question: elena bordignon


answer:
paola manfrin


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C’è poco da spiegare… e anche da cliccare. Sono capitata, via motore di ricerca, su un sito abbastanza bizzarro, Interview Match. Chi ci trovo a far baruffa? C’è una rosa di critici, curatori e spassionati che, a ‘colpi’ visivi se ne danno di (santa) ragione. C’è Milovan Farronato che lecitamente chiede e Christian Holstad che, cortesemente, risponde. C’è Hans Ulrich Obrist che si immortala con la webcam e Simon Fujiwara che, facendo altrettanto, gli risponde. Ma ci sono anche Diego Perrone, Marti Guixè, Victor Man, Caroline Corbetta, Alessandro Rabottini e Patrick Tuttofuoco, tra gli altri. Nel ring si contendono l’immagine più furba, il video più imprevedibile, il colpo basso in barba alla cintura!
Siamo dunque nell’arena che l’astuta Paola Manfrin (per quanti non la conoscessero, mente con Maurizio Cattelan di Permanent Food), ha architettato per dialogare in quella che sembra la lingua più facile e digeribile dei nostri tempi, quella delle immagini. Dalla mission nel sito, si legge che il progetto si è costuito come un vero e proprio campo di battaglia, per svelare ‘fatti, misfatti, menzogne e dicerie’.
Mi diverto a scorrere i vari ‘botta e risposta’ tra i lottatori; esilarante quello tra la stessa Manfrin e Matteo Ceccarini o quello tra Michele Robecchi e Antje Majewski. Il risultato è un’antologia di assurdità e follia che – maestri siano sempre i surrealisti – le parole (immagini) in libertà, le associazioni libere (e liberate), possono costruire e raccontare il nostro (inquietante) panorama esistenziale. Bandita la retorica e le astrusità concettose, i personaggi si raccontano per immagini, rivelando spesso quello che, a parole, non potremmo mai nè dire nè alludere.
Veloce, spiazzante, democratico (tutti hanno lo stesso spazio e le stesse ‘armi’… non tutti lo stesso ingegno, però), Interview Match sembra un ottimo ‘porto franco’ dove imbeccare, fuori dai denti… Ho mandato una sola domanda all’ideatrice: una libreria. Mi ha risposto a tono, con due lottatori che la raccontano lunga sulla capacità delle immagini di difendersi da sole.
Parlando con la Manfrin, ho scoperto che, se avessi avuto il coraggio di salire sul ring, sarei finita sul tappeto dopo 2 secondi, visto che mi spiega che, praticamente, lei si nutre di immagini dall’alba al tramanto tanto che ha deciso di aprire questo sito per archiviarle.
Unica cosa mancante, in questa surreale antologia catatonica, ma decisamente d’altri tempi, la chiosa finale…