo social non esisti, in cui viviamo attraverso l’ Avatar di noi stessi, mi interessa riflettere su qual’è il confine tra realtà e virtualità e come le nuove tecnologie stiano influendo i nostri comportamenti, la nostra privacy, la nostra intimità ma sopratutto su come siamo percepiti o come vorremmo esserlo; ragionare su come la dimensione digitale si tramuti in forma psichica e come questa si relazioni con il reale, innescando una concatenazione di emozioni legate all’ossessione smodata per la popolarità e all’ irrefrenabile desiderio di accettazione da parte della comunità.

Laura Baldassari, Karaoke, Installation View, 2018, Studiolo, Milan - Photo Filippo Armellin

Laura Baldassari, Karaoke, Installation View, 2018, Studiolo, Milan – Photo Filippo Armellin

Laura Baldassari | Karaoke, Studiolo, Milano

Studiolo presents the solo show by artist Laura Baldassari (Ravenna, 1985) entitled “Karaoke”, an as yet unseen series of works that range from painting, through installation to video.

From liturgical effigies of religious stories to the advent of cinema and T.V., the idea of the “icon” is complex, inexhaustible and is strictly linked to the sociological and cultural changes of an age. In the contemporary collective imagination the “icon” takes the shape of normal people that, thanks to the internet and a hypothetical “talent”, are ever more often elevated to the status of “celestial being” like stars of the cinema or music. The disproportionate use of social media has randomly transformed anonymous nobodies into mega stars with millions of followers.

Laura Baldassari investigates the difference between real and apparent popularity in a scenographic duality where both the pros and cons of these two phenomena exist side by side.
She chooses Britney Spears, both symbol of the Teen Pop Idol and at the same time sacrificial victim of this system, whose representation of lasting but tormented success is the epicentre of the pictorial project; reduced to a body, only recognisable by the teenage clothes and accessories. A young Britney is depicted in two large canvases of 180 x 135 cm and is embraced by an aura of pastel tones in which a tightly intertwined composition of roses and flames seem to metaphorically represent certain biographical aspects of the subject herself.

From the monumental scale of the canvas to the screen of a smartphone – the true prize possession in contemporary society, that just so happens to also provide an easy way of successfully achieving ones narcissistic ambitions. A close up of the artist’s face, framed by a crown of fake roses, sings “Casta Diva” from La Norma by Vincenzo Bellini, an aria made famous by the legendary performance of Maria Callas and for its use in numerous advertisements. The sound paired with the words that appear on the tiny monitor invite the spectator to join in and sing the ballad, thus becoming, for a short time the undisputed star of the moment, a transitory celebrity, like the many young “stars” of apps like Musical.ly. A large blue-purple iridescent curtain serves both as a frame and an intentionally oversized backdrop to the video lending it tones that oscillate between austerity and sarcasm while the word “Karaoke” becomes a neon light installation that seems to brazenly call for the attention of the public.

This is a sacred atmosphere that draws us towards an aesthetic and multimedia experience dear to the 1990s. It is intentionally cold and introverted, seemingly happy only on a first, superficial reading.

Laura Baldassari, Buffalo, 2018, Oil On Canvas, 60x50 cm, Studiolo, Milan - Photo Filippo Armellin

Laura Baldassari, Buffalo, 2018, Oil On Canvas, 60×50 cm, Studiolo, Milan – Photo Filippo Armellin

Laura Baldassari, Britney #2, 2018, Oil On Canvas, 180x135 cm, Studiolo, Milan - Photo Filippo Armellin

Laura Baldassari, Britney #2, 2018, Oil On Canvas, 180×135 cm, Studiolo, Milan – Photo Filippo Armellin

Laura Baldassari, Karaoke, Curtain, Neon (detail), 2018, Studiolo, Milan - Photo Filippo Armellin

Laura Baldassari, Karaoke, Curtain, Neon (detail), 2018, Studiolo, Milan – Photo Filippo Armellin

Laura Baldassari, Karaoke, Installation View, 2018, Studiolo, Milan - Photo Filippo Armellin

Laura Baldassari, Karaoke, Installation View, 2018, Studiolo, Milan – Photo Filippo Armellin