• Lorenzo Scotto di Luzio, Installationview: In bocca a te ogni cosa muore Kunst Meran Merano Arte Foto: Ivo Corrà Courtesy the artist and T293, Roma
  • Lorenzo Scotto di Luzio, Sin and Misery, 2017; Viveur, 2017; Gesicht, 2012 Kunst Meran Merano Arte Foto: Ivo Corrà Courtesy the artist and T293, Roma
  • Lorenzo Scotto di Luzio, Spartifila, 2017 Kunst Meran Merano Arte Foto: Ivo Corrà Courtesy the artist and T293, Roma
  • Lorenzo Scotto di Luzio, Installationview: In bocca a te ogni cosa muore Kunst Meran Merano Arte Foto: Ivo Corrà Courtesy the artist and T293, Roma
  • Lorenzo Scotto di Luzio Installationview: In bocca a te ogni cosa muore Kunst Meran Merano Arte Foto: Ivo Corrà Courtesy the artist and T293, Roma

Testo di Lisa Andreani

Riecheggiano oggi in innumerevoli discorsi che riguardano il nostro quotidiano frasi strettamente legate all’irruzione delle immagine, al martellamento continuo, alle scioccanti ma necessarie foto di aggressività e prepotenze nel tentativo di far valere dietro di esse una necessità etica. L’irrompere di queste parole da un lato comprova il tratto distruttivo e snaturante della violenza, ma dall’altro istituisce una riflessione su un’ambiguità che la investe. “La verità è un’insorgenza violenta” scrive Jean-Luc Nancy nel suo saggio Immagine e violenza. Il testo, dedicato alla descrizione di quest’ultima nella sua duplice essenza, mette in luce la sua manifestazione allo stesso tempo positiva e negativa. Ed è nell’insorgenza positiva di questa verità violenta che si genera un’apertura capace di istituire un legame con i lavori che Lorenzo Scotto di Luzio (1972, Pozzuoli. Vive e lavora a Berlino) ha presentato a Kunst Meran/Merano Arte in occasione della personale curata da Christiane Rekade.
La puntualità storica e politica dell’artista ritorna ancora. In particolar modo nella narrazione frammentata di disegni a tempera e a carboncino che, perdendo l’ironia delle pantomime di limoni e palline da golf realizzate in occasione di Basteln, l’altra personale realizzata nel 2016 alla galleria T293 a Roma, enfatizzano con sguardo acuto il sentiero della società che sta dirigendosi sempre più in basso. I volti di tipi e ritratti, che con la loro incisività ricordano le xilografie dell’espressionismo tedesco, scoprono sotto un velo apparentemente sereno e tranquillo l’aggressività di figure come quella di Lynndie England (2017), da noi tutti conosciuta per lo scandalo delle torture nella prigione di Abu Ghraib in cui è stata fotografata. Ad essa si affianca Benino (2017), classico pastore del presepe napoletano che dal sonno rilassato pare in grado di destarsi improvvisamente con il suo manganello in mano. La pericolosità dell’oggetto trattiene in sé un’alta carica simbolica che rimanda al fascismo o alle più attuali prepotenze dirette dagli agenti della pubblica sicurezza a rivoltosi in protesta.

Lorenzo Scotto di Luzio Polizist, 2017; Scultura in legno, 2017; Gesicht, 2017 Kunst Meran Merano Arte Foto: Ivo Corrà Courtesy the artist and T293, Roma

Lorenzo Scotto di Luzio Polizist, 2017; Scultura in legno, 2017; Gesicht, 2017 Kunst Meran Merano Arte Foto: Ivo Corrà Courtesy the artist and T293, Roma

Nuovamente sotto una prima superficie apparentemente “giocosa”, costituita da oggetti ritrovati come coni stradali, corde, fiori di plastica e pezzi di legno, soggiace un seccato commento ai sistemi di controllo, alle costrizioni che la società ci impone anche in una semplice fila fatta all’aeroporto o all’ingresso di un museo. Anche se spesso non ci accorgiamo di ciò che abbiamo attorno, le cose sono esattamente come sembrano ed è in un’azione come quella di Scotto di Luzio che si percepisce il potere di una micropolitica del discreto. Antiretorico e antieroico, lontano dal intellettualismi solenni, il suo sguardo acuto entra nella dimensione temporale contemporanea, si srotola in mezzo agli altri. Riducendo i luoghi comuni a quello che sono, in Time machine (2017) per esempio viene rimarcato, afferma l’artista, un certo bigottismo da cui siamo tutti investiti. Il ready made, infatti, non è altro che uno dei quei copricapi che in passato nell’abbigliamento femminile segnalava un certo decoro ma che oggi in realtà fa riferimento alle comunità Amish degli Stati Uniti. Bigotta è infatti una persona che mostra una religiosità solo esteriore non riscontrabile nei fatti. Il messaggio appare chiaro e cristallino senza bisogno di ulteriori aggiunte. L’essere discreti di Lorenzo Scotto di Luzio non è un limitarsi o un attendere, bensì, in un linguaggio costruttivo e senza filtri, un darsi da fare senza sosta in una singolare potenza sovversiva che agisce sottovoce in una società costituita da un’onnivisibilità che raggiunge il patologico. Così, in una realtà fatta di oggetti freddi e flussi di informazioni continue, possiamo farci travolgere o attuare una politica di formiche (Zaoui P., L’arte di scomparire, Il Saggiatore,p. 106), intempestiva, che rimarchi il senso di inadeguatezza che ci appartiene e postuli una riflessione necessaria su tempi che corrono e i flussi che ci inondano. Come sempre è necessario scegliere: o l’arte di essere discreti o il ciondolare infelice come quello che incontra il nostro sguardo nella scultura Hello Flower (2017) intenta a canticchiare senza sosta una canzone priva di senso.

Lorenzo Scotto di Luzio Spartifila, 2017 Kunst Meran Merano Arte Foto: Ivo Corrà Courtesy the artist and T293, Roma

Lorenzo Scotto di Luzio Spartifila, 2017 Kunst Meran Merano Arte Foto: Ivo Corrà Courtesy the artist and T293, Roma

Lorenzo Scotto di Luzio Yogin, 2017; Time machine, 2017; Poliziotto, 2017 Kunst Meran Merano Arte Foto: Ivo Corrà Courtesy the artist and T293, Roma

Lorenzo Scotto di Luzio Yogin, 2017; Time machine, 2017; Poliziotto, 2017 Kunst Meran Merano Arte Foto: Ivo Corrà Courtesy the artist and T293, Roma