Sabine Defon 
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Identità e differenza, ossessione, ripetizione e variazione sono le prime parole (un po’ scontate) che vengono in mente visitando ‘I’m looking for myself’, personale di Sabine Delafon da Room Galleria. La mostra riprende un lavoro iniziato nel 2005 in cui SD, alla ricerca del proprio sosia, ha distribuito per varie città 3000 volantini segnaletici in varie lingue con 500 suoi ritratti in fototessera. I volantini ora sono raggruppati su un’unica parete della galleria, un’installazione a dire il vero un po’ funebre (il richiamo visivo più immediato è un museo dell’olocausto), ma d’impatto. Certo l’ossessione per il sé, il proprio viso, il proprio corpo, il proprio nome, apre molti interrogativi. D’altra parte pretendere di dare risposte sarebbe probabilmente peggio. In ogni caso SD non perde mai grazia ed eleganza e comunque navigare con lo sguardo tra i molti volti dell’artista, fissi ma sempre diversi, ha il suo discreto fascino.

In occasione della mostra è stata prodotta anche un’edizione a stampa.

Andrea Balestrero