Massimo Ruiu – Il mio livello, 2020

È come entrare silenziosamente in un grande pensatoio, uno spazio espositivo situato all’interno di un ex seminterrato, formato da una sala centrale che accoglie un pensiero unico fatto da più voci, opere e installazioni. Dalla pittura al disegno, dall’assemblage alla fotografia passando per il mosaico fino alle azioni performative, Massimo Ruiu riutilizza e ibrida diversi medium dando inizio a un’ampia narrazione di lavori eseguiti tra il 1996 e il 2020.

L’intera opera dell’artista ruota attorno a un fluire visivo, a un linguaggio immaginario e continuo attraversato da frequenti contaminazioni che prendono corpo dall’interiorità dell’uomo, dagli aspetti e dalla realtà del mondo in cui vive. Numerose e di varia natura sono le tracce oggettive che conducono lo spettatore a un confronto intimo, che oltrepassa i confini spazio- temporali di un’umanità mutevole, percepita come un eterno ritorno alla propria condizione di partenza. I lavori di Ruiu sono idee reali, proiezioni concrete vissute e raccontate come esperienze tratte da veri e propri stati di consapevolezza che, in questo caso specifico, come nella riflessione filosofica del francese Bergson, somigliano a dei personali flussi di coscienza.

Massimo Ruiu, ombra assoluta, 2000

I suoi sono monologhi interiori declinanti anche come oggetti di scena, sono opere dominate da un eclettismo complesso in perpetua oscillazione tra umorismo e tragicità, attualizzati in un gioco di rimandi che lasciano spazio al ricordo, alla morte, al paradosso e al nonsense.
Quella di Massimo Ruiu è una poetica che guarda con interesse alla formalizzazione estetica che dall’oggetto d’uso diviene materiale artistico, in un processo dal fascino dadaista intriso di storia dell’arte, filosofia, mito, scienze occulte, letteratura, psicoanalisi, sessualità e religione.
In questa geografia di pensiero concettuale e aniconico le elaborazioni plastiche e fotografiche dell’artista, che esulano dall’oggettivazione del sogno, sono il riscontro dialettico di un dialogo sempre attuale con l’identità contemporanea.

Nella serie Ombre assolute, realizzata a partire dal 1997, il curatore Carmelo Cipriani scrive sul catalogo pubblicato da Esperidi Edizioni: “vaste cavità nere compromettono fotografie tratte dai più disperati contesti.
Il nero inghiotte lo sguardo e l’immagine implode dando origine a corto circuiti percettivi. Nel taglio nero, ampio e saturo, è l’assenza a rimarcare la sua presenza mentre il vuoto s’impone al pieno”.

Dal 21/8 al 1/11 2020
Gigi Rigliaco Gallery, via Adige, 32
Galatina, Lecce
Palazzo della Cultura, Piazza Alighieri, 51

Massimo Ruiu – Un brutto tiro, 2013
Massimo Ruiu – La memoria del mare, 2020