• Cory Arcangel, This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 - Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi - GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
  • Cory Arcangel, This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 - Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi - GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
  • Cory Arcangel, This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 - Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi - GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
  • Cory Arcangel This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 Vedute dell’installazione Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi - GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
  • Cory Arcangel Awkward Smiles / Lakes, 2013 1920x1080 H.264/ MPEG-4 Part 10, file digitale in loop (da lossless QuickTime Animation master), lettore multimediale, schermo piatto 70”, armatura, cavi 200x93x28cm Foto: Sacha Maric © Cory Arcangel Courtesy Cory Arcangel e Lisson Gallery
  • Cory Arcangel, This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 - Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi - GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
  • Cory Arcangel This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 Vedute dell’installazione Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi - GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
  • Cory Arcangel This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 Vedute dell’installazione Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi - GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
  • Cory Arcangel Hillary / Lakes, 2014 1920x1080 H.264/ MPEG-4 Part 10, file digitale in loop (da lossless QuickTime Animation master), lettore multimediale, schermo piatto 70”, armatura, cavi 200x93x28cm Foto: Joerg Lohse © Cory Arcangel Courtesy Cory Arcangel e Team Gallery
  • Cory Arcangel This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 Vedute dell’installazione Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi - GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
  • Cory Arcangel This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 Vedute dell’installazione Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi - GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
  • Cory Arcangel This is all so crazy, everybody seems so famous Catalogo della mostra, copertina Courtesy Cory Arcangel e GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
  • Cory Arcangel This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 Vedute dell’installazione Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi 1 aprile – 28 giugno 2015 Foto: Roberto Marossi © Cory Arcangel Courtesy Cory Arcangel e GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
  • Cory Arcangel This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 Vedute dell’installazione Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi 1 aprile – 28 giugno 2015 Foto: Roberto Marossi © Cory Arcangel Courtesy Cory Arcangel e GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
  • Cory Arcangel This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 Vedute dell’installazione Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi 1 aprile – 28 giugno 2015 Foto: Roberto Marossi © Cory Arcangel Courtesy Cory Arcangel e GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
  • Cory Arcangel This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 Vedute dell’installazione Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi 1 aprile – 28 giugno 2015 Foto: Roberto Marossi © Cory Arcangel Courtesy Cory Arcangel e GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

(English version below)

La mostra, ideata dalla GAMeC e curata da Stefano Raimondi, l’11 Aprile sarà seguita da Hot Topics, una nuova personale dell’artista alla Lisson gallery di Milano.

ATP: La tua mostra a Bergamo sarà seguita da “Hot Topics”, un’altra tua personale a Milano alla Lisson gallery. C’è una connessione tra le due mostre?

Cory Arcangel: Sono sicuramente collegate perchè la serie di lavori con i pool noodles compare in entrambe. Ciascuna mostra è stata pensata su misura per lo spazio, la decisione su cosa esporre è stata basata sull’architettura e su ciò che pensavo sarebbe stato meglio in ogni stanza. A Bergamo abbiamo uno spazio piuttosto antico con affreschi su ogni parete, quindi i lavori che ho deciso di esporre sono quelli che ho pensato potessero funzionare meglio vicino a questi affreschi. Inoltre la selezione dei lavori ha riguardato in modo specifico anche le condizioni dello spazio – non potevamo appendere nulla sulle pareti. I lavori si trovano tutto attorno al perimetro dello spazio, o di fronte o direttamente appoggiati ai muri, e ovviamente in mezzo allo spazio c’è un tappeto che copre l’intero pavimento.

Alla Lisson, dato che è una galleria molto piccola ma molto elegante, ho deciso di esporre solo pool noodles, dato che essenzialmente sono fatti di materiali molto economici, e funzionano molto bene in uno spazio così distinto.

ATP: Come ti è venuta l’idea per i pool noodles?

CA: Qualche anno fa stavo facendo shopping, ero in un negozio a New York e qualcuno ha preso uno di questi pool noodles e per qualche ragione l’ha spostato dall’altra parte del negozio, appoggiandolo al muro. Quindi ho visto questo pool noodle appoggiato al muro e ho fatto una foto con il cellulare, poi ho continuato a pensarci e allora ho comprato una gran quantità di questi oggetti per il mio studio e ho iniziato a vestirli. Ma dal momento in cui li ho visti a quando ho iniziato ad esporli sono passati circa tre anni. Li vesto con un abbigliamento contemporaneo realizzato su misura per loro e con componenti elettroniche come iPhones, iPods, cellulari Android. Sono vestiti un po’ come la gente si veste oggi, perchè ora la gente si circonda di vestiti e tecnologia. In un certo senso rispecchiano tre categorie: teenagers, americani della classe media e uomini d’affari.

ATP:  Come mai hai deciso di concentrarti su queste tre categorie?

CA: Questa è una bella domanda. Forse sono le tre categorie di persone che si stagliano maggiormente sul mio orizzonte visuale a New York. Indubbiamente gente di Wall Street, poi teenagers, e turisti. Questi lavori hanno a che fare con la mia vita e con le cose che vedo.

ATP: Le città di Bergamo e Milano hanno avuto una qualche influenza sulle mostre? So che hai lavorato con degli artigiani di Bergamo per la realizzazione del tappeto. Come è nata l’idea per questo lavoro?

CA: In entrambi i casi le mostre sono state pensate a seconda dello spazio. Nella mostra a Bergamo, dato che volevo che i lavori fossero visti direttamente vicino agli affreschi, per me era importante che non ci fossero lavori al centro dello spazio, quindi avevo bisogno di qualcosa che occupasse visivamente il centro dello spazio, quindi ho pensato che l’idea di un tappeto sarebbe stata perfetta. Stefano, il curatore, mi ha parlato della storia di Bergamo, che è un centro tessile, quindi abbiamo pensato che avremmo potuto realizzare il tappeto in zona. Per la mostra ho anche disegnato una sciarpa di seta fatta a mano, che sarà in vendita nel museo.

ATP: Puoi dirmi qualcosa in anteprima riguardo al catalogo? So che avrà l’aspetto di una rivista per teenagers.

CA: Si, è stato progettato per sembrare esattamente una rivista per teenagers. Abbiamo passato moltissimo tempo a lavorare al catalogo, quasi la stessa quantità di tempo che abbiamo impiegato per lavorare alla mostra. Tipo mesi. E’ stata un’idea di Stefano quella di farlo sembrare un magazine per adolescenti, e io ho pensato che fosse un’idea fantastica perchè molte delle sculture con i pool noodles somigliano a dei teenagers. I cataloghi sono molto importanti per me, tanto quanto le mostre, quindi ne sono molto coinvolto.

ATP: Quali sono i contenuti del catalogo?

CA: Ci sono i contributi critici di venti collaboratori, e la sezione dedicata ai loro contenuti non somiglia a quelle di un normale catalogo. C’è un quiz, ci sono dei trend reports, tipo cosa è “in” e cosa è “out” nella mia vita, c’è un elenco dei miei ristoranti preferiti – è qualcosa di molto usuale per quel genere di magazine. Ci sono due poster che puoi staccare, uno dei quali è di uno dei miei lavori con i gradienti di Photoshop, l’altro è con installation views della mostra. C’è anche un inserto con degli adesivi che puoi staccare e attaccare dove vuoi, e poi ci sono circa 50 fotografie dei lavori in mostra e un fashion editorial di 10 pagine con fotografie della mia linea di abbigliamento chiamata Arcangel Surfware. E’ fantastico.

ATP: Nel tuo lavoro salvi degli oggetti dall’oblio portandoli fuori dalla realtà quotidiana e inserendoli in un’altra realtà, ossia quella dell’arte, in modo che possano preservarsi ed essere visti nel futuro. A Bergamo esponi alcuni dei tuoi primi lavori. Cosa provi oggi guardando queste opere più vecchie?

CA: E’ un’ottima domanda. E’ qualcosa di molto complicato, perchè ora sono vecchi. Uno dei lavori in mostra si chiama Super Mario Clouds, l’ho fatto nel 2002, e sono tipo 13 anni fa. (ride) E’ vecchio, è molto vecchio! La distanza temporale tra quando stavo iniziando a fare i miei primi lavori con il Nintendo e quando il Nintendo stava avendo successo è quasi la stessa che è passata tra quando ho realizzato il lavoro e oggi. Quindi, il mio lavoro oggi è tanto obsoleto quanto lo era il Nintendo nel periodo in cui stavo realizzando il lavoro. E’ stato folle per me vedere invecchiare il lavoro e vederlo diventare in un certo senso obsoleto. E’ stato fantastico, è stata una cosa che non avrei mai potuto prevedere. Inoltre, oggi vedo il lavoro come se non l’avessi mai neanche fatto, è così lontano da me, lo vedo in maniera totalmente diversa. Per questo motivo mi piace inserire lavori vecchi nelle mostre che sto facendo in questo periodo, perchè è quasi come se fossero nuovi lavori, sono così vecchi. (ride) Voglio dire, ovviamente mi fa sentire vecchio.

ATP: Ma in realtà è un lavoro molto fresco.

CA: Grazie. Sta molto bene in mostra, l’abbiamo messo su un monitor proprio sotto un bellissimo affresco. (ride) La mostra è molto incentrata sul tempo, sulla velocità. La mostra e lo spazio funzioneranno molto bene assieme. Mi vien quasi da dire che anche se questa fosse l’unica mostra che qualcuno avesse mai visto del mio lavoro, io ne sarei davvero felice, perchè è davvero completa. Non è come una retrospettiva, ma in un’unica stanza c’è tutto quello che avrei voluto dire riguardo al mio lavoro. Sono molto felice della mostra.

ATP: Potresti discutere più in dettaglio i temi principali della mostra, il tempo e la velocità?

CA: La maggior parte dei lavori che ho fatto tratta del tempo, delle cose che sono di moda e diventano fuori moda, dell’obsolescenza, del tempo narrativo. E’ un tema costante nelle mie opere. Poi lo spazio espositivo a Bergamo, con la sua storia e la sua architettura, rende inequivocabile che questo era esattamente ciò di cui avrebbe dovuto trattare la mostra. Lo spazio ha 500 anni. Qualsiasi lavoro tu decida di esporre lì dentro rifletterà lo scorrere del tempo. Fa sembrare il Nintendo così nuovo. Quindi, io mi sento vecchio, il Nintendo mi sembra molto vecchio, eppure in quello spazio sembra quasi come se fosse stato fatto ieri. (ride)

Intervista di Matteo Mottin

“This is all so crazy, everybody seems so famous” – fino al 28 Giugno 2015.

gamec.it

“Hot Topics” – fino al 20 Maggio 2015.

lissongallery.com

Cory Arcangel This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 Vedute dell’installazione Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi -  GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Cory Arcangel This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 Vedute dell’installazione Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi – GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Today Tuesday March 31 in the Sala dei Giuristi of the Palazzo della Ragione in Bergamo there will be the opening of This is all so crazy, everybody seems so famous, first solo show in an Italian institution of american artist Cory Arcangel.

The exhibition, conceived by GAMeC and curated by Stefano Raimondi, on April 11 will be followed by Hot Topics, a complementary solo show by Arcangel at Lisson gallery in Milano.

Matteo Mottin in conversation with Cory Arcangel.

Matteo Mottin: The opening of your exhibition in Bergamo will be followed by another solo show in Milano at Lisson gallery. Is there a connection between these two shows?

Cory Arcangel: They are definitely connected because the series of the pool noodles works appears in both shows. Each show was tailored to the space, the decision on what to show in each space was based on the architecture and what I thought would work best in each room. In Bergamo we have a kind of ancient space which has frescoes all over the walls, so the work I decided to show for this exhibitions were the one that I thought would work really well next to these frescoes. Also it was a work that dealt specifically with the conditions of the space – we couldn’t hang anything on the walls. The work is designed to be around the perimeter of the space, either right up against the wall or leaning up against the wall, and of course in the middle of the space there’s a carpet that covers the whole floor.

In Lisson, because it’s a very small but very elegant looking gallery, I decided to show just the pool noodles, because their materials are so cheap, and they work really well in a space that is very elegant and classy.

MM: How did you get the idea for the pool noodles?

CA: I was just shopping one day, a few years ago. I was in a store in New York and somebody had taken one of the pool noodles and moved it to the other side of the store for some reason and they were just leaning up against the wall. So I just saw this pool noodles leaning against the wall in this store and took a cellphone photograph of it, and I just kept thinking about it and then I bought a bunch of pool noodles for my studio and I then I started dressing them up. But from when I saw them and when I started exhibiting them it was about three years. I dress them with contemporary clothes that have been tailored to fit them and with electronics such as iPhones, iPods, Android cellphones. They’re kind of dressed in the way people dress themselves today, because people surrounds themselves with their clothes and their technologies. They sort of mirror three categories of people: teenagers, middle americans and business people.

MM: Why did you decide to focus on these three categories?

CA: That’s a really good question. Maybe they’re the three categories of people that loom the largest in my visual life in New York. Definitely Wall Street people, definitely teenagers, and tourists. It’s just about my life and the things I see in my life.

MM: Did the cities of Bergamo and Milano have had an influence on the exhibitions? I know you worked with artisans in Bergamo for the realization of the carpet. How did you get the idea for this piece?

CA: In both cases the shows are designed according to the spaces. In the Bergamo show, since I wanted the works to be seen directly next to the frescoes, it was important to me that there was no works at the center of the space, so I needed something to take up the center of the space visually, hence I thought that the idea of a carpet would be perfect. Stefano, the curator, had told me about the history of Bergamo, which is a textile center, so we thought that we could make the carpet locally. For this show I also designed a hand-sawn silk scarf, that will be for sale at the museum.

MM: Can you tell me about the catalogue? I know that it’s gonna look like a teen magazine.

CA: Yes, it’s designed to look exactly like a teen magazine.We spent a long time working on the catalogue, almost as much of the time we spent on the show. Like months. It was Stefano’s idea to make it look like a teen magazine, which I thought it was really great because a lot of these pool noodles sculptures look like teenagers anyway. Catalogues are very important to me, I treat them as important as exhibitions, so I’m very involved.

MM: What are the contents of the catalogue?

CA: There’s twenty contributors, and the contributors section is not like the ones of a normal catalogue. There’s a quiz, there is a kind of trend report, like what’s “in” and what’s “out” in my life, there is a list of my favorite restaurants – it’s something very typical to that genre. There’s two posters that you can pull out, one is a poster of some of my Photoshop works, the other poster is of installation shots from the show. There’s also a sheet of stickers that you can pull out and stick, and then there’s about 50 photographs of the works in the show and 10 pages of fashion editorial with photographs of my line of clothes called Arcangel Surfware. It’s great.

MM: In your works you save things from oblivion by taking them out of real life and putting them in another place, i.e. the art world, so they can be preserved for people in the future. In Bergamo you’re showing some of your earlier works. How do you feel now about your old artworks?

CA: It’s a great question. It’s very complicated, because the work is old now. One of the works I’m showing in the exhibition is called Super Mario Clouds, I made it in 2002, and that’s like 13 years ago. (laughs) It’s old, it’s really old! The distance between when I was starting to fool around and making artworks on the Nintendo and when the Nintendo was popular is almost the distance between when I made that artwork and now. So, my work is as obsolete as the Nintendo was when I was originally making the work. So, it’s been crazy for me to see the work age and to see the work itself become kind of obsolete. It’s been amazing, it’s been something that I could never have predicted. Also, I can see the work almost as if I hadn’t even make it now, it’s so far from me, I see it totally different. For that reason, I love showing old works in my shows these days, because it’s almost like a new work, it’s so old. (laughs)

I mean, it sure makes me feel old.

MM: But that’s actually a very fresh artwork.

CA: Thanks. It looks really good in the show, we have it on a monitor right under a beautiful fresco. (laughs) The show very much is about time, it’s about speed. The show and the space are going to work really well together. I would say, even if this would be the only show that somebody saw of my work I would be totally happy, it’s really complete. It’s not like a retrospective, but in one room there’s everything that I would want to say about my work. I’m really happy about the show.

MM: Can you discuss a little further about time and speed, the main themes of the show?

CA: Most of the works that I made is about time, it’s about things going in and out of fashion, it’s about obsolescence, it’s about narrative time. It’s a constant theme in the works that I do. Then the space, with its own history and its own architecture, makes it clear that that was exactly what the show had to be about. It’s 500 years old. Any work that you put in that space is going to reflect time passing. It makes the Nintendo seem so new. So, I feel old, the Nintendo seems so old to me, yet in the space it just seems like it was made yesterday. (laughs)

“This is all so crazy, everybody seems so famous” – until June 28.

gamec.it

“Hot Topics” – until May 20.

lissongallery.com

Cory Arcangel, This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 - Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi -  GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Cory Arcangel, This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 – Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi – GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Cory Arcangel This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 Vedute dell’installazione Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi 1 aprile – 28 giugno 2015 Foto: Roberto Marossi © Cory Arcangel Courtesy Cory Arcangel e GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Cory Arcangel This is all so crazy, everybody seems so famous, 2015 Vedute dell’installazione Bergamo, Palazzo della Ragione / Sala dei Giuristi 1 aprile – 28 giugno 2015 Foto: Roberto Marossi © Cory Arcangel Courtesy Cory Arcangel e GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

Cory Arcangel N.E.R.D, 2015 Foam pool noodles, Hello Kitty fleece hat, LG Volt white Android smartphone and charger, Candy Crush app, socks, tailored shorts Dimensions variable Photo: Joerg Lohse © Cory Arcangel Courtesy of Cory Arcangel and Team Gallery

Cory Arcangel N.E.R.D, 2015 Foam pool noodles, Hello Kitty fleece hat, LG Volt white Android smartphone and charger, Candy Crush app, socks, tailored shorts Dimensions variable Photo: Joerg Lohse © Cory Arcangel Courtesy of Cory Arcangel and Team Gallery