• Lady Tarin - Elena, Diana#1 2009 Gliclée Hahnemuhle – fine art 110x140cm
  • Lady Tarin - Emmanuelle#1 2012 Gliclée Hahnemuhle – fine art 30x45cm
  • Lady Tarin - Elena#2p 2009 polaroid 10,7x8,5cm
  • Lady Tarin -Carlotta#2 2013 Gliclée Hahnemuhle – fine art 30x45cm

E’ inaugurato ieri sera, martedì martedì 16 febbraio 2016, alla galleria BeatTricks di Milano la mostra Skin Tales di Lady Tarin - a cura di Rossella Farinotti. Fino al 22 aprile possiamo seguire i percorsi imprevedibili di un racconto fatto di immagini sensuali e accattivanti. Patinate senza essere banali, intense e ‘sollecitanti’, le protagoniste delle fotografe  ci raccontano un diverso quotidiano, fatto di interni esistenzialisti, di occhiate sì maliziose ma anche ‘normali’, di membra perfette perché descritte con un occhio raffinato ed astuto. Bellissime, le immagini cercano di liberare l’immagine della donna stereotipata a cui le visioni maschili ci hanno abituato (e assuefatto).  L’immaginario fotografico di Lady Tarin è la conferma che non è ancora stato ‘detto’ tutto sul corpo della donna, sul suo vivido e inaspettato erotismo.

 Alcune domande a Lady Tarin.

ATP: “Skin tales”, racconti rivelati, scritti, impressi nella pelle. Mi spieghi cosa ti ha ispirato per la scelta di questo titolo?

Lady Tarin: Negli anni il mio progetto è diventato un racconto che non si esaurisce più nella singola immagine fotografica, ma procede nella vita quotidiana di alcune donne che ho scelto di fotografare. In un primo momento si trattava della donna in relazione a qualcuno che amava, poi è diventato un racconto immediato, ampio, che descrive diversi aspetti della quotidianità. La pelle è un elemento importante. E’ la parte che più si è persa con l’avvento del digitale. Utilizzo la pellicola e la polaroid perché sono fatte di pelle. Sono corpo. Queste due – pellicola e pola- rappresentano tecniche che mantengono la texture, la morbidezza e la delicatezza della pelle.

ATP: Hai spesso ribadito come l’erotismo sia una delle forze vitali più intense. Mi racconti come scegli le donne che fotografi? Ci sono dei volti o dei corpi che sono più avvincenti di altri per il tuo lavoro?

LT: Scelgo la donna in base all’affinità che avverto E’ un incontro: avviene una forte identificazione. Anche se con qualche differenza fra noi due, siamo cresciute e siamo state educate nello stesso modo e questo mi permette di capire chi ho di fronte. I corpi e i volti per me più avvincenti sono quelli in cui mi sono rispecchiata di più, non c’entra l’aspetto estetico, ma anche qui è una questione di storia.

ATP: Nelle tue immagini (bellissime) si intuisce una particolare e intensa complicità tra te e le donne che immortali. Come riesci a stabilire questa forte relazione?

LT: Innanzitutto sono sola con la donna e lascio a lei la scelta del luogo dove avviene lo shooting, è importante che si senta in sintonia con tutto ciò che la circonda. Le chiedo di restare naturale, senza make up o di utilizzare quel poco che indossa ogni giorno. Se una donna porta sempre il rossetto rosso può tenerlo perché fa parte del suo modo di essere. Di solito sono completamente struccate. Poi cerco di arrivare, con lei, a un atteggiamento che fa parte del suo carattere, se negli anni ha acquisito un’attitudine che mi suona costruita lavoriamo per decostruirla. Di solito il momento in cui si sente potente è quello in cui lascia dietro di sé atteggiamenti che utilizzava per proteggersi.

ATP: Ci sono dei fotografi o dei registi a cui guardi per le tue scelte stilistiche?

LT: Ci sono fotografi che non ho mai smesso di guardare. Penso ai meravigliosi ritratti di Man Ray, le donne potenti di Helmut Newton, due autori diversi che hanno colto degli aspetti delle donne che riconosco. Fra i registi ho amato Buñuel anche se ritrae donne conflittuali e perverse ma ahimè c’è molta verità. E’ la donna che giocando in modo ambiguo perde il suo potenziale e resta irrisolta.

ATP: Cosa intendi quando spieghi che la tua ricerca “si basa sulla possibilità della donna di abitare il proprio corpo”?

Le donne storicamente non si appartengono. Per questioni sociali veniamo cresciute in conflitto con noi stesse, parlando un linguaggio che risponde solo alle esigenze maschili e tendiamo a subire con passività questa situazione. Il primo sintomo di disagio è verso il nostro corpo che viviamo sempre come imperfetto, come non abbastanza rispondente alle esigenze di mercato. Con il mio progetto cerco di ridare vitalità e centralità alla donna.
Sembra paradossale ma durante lo shooting avviene un incontro che permette una maggior consapevolezza. E’ difficile tradurlo in parole, ma alla fine in modo più o meno intenso questo passaggio si crea.

Lady Tarin è presente in questi giorni nell’esposizione Il nuovo vocabolario della moda italiana in Triennale. Tarin ha esposto in occasione di Le Dictateur n.4 – Specialissue for Palais de Tokyo (2013), Nu – Collective about nude, Marselleria a Milano (2014), Le Dictateur n.3 – Special issue for Tate Modern’s 10th Anniversary (2010). SkyArte le ha dedicato un documentario dal titolo Next Girl (2014).

Lady Tarin - Giorgia#3p 2010 polaroid 10,7x8,5cm

Lady Tarin – Giorgia#3p 2010 polaroid 10,7×8,5cm

Carlotta#1 2013 Gliclée Hahnemuhle – fine art 30x45cm

Carlotta#1 2013 Gliclée Hahnemuhle – fine art 30x45cm

Lady Tarin - Francesca#5p 2011 polaroid 10,7x8,5cm

Lady Tarin – Francesca#5p 2011 polaroid 10,7×8,5cm