• Gregory Green, Nuc.Dev.Ed. #3 (10 kilotons, Plutonium 239), 1997, mixed media, 107 x 81 x 84 cm Ph. Dario Lasagni - Courtesy Collezione Maramotti © the artist
  • Gregory Green, Nuc.Dev.Ed. #3 (10 kilotons, Plutonium 239), 1997, mixed media, 107 x 81 x 84 cm Ph. Dario Lasagni - Courtesy Collezione Maramotti © the artist
  • Krištof Kintera, Small Factory (Personal Industry L.T.D.), 2009 metallo rivestito in nichel, macchina del fumo automatica con timer, tappet, poltrona, 115 x 400 x 500 cm Courtesy Collezione Maramotti Ph. Dario Lasagni © the artist
  • Industriale immaginario - Collezione Maramotti, Reggio Emilia - Installation view - Ph. Dario Lasagni
  • Laure Prouvost, car mirror eat raspeberries, 2013 mixed media 61 x 59 x 49 cm - Courtesy Collezione Maramotti © the artist
  • Matthew Day Jackson, Cult of Death 2007 filo di lana, formica, stampa a getto d’inchiostro su tavola, 122 x 91,4 cm, Courtesy Collezione Maramotti © the artist
  • Carl Ostendarp, Constancy to an Ideal Object, 1991 uretano e acrilico su tela, 198 x 154 cm Courtesy Collezione Maramotti © the artist
  • Nuvolo, Senza titolo, 1958, stoffa e pigmenti, 157 x 175,5 cm Courtesy Collezione Maramotti
  • Krištof Kintera, Small Factory (Personal Industry L.T.D.), 2009 metallo rivestito in nichel, macchina del fumo automatica con timer, tappet, poltrona, 115 x 400 x 500 cm Courtesy Collezione Maramotti © the artist
  • Peter Halley, Snap 1996 - acrilico, acrilico Day-Glo, acrilico metallico e Roll-a-Tex su tela, 236,5 x 236,5 cm Courtesy Collezione Maramotti © the artist
  • Lara Favaretto, Gummo III, 2008, lastre e telai di ferro, spazzole, motori, piastre d’acciaio con cuscinetti a sfera, scatola elettrica, cavi elettrici, chiave 220 x 425 x 130 cm, Ph. Carlo Vannini Courtesy Collezione Maramotti © the artist
  • Vincenzo Agnetti, Dati due istanti-lavoro vi sarà sempre una durata-lavoro contenente gli istanti dati 1963, plexiglass, ottone e materiale plastico, 100 x 100 cm Courtesy Collezione Maramotti

Testo di Paola Tognon

Alla Collezione Maramotti, accanto alla mostra personale di Corin Sworn, quinto Max Mara Art Prize for Women, troviamo una mostra davvero speciale, come il suo titolo, Industriale Immaginario (fino al 24 aprile 2016). Lavorando sulle opere della Collezione Maramotti mai esposte in precedenza, alcune fra quelle che appartengono al primo nucleo storico di acquisizioni della Collezione, altre acquisite recentemente o commissionate nel tempo, la mostra configura, articola e propone l’analisi di una relazione rilevante negli ultimi decenni, quella fra materiali e contesto, fra prodotto e rielaborazione, tra manufatto e artefatto, tra informazione e comunicazione, tra politica e poetica. Ciò che ne emerge, attraverso l’assonanza o la contrapposizione di opere, anche di epoche apparentemente lontane (dall’opera del 1953 di Nuvolo alle più recenti, del 2013, di Laure Prouvost o di Elisabetta Benassi) è una lettura inedita che, senza voler dimostrare o asserire concept di tendenza, lavora per accogliere e svelare una possibile costante dell’arte, quella della rappresentazione della realtà e della sua percezione tra naturale e artificiale, tra memoria individuale e collettiva.

Le opere, che si allargano nelle sale al piano terra della Collezione, sono allestite mediante un template semplificato per luce e geometria, funzionale alla focalizzazione dei singoli lavori e insieme alla messa in evidenza di relazioni o dialoghi insospettabili (ma non casuali) che, pur senza rigidi criteri cronologici, generazionali o materiali, si instaurano da una parete all’altra o da una sala a quella successiva. Non si tratta quindi di una mostra tematica, e tantomeno di un espediente per esporre opere inedite appartenenti ad una collezione di particolare rilievo, ma più sottilmente e felicemente di un sistema di analisi che, basandosi sulla profonda conoscenza delle opere e del loro contesto storico-artistico, apre a relazioni inaspettate e provocanti. Così come succede con il titolo stesso della mostra: Industriale Immaginario. Ripensarlo, dopo aver visto l’opera di Andrea Zittel, A-Z Wagon Station customized by Hal McFeely del 2003 o quella di Krištof Kintera, Small Factory (Personal Industry L.T.D.) del 2009; oppure quella di Elisabetta Benassi, Untitled (The Innocents Abroad) del 2011 e quella di Kaarina Kaikkonen, From Generation to Generation del 2001 ci permette di cogliere, in libertà e quasi con uno stupore curioso, la valenza del binomio e alcuni fra i suoi possibili svolgimenti dentro la storia e la memoria. Per tutto ciò – e pur con tutte le dovute differenze di entità e misura – dopo aver visto a Torino la prova muscolare (e forse inutile dal punto di vista del valore aggiunto) delle esposizioni Tuttovero al Castello di Rivoli e alla GAM, la mostra Industriale Immaginario torna alla memoria come una felice proposta di lettura oltre che di scoperta di opere inedite.

Ecco in ordine alfabetico i nomi degli artisti coinvolti nella mostra Industriale Immaginario: Vincenzo Agnetti, Elisabetta Benassi, Lara Favaretto, Paolo Grassino, Gregory Green, Peter Halley, Matthew Day Jackson, Kaarina Kaikkonen, Krištof Kintera, Annette Lemieux, Nuvolo, Carl Ostendarp, Laure Prouvost, Tom Sachs, Vincent Szarek, Andrea Zittel.

Andrea Zittel, A-Z Wagon Station customized by Hal McFeely, 2003 – Materiali vari, Courtesy Collezione Maramotti Ph. Dario Lasagni © the artist

Andrea Zittel, A-Z Wagon Station customized by Hal McFeely, 2003 – Materiali vari, Courtesy Collezione Maramotti Ph. Dario Lasagni © the artist

Industriale immaginario - Collezione Maramotti, Reggio Emilia - Installation view  - Ph. Dario Lasagni

Industriale immaginario – Collezione Maramotti, Reggio Emilia – Installation view – Ph. Dario Lasagni

Kaarina Kaikkonen, From Generation to Generation 2001 giacche da uomo  122 x 91,4 cm Courtesy Collezione Maramotti © the artist

Kaarina Kaikkonen, From Generation to Generation 2001 giacche da uomo 122 x 91,4 cm Courtesy Collezione Maramotti © the artist