Margherita Moscardini, Inhabiting without Belonging, 2020. Veduta della mostra presso Renata Fabbri arte contemporanea, Milano. Fotografia di Andrea Rossetti. Courtesy l’artista e Renata Fabbri arte contemporanea. 

Margherita Moscardini, Inhabiting without Belonging, 2020. Veduta della mostra presso Renata Fabbri arte contemporanea, Milano. Fotografia di Andrea Rossetti. Courtesy l’artista e Renata Fabbri arte contemporanea.

Testo di Davide Pirovano —

Inhabiting Without Belonging è la prima mostra personale di Margherita Moscardini ospitata alla galleria Renata Fabbri di Milano, fino al 30 gennaio 2021.
La mostra è il frutto di una profonda ricerca che l’artista sostiene e porta avanti da diversi anni, analizzando i concetti fondamentali di cittadinanza, territorialità e appartenenza. Sfruttando l’arte come elemento che agisce all’interno della società e del presente, Margherita Moscardini utilizza la pratica artistica non come una pratica finalizzata a se stessa, ma come chiave utile a sensibilizzare e divulgare differenti modi di leggere i tempi contemporaneo. L’artista si pone in diretta relazione con progetti di spazi sociali, alla ricerca di nuove prospettive, ricordando vagamente gli esperimenti del movimento Situazionista di Guy Debord, verso una nuova logica di urbanizzazione e di psicogeografia della città.

Attraverso le opere presentate negli spazi della galleria milanese, Moscardini ragiona sul concetto di non appropriazione, considerando le porzioni dell’Alto Mare: parti della Terra che non possono stare sotto alcuna logica di sovranità dell’uomo.
Come fossero delle sagome astratte, l’artista utilizza le forme dell’Oceano Pacifico, l’Oceano Atlantico e il Mediterraneo, l’Artide e l’Emisfero Sud, per elaborarle e creare così una cartografia nuova del pianeta, ribaltando la visione dello stesso e portando il vuoto dove siamo abituati a vedere il pieno, ovvero gli Stati. Estrapola dalla nuova pianta le forme dei mari e ne ricava delle delicatissime e affascinanti sculture, attraverso cui ci trasporta tutta la profondità di uno spazio “libero”. Luoghi che secondo le logiche che governano la nostra struttura sociale, sono solo un passaggio, non una meta. Studi che ci fanno pensare anche ai nonluoghi (non-lieu) dell’antropologo francese Marc Augé.
Dalle forme e dai colori delle sculture in cristallo, emerge tutta la forza di un bene comunitario, non sottoposto a logiche di proprietà, sfruttabile da tutti e attraverso cui tutti possono sentirsi parte di qualcosa.
Al di là della seduzione che gli ‘oggetti.scultura’ possono infondere, l’artista elude questa loro potenzialità per chiederci se ad oggi è ancora giusto e necessario convivere con questa classificazione, se i confini degli Stati sono ancora elementi utili a definire una cittadinanza che è in costante mutazione.

Margherita Moscardini, The High Seas of the Planet Earth. Atlantic Ocean Northern Hemisphere and Mediterranean Sea, 2020. Vetro, 50 x 70 cm (sinistra); The High Seas of the Planet Earth. Pacific Ocean, Northern Hemisphere, 2020. Vetro, 40 x 60 cm (destra). Fotografia di Andrea Rossetti. Courtesy l’artista e Renata Fabbri arte contemporanea. 


Inhabiting, si inserisce in una visione molto più ampia e complessa dell’artista, in diretta continuità con i suoi precedenti progetti, come The Fountains of Za’atari (2016 – 2019). Quest’ultimo è legato a una ricerca sviluppatasi sull’analisi dello spazio tipicamente temporaneo dei campi profughi, che in maniera sempre maggiore assumono condizione di permanenza. Za’atari è un campo in Giordania ed è il più grande del mondo per rifugiati siriani, funziona esattamente secondo le logiche di una città e le persone si sono ormai adattate al luogo, appropriandosene e adeguandolo alle proprie esigenze culturali, caratterizzandolo con elementi propri della loro tradizione abitativa. Margherita Moscardini analizza i progetti delle fontane, per il valore che ricoprono nelle strutture architettoniche e urbane, progettate direttamente dalle famiglie “temporaneamente” ospitate nel campo. Per sentirsi di più a casa. L’artista ha mappato le fontane e ne ripropone il modello a istituzioni pubbliche europee, il cui ricavato è poi destinato al progettista originario e alla famiglia. Una di queste è già collocata a Reggio Emilia dal 2019, grazie al sostegno della Collezione Maramotti.

Fondamentale è comprendere la prospettiva entro cui si colloca l’artista, per poter unire i molteplici stimoli riflessivi che scaturiscono dall’opera.
In Inhabiting, il titolo della mostra è presentato nello spazio espositivo, sotto forma di basso rilievo in bronzo. Il rilievo è la riproduzione in grande della scritta di una bambina siriana, ora in Italia, a cui l’artista è molto legata. In maniera delicata, sincera e rivelatrice, Margherita Moscardini ci mette nella condizione di riflettere, anche solo sulla necessità di una nuova concezione dello spazio dell’abitare. Nessuno è proprietario dell’Alto Mare e nessuno, in Za’atari è veramente parte di uno Stato, considerato quest’ultimo nel senso più tradizionale del termine. La complessità di rappresentare una condizione nomade, migratoria, che non riesce più a inserirsi all’interno di un concetto pre-strutturato di cittadinanza e che probabilmente non è mai davvero esistito.

Un suggerimento: andate a vedere l’esposizione durante le ore di luce, perché le opere interagiscono con la stessa, proiettando prismi, forme e giochi d’ombre, quasi a ricordarci che gli elementi (luoghi) più immateriali, naturali ed emozionali della terra sono inafferrabili, dove i costrutti sociali non hanno ruolo di dominio. Siamo tutti elementi finiti di fronte all’infinito mutare della forma e dello spazio.

Margherita Moscardini, Inhabiting without Belonging, 2020. Veduta della mostra presso Renata Fabbri arte contemporanea, Milano. Fotografia di Andrea Rossetti. Courtesy l’artista e Renata Fabbri arte contemporanea. 

Margherita Moscardini, Inhabiting without Belonging, 2020. Veduta della mostra presso Renata Fabbri arte contemporanea, Milano. Fotografia di Andrea Rossetti. Courtesy l’artista e Renata Fabbri arte contemporanea.

Margherita Moscardini, The High Seas of the Planet Earth for Inhabiting without Belonging , 2020. Pigmento e stampa su carta, rovere, 130 cm Ø. Fotografia di Andrea Rossetti. Courtesy l’artista e Renata Fabbri arte contemporanea.