Marco Ceroni, “SLAG”, vista dell’esposizione, GALLLERIAPIU – Foto di Stefano Maniero Courtesy GALLLERIAPIU e l’artista
Marco Ceroni, “SLAG”, vista dell’esposizione, GALLLERIAPIU Marco Ceroni, “SLAG” (dettaglio), 2020 ( solo per le foto n 16 e 17) Foto di Stefano Maniero Courtesy GALLLERIAPIU e l’artista

Gallleriapiù a Bologna si trasforma in un Temporary Store per SLAG, mostra personale di Marco Ceroni nata dalla collaborazione con il Museo Carlo Zauli di Faenza in occasione del progetto di residenza MCZ Territorio. Un’occasione che ha portato Ceroni a confrontarsi con un materiale nuovo alla sua pratica come la ceramica. Un elemento e una tecnica mai utilizzata prima che il giovane artista romagnolo, ma milanese di adozione, ha affrontato attraverso un oggetto a lui invece estremamente famigliare: la carena anteriore di un motorino Booster. Ne risulta una realtà estremamente quotidiana, ma trasportata in un ambiente nel quale street art, video, scultura e fotografia si uniscono seguendo le logiche del featuring, ibridando i confini tra design e arte visiva, strategie di comunicazione e linguaggio espositivo.

Guendalina Piselli: SLAG è il titolo della tua personale a Gallleriapiù nata dal tuo periodo di residenza presso il Museo Carlo Zauli di Faenza. Da dove nasce questo titolo, scritto rigorosamente in maiuscolo, e come si sviluppa all’interno della galleria?

Marco Ceroni: La forma di una carena di Booster viene riprodotta in ceramica e modificata tramite innesti che richiamano il mondo organico, creando così una collezione di sculture in bilico tra scorie e resti animali. SLAG è un attacco alla realtà dove il panico tenta di arrampicarsi alla superficie delle cose. All’interno di Gallleriapiù ho cercato di costruire uno spazio ibrido dove mondi ed immaginari differenti flirtano fra di loro. Ho cercato di sentirmi il più libero possibile nella costruzione di questo progetto e tutto ciò è il risultato di un dialogo sincero che si è creato tra me, Veronica Veronesi, il Museo Carlo Zauli e tutti gli artisti e amici che hanno collaborato.

GP: In SLAG torna un elemento da te già utilizzato in precedenza: la carena anteriore del motorino. Questa volta però ti confronti con un materiale per te nuovo come la ceramica tradizionalmente legato in parte al mondo del design e in parte ad un approccio alla scultura più classico…

MC: L’approccio a questo materiale per me nuovo è stato naturale e spontaneo. Ho cercato di portare la ceramica nel mio mondo. Motori e ceramica d’altronde rappresentano le mie origini, la Romagna e Faenza. Prima o poi ci saremmo incontrati ed è successo grazie al Museo Carlo Zauli. La ceramica ti apre un abisso di possibilità dove rischi di perderti. Durante il periodo di residenza al Museo e con il supporto tecnico della ceramista Aida Bertozzi ho preso confidenza con questo materiale: la possibilità di lavorare con il modellato in maniera così decisa e massiccia ha fatto fare un passo ulteriore all’interno della mia ricerca, aprendomi nuove spinte creative. La realizzazione di LACOSTE, opera presente nella mia personale SQUAME al Museo Carlo Zauli, ne è la prova. Le infinite potenzialità espressive di questa materia mi hanno portato a trasfigurare completamente il frammento di realtà che ha innescato l’idea alla base dell’opera: un residuo di copertone squarciato al bordo di una strada.

Marco Ceroni, “SLAG”, vista dell’esposizione, GALLLERIAPIU – Foto di Stefano Maniero Courtesy GALLLERIAPIU e l’artista
Marco Ceroni, “SLAG”, vista dell’esposizione, GALLLERIAPIU – Foto di Stefano Maniero Courtesy GALLLERIAPIU e l’artista
Marco Ceroni, SLAG, 2020. Ph. Stefano Maniero

GP: Con SLAG porti negli spazi della galleria alcune pratiche collaborative tipiche dell’ambiente musicale e della moda facendo di Gallleriapiù un vero e proprio temporary store nel quale confluiranno la street art, il video e la fotografia. Chi sarà coinvolto e come sono nate queste collaborazioni?

MC: Ho cercato di pensare a quello che volevo fare veramente e come poterlo fare nella maniera più seria, curando ogni dettaglio ma non abbandonando una buona dose di spontaneità e divertimento che è alla base dei featuring. Quando sei in batteria tutto funziona meglio. Ho contattato artisti che spaccano: molti erano amici di vecchia data e altri sono diventati dei fratelli. Ogni persona è stata parte integrante del progetto: il risultato infatti è spiazzante e allo stesso tempo inedito. Ambienti diversi si incontrano creando un cortocircuito di forte impatto visivo. Non passeremo inosservati d’ altronde il basso profilo non ci ha mai contraddistinto.
I featuring che ho innescato sono caricati al tritolo: Giorgio Bartocci, artista visivo che ha realizzato un intervento pittorico site specific sulle pareti della galleria a quattro mani con Stefano Serretta, anche lui artista e amico. Toni Brugnoli ha immortalato le mie opere e i miei lavori attraverso il suo tipico sguardo crudo e metropolitano. Infine Gabriele Colia ha creato l’immagine grafica del progetto e Veronica Santi ha realizzato un video finalizzato al lancio di questi nuovi lavori.

GP: L’impressione è quella che ciascuna di queste collaborazioni sia un elemento in più per confondere i confini tra design e opera d’arte, tra pubblicità e le possibilità comunicative di un’opera…

MC: Mi sembra già tutto abbastanza confuso. Quello che voglio fare è non essere schiavo delle regole di un ambiente statico e congelato: voglio creare io il mio ambiente. Dall’altra parte desidero che le mie opere arrivino a più gente possibile: ai ragazzini per strada, a chi non entrerebbe mai in una galleria perché è un mondo di snob. Voglio parlare ad un pubblico ampio e diverso. Rivolgermi al solo pubblico dell’arte contemporanea mi sembra riduttivo: sempre che abbia realmente un pubblico. Anche la comunicazione è parte fondamentale del processo. E’ stato bello e liberatorio fregarsene di quello che si può fare o non si può fare. Collaborare con persone che stimo ma provenienti da altri ambienti amplifica il mio lavoro e il loro. Quindi cerco di amplificare non di confondere.

GP: Sei nato a Forlì, ma oggi studi e lavori a Milano. Le tue opere nascono sempre da un ri-pensare alcuni oggetti come l’iconico Booster, ma anche caschi, dissuasori di traffico, cerchioni…Tutti elementi che richiamo l’immaginario romagnolo piuttosto che quello milanese e dei quali mantieni la forma e la struttura, ma cambiando i materiali. È la vita di provincia che trova nuova forma nella grande metropoli? 

MC: La mia arte è come il mio accento ormai: un ibrido mostruoso tra galletto romagnolo e zarro milanese. La provincia dalla quale vengo e la periferia milanese che mi ha accolto in questi anni hanno molte cose in comune. Nella mia vita si sono fuse completamente. La vita di provincia con la banda di sempre si è legata indissolubilmente alla vita negli squat metropolitani. In mezzo alle case popolari di Corvetto (Milano) ho imparato tanto e vissuto con delle persone generose e coraggiose. Amo la Romagna e amo Corvetto.

SLAG Mimetic Urban Campaign by Toni Brugnoli
Shooting @ Museo Carlo Zauli con Marco Ceroni. Ph. Stefano Maniero
shooting @ Museo Carlo Zauli con Marco Ceroni. Ph. Stefano Maniero
Marco Ceroni, SLAG, 2020. Ph. Stefano Maniero