How Things Dream -Morpheus OMA adv 01, 2017 - Courtesy of Discipula

How Things Dream -Morpheus OMA adv 01, 2017 – Courtesy of Discipula

Per due settimane sono apparsi in diversi luoghi di Milano – Piazzale Cadorna, Via Farini, Teatro Piccolo, Teatro Nazionale, Viale Forlanini, Corso Buenos Aires – sei maxxi schermi che, a rotazione, hanno diffuso messaggi sul tema dei sogni. Autori dell’intervento i Discipula – un collettivo di artisti, attivo nel campo della ricerca visiva contemporanea, fondato nel 2013 da MFG Paltrinieri, Mirko Smerdel e Tommaso Tanini – che, come ci raccontano nell’intervista che segue, hanno ideato Outdoor Media Action progetto diffuso sui sei maxi schermi led, messi a disposizione dall’agenzia M4.
Gli impianti Digital Out Of Home hanno trasmesso pubblicità della fittizia tech company AURA, promuovendo sia il brand stesso che Morpheus, un’immaginaria tecnologia in via di sviluppo capace di visualizzare i sogni degli utenti. Discipula ha rivelato l’inesistenza della società, specializzata nell’analisi di Big Data e nello sviluppo di applicazioni IoT, solo dopo la prima settimana on air della campagna pubblicitaria.
Segue l’intervista agli artisti per capire il loro progetto e sondare quelli che sono i loro obiettivi: “l’immagine contemporanea e i meccanismi di produzione e consumo attraverso cui essa si impone oggi come straordinario strumento di potere e controllo.” 

ATP: Per due settimane sono apparsi a Milano, in diverse aree della città, sei maxi schermi led. Mi raccontate come è nato il progetto Outdoor Media Action?

Discipula: OMA è il risultato di una fortunata serie di incontri che ci hanno permesso di ricevere il supporto e la disponibilità necessari per poter utilizzare gli schermi LED e, quindi, in un certo senso la città di Milano, come strumenti per realizzare un’operazione che avremmo sempre desiderato fare ma che fino a poco tempo fa sembrava puramente utopica.
Possiamo considerare OMA come uno dei diversi sviluppi, da leggere in chiave pubblica e relazionale, di un progetto più ampio chiamato How Things Dream, del quale parleremo meglio in seguito.

ATP: Per molti versi avete ‘raggirato’ sia i passanti che si imbattevano in questi grandi schermi, che riviste di marketing e comunicazione che ne hanno dato notizia. Mi spiegate le motivazioni che vi hanno portato a progettare un’installazione che gioca sulla verosimiglianza? 

D:Le motivazioni vanno cercate in primis nella natura del progetto di cui OMA è emanazione, How Things Dream, e poi in quelli che sono i nostri principali oggetti di interesse, ossia l’immagine contemporanea e i meccanismi di produzione e consumo attraverso cui essa si impone oggi come straordinario strumento di potere e controllo.
Questo ci porta spesso a lavorare con immagini e contenuti estratti dal flusso quotidiano che vengono successivamente manipolati, riprogrammati e ricontestualizzati all’interno dei nostri progetti.
Se fino ad oggi abbiamo sperimentato in un ambiente circoscritto e connotato come quello del museo o della galleria, avere la possibilità di portare la nostra ricerca e con essa i nostri contenuti fuori, nel mondo “reale”, ed interagire direttamente con quei meccanismi ed “attori” da noi studiati, rappresentava un’occasione straordinaria. Insomma, facendo un paragone con l’antropologia è come se con OMA avessimo fatto una ricerca sul campo.

How Things Dream, Morpheus OMA adv 02 - 2017 - Courtesy of Discipula

How Things Dream, Morpheus OMA adv 02 – 2017 – Courtesy of Discipula

ATPOutdoor Media Action ha delle basi su un progetto più ampio, How Things Dreams. Me lo introducete?

D: How Things Dream è un progetto a lungo termine che immagina ed esplora le conseguenze del sempre più complesso rapporto tra tecnologia, neoliberismo e nuove forme di controllo, attraverso la brand identity e le strategie di comunicazione dell’immaginaria tech corporate AURA.
Adottando strategie di appropriazione e manipolazione della retorica e dei meccanismi propri del linguaggio pubblicitario, How Things Dream presenta AURA come una potente società transnazionale capace di toccare qualsiasi aspetto del nostro quotidiano. Individuando pattern di comportamento per mezzo di Big Data analysis e applicazioni IoT, AURA è infatti in grado di implementare servizi essenziali in aeree come domotica, salute, sicurezza, educazione e governance.
Combinando specifici aspetti propri dell’estetica corporate con riferimenti culturalmente più eterogenei, le campagne pubblicitarie di AURA funzionano un po’ come lenti attraverso cui osservare un possibile domani. Un mondo post-democratico caratterizzato dall’assoluta imposizione di un regime globale e corporate-centrico; un mondo in cui sorveglianza e controllo sono accettate ed integrate nella progressiva commodificazione del quotidiano.

ATP: Outdoor Media Action include l’esistenza di un sito www.into-aura.com. Nel sito tutti possono rispondere a delle domande come: “Hai un sogno ricorrente? In caso affermativo, potresti brevemente descriverlo? Ti piacerebbe poter estrarre e visualizzare immagini dai tuoi sogni?”. Perché avete scelto come soggetto di indagine i ‘sogni’? 

D: Nell’economia di How Things Dream il sito di AURA rappresenta una sorta di “stargate”, la porta che mette in diretto contatto l’universo di AURA con il mondo reale. Ciò avviene proprio per mezzo di un questionario dove viene chiesto di rispondere a domande circa una possibile nuova tecnologia a cui AURA sta lavorando, Morpheus, capace di visualizzare e successivamente poter condividere immagini estratte dai sogni degli utenti. Chiunque è libero di rispondere.
La scelta del sogno è legata soprattutto a due fattori: il primo riguarda l’idea di una corporate che con la persuasione del proprio linguaggio ed il conseguente benestare degli utenti, si fa strada fino alla roccaforte più intima del singolo, il sogno. Il secondo ha invece a che fare con una riflessione su cosa sia, o cosa stia diventando, un’immagine oggi.
Le immagini sono agglomerati di dati in grado di contenere informazioni sempre più complesse, sono inoltre sempre più slegate dal reale – rispetto perlomeno ad un’idea più “tradizionale” di immagine -, divenendo al contento più funzionali nel costruire mondi e rappresentare oltre che soddisfare desideri e bisogni. L’idea di una tecnologia come Morpheus, capace di ricostruire attraverso un software un’immagine estratta dai propri sogni, esaspera e dunque meglio sottolinea la riflessione sui punti di cui sopra.

How Things Dream, Morpheus OMA adv 03 - 2017 - Courtesy of Discipula

How Things Dream, Morpheus OMA adv 03 – 2017 – Courtesy of Discipula

ATP: Mi affascina la vostra intenzione di applicare o inserire le strategie di marketing in arte. Che ulteriori sviluppi avrà il progetto?

D: Diciamo che un confronto così diretto con i meccanismi di distribuzione di immagini era per noi se non inevitabile quantomeno auspicabile. OMA ci ha dato la possibilità di acquisire molte informazioni e materiale da elaborare nei mesi a venire. È francamente difficile in questo momento poter dire esattamente quali saranno le prossime mosse.

ATP: Quali sono le finalità ‘ultime’ di AURA, la società fittizia che avete creato e che descrivete come “potente società transnazionale capace di toccare qualsiasi aspetto del nostro quotidiano”?

D: AURA ha come obbiettivo quello di finire il lavoro portato avanti da giganti come Google oggi. Invadere sempre più ogni area del quotidiano, conformare i comportamenti degli utenti, creare bisogni e soddisfarli al contempo trasformandoci tutti in inconsapevole forza-lavoro cognitiva e discepoli di una nuova religione in divenire.

How Things Dream, Morpheus OMA adv 06 - 2017 - Courtesy of Discipula

How Things Dream, Morpheus OMA adv 06 – 2017 – Courtesy of Discipula

How Things Dream, Morpheus OMA adv 04 - 2017 - Courtesy of Discipula

How Things Dream, Morpheus OMA adv 04 – 2017 – Courtesy of Discipula

How Things Dream, Morpheus OMA adv 05 - 2017 - Courtesy of Discipula

How Things Dream, Morpheus OMA adv 05 – 2017 – Courtesy of Discipula