Particolare dell’installazione Faded Garden, 2018, Castello di San Vito al Tagliamento, Courtesy l’artista e galleria A plus A

FADED GARDEN

Quattro anni fa, in occasione della mia prima personale a Venezia, ho concepito l’idea di trasporre un’immagine direttamente su un oggetto scultoreo; il progetto era incentrato sul territorio carsico e il suo contesto storico, di cui indagavo la natura attraverso una doppia chiave di lettura: quella magnificente, legata all’aspetto naturalistico e quella tragica, legata alla storia delle foibe.

In quella occasione ho realizzato per la prima volta delle sculture che ho poi ricoperto di emulsione fotografica e sviluppato in camera oscura, con l’idea di trasferire l’immagine di un cielo sopra di esse.

L’atmosfera notturna è da sempre lo scenario che prediligo: è nella notte che lo sguardo si fa più profondo e le forme e gli spazi fisici, attraverso l’illusione, tradiscono la realtà per aprirsiall’universo immaginifico.

In questa dimensione immergo Faded garden: un corpus di sculture da giardino impressionate attraverso la tecnica della rayografia, sviluppate poi in camera oscura; sono elementi naturali – foglie, rami e fronde di alberi – ad essere registrate su questi supporti, trattati come vere e proprie fotografie. Le sculture sfumano così verso il nero attraverso l’emulsione chimica che, simbolicamente e concretamente, traccia le ombre degli alberi proiettate su di esse, come se ci trovassimo in un giardino notturno, o in ciò che ne rimane, e le stesse foglie di questi alberi fossero esposte ai raggi di luna piena, frapponendosi a questi ultimi e agli oggetti che si trovano al suolo.

Veduta dell’installazione Faded Garden, 2018, Castello di San Vito al Tagliamento, Courtesy l’artista e galleria A plus A

Il lavoro nasce anche da una suggestione legata al giardino all’italiana e agli elementi che lo compongono. Si tratta di uno stile di giardino tardo-rinascimentale, caratterizzato da una suddivisione geometrica degli spazi ottenuta tramite l’utilizzo di filari alberati e siepi, sculture vegetali sempreverdi e specchi d’acqua geometrici accostati a elementi architettonici quali fontane e statue. Secondo questa impostazione, le corti diventavano luoghi simbolo di un mondo patinato in cui storie e leggende si mescolavano. Un periodo, questo, in cui scaturì una nuova percezione dell’uomo e del mondo e che vide svilupparsi concezioni contrapposte, tra lo splendore della rinascita e le incertezze dell’ignoto, le stesse incertezze che sembriamo ancora oggi rivivere, nonostante l’enorme distanza temporale e il succedersi di visioni filosofiche e rimesse in discussione.

Gli oggetti scultorei reperiti per il progetto provengono da aziende che producono statue con l’intento di abbellire giardini privati o pubblici, esaltando involontariamente un’idea di kitsch che si allontana irrimediabilmente dal mondo erudito e sofisticato del tempo cui vorrebbero riferirsi.

Le sculture da me prelevate sono quindi installate all’interno dello spazio espositivo come una scenografia, dove l’atmosfera postuma accoglie i frammenti delle statue come se fossero conservate all’interno di un luogo abbandonato, in cui solo l’edera sembra rifiorire. Ne emerge un immaginario artefatto e quasi alla deriva, che va insistere sull’idea di catastrofe, della quale però non riusciamo a comprendere le cause. A ciò si accosta, allo stesso tempo, una forte componente poetica, enfatizzata dall’idea della notte come perpetua custode di segreti. Uno sguardo quasi alieno carico di una sensazione inquieta che è la stessa, sospesa e metafisica, di Melancholia, film di Lars Von Trier a cui mi sono ispirata per la costruzione dello scenario, ambientato in un pianeta terra in cui l’aria diventa rarefatta e il campo elettromagnetico inizia a dar segni di cedimento. Come lo stesso Von Trier indica, ci troviamo di fronte ad una natura sempre più pronta, rispetto all’essere umano, a cogliere la più piccola modifica nello scorrere dell’esistere, sia che avverta i segni di una catastrofe, sia che ne anticipi la dissoluzione.

Silvia Mariotti, Faded Garden (Conchiglia), 2018. Emulsione fotografica su statua da giardino, 15x30x40 cm, Courtesy l’artista e galleria A plus A
Silvia Mariotti,Faded Garden (Putto), 2018. Emulsione fotografica su statua da giardino, 60x20x20 cm, Courtesy l’artista e galleria A plus A

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I (never) explain è uno spazio che ATPdiary dedica ai racconti più o meno lunghi degli artisti e nasce con l’intento di chiedere a una selezione di artisti  di scegliere una sola opera – recente o molto indietro del tempo – da raccontare.
Una rubrica pensata per dare risalto a tutti gli aspetti di un singolo lavoro o serie, dalla sua origine al processo creativo, dall’estetica al concetto.