Polish Round Table Talks in Warsaw,   Poland,   on February 6,   1989. ©

Polish Round Table Talks in Warsaw, Poland, on February 6, 1989. ©

Coordinatrice: Chiara Vecchiarelli.

Partecipanti al tavolo: Antonella Berruti, Beatrice Buscaroli, Simone Frangi, Vittorio Gaddi, Raffaele Gavarro, Salvatore Lacagnina, Ilaria Leoni, Francesco Ragazzi, Francesco Urbano, Angela Vettese.

Tra le diverse discussioni che hanno animato il Forum dell’Arte Contemporanea di Prato, ieri, venerdi? 25, si e? svolta quella relativa al Padiglione Italia. L’obbiettivo è stato quello di analizzare i problemi, le relazioni con lo spazio ospitante, i metodi curatoriali affrontati, la scelta degli artisti, “chi sceglie chi”, la conoscenza del territorio da parte dei curatori, il rapporto ambito politico – consulenza scientifica, le tempistiche delle nomine e, non ultimo, il concetto di nazionalita?.

Di seguito alcuni punti emersi durante il confronto.

Francesco Ragazzi, Membro del duo curatoriale “Francesco Urbano Ragazzi”

La tempistica della scelta del curatore e? il tema principale. La Biennale, Italiana in Italia, deve fare in modo che il curatore emerga col suo lavoro sugli altri. Invece di fare un Padiglione fuori dal discorso internazionale, nazionale e locale. Inoltre, fuori dalla Biennale ci sono centinaia di mostre brutte, indecenti e quindi stiamo dando spazio a cose che non hanno valore e non possono essere storicizzate. Il Padiglione Italia e? grande, usiamolo con piattaforme di discussione, dibattiti, …

Francesco Urbano, Membro del duo curatoriale “Francesco Urbano Ragazzi”

Il problema della gestione del tempo e? anche per me il piu? importante, rispetto alla modalita? della nomina. Per esempio, guardando Pietromarchi, lui aveva pensato di diffondere la sua idea anche in piattaforme internazionali, fuori dall’Italia, come la raccolta di fondi. Anche per portare a termine fattori del genere, e? importante un lavoro sulla tempistica prima ancora che sulla nomina. Dobbiamo pensare a come l’Italia e i suoi artisti sono rappresentati in tutti gli eventi della Biennale, dalla mostra all’Arsenale agli eventi collaterali. La grande differenza tra Documenta e Biennale e? il bilanciamento tra evento centrale e collaterali.

Ilaria Leoni

Per me e? invece molto importante la nomina del curatore: quindi la scelta del curatore e? piu? importante del tempo in cui viene scelto. Il problema del nostro Padiglione e? soprattutto la difficolta? di far parte di un dibattito internazionale per una serie di mancanze del sistema, che partono dalle accademie: manca proprio una curiosita?. La scelta degli artisti e? sempre relazionale. Nel Padiglione di Pietromarchi la meta? degli artisti non erano viventi… Quindi mi piacerebbe che i curatori fossero piu? attenti ad artisti senza gallerie o con gallerie non centrali. Si dovrebbe dare la possibilita? agli artisti di avere un ruolo. Nessun artista ha voluto partecipare a questo tavolo, forse per paura di esporsi…

Simone Frangi, curatore e ricercatore

La questione degli scollamenti e? la questione principale del Padiglione, una volta che il curatore e? stato nominato. Secondo me e? importante concentrarci su cio? che accade dopo la nomina del curatore. L’ipotesi di una piattaforma e? per me una soluzione possibile. Mi sembra invece di vedere un’assoluta astrazione nella scelta, nella tematica e nell’approccio. Il Padiglione Italia dovrebbe forse interrogarsi sulla scena italiana e sulla italianita?. Ci sono una serie di dinamiche di inclusione ed esclusione. Esiste una dinamica di inclusione basata su legami forti o deboli che sostengono gli artisti a lungo termine. Nell’ultimo Padiglione il 60% della scelta e? stata delegata alla potenza di una galleria: e? una mancanza di ambizione nell’affrontare il formato Padiglione. C’e? assenza di nuove forme di gestione curatoriale, rispetto alla questione di rappresentare una nazione. Non sappiamo se i curatori effettuano studio visits, ecc. Un altro problema e? la valutazione della nazionalita?: di nascita o culturale?

Vittorio Gaddi, Presidente del Consiglio Notarile di Lucca e collezionista d’arte contemporanea
Il mio intervento sara? di ordine piu? pratico, da collezionista e non da curatore o artista. Prescindendo dal fatto se abbia ancora senso parlare di Padiglioni nazionali nell’epoca della globalizzazione, il ministro non ha alcuna competenza nel settore in cui opera e quindi la sua scelta andrebbe incanalata. Il curatore deve svolgere una realta? concreta per esprimere il suo ruolo, andare a visitare gli artisti, tutti i giorni, … Secondo me mostrare quindici artisti come quest’anno e? come non mostrarne nemmeno uno. E di questi 15 artisti le uniche presenze italiane, che non siano solo di nascita, erano poche.

Angela Vettese, critica, scrittrice d’arte e docente universitaria

Il padiglione Italia e? critico da sempre. In prospettiva storica, subito dopo la nascita della Biennale e? nata la Fondazione Fondazione Bevilacqua La Masa, perche? la Biennale era rivolta ad artisti internazionali e venivano cosi? lasciati fuori artisti italiani e, soprattutto, veneziani. Quando Harald Szeemann aboli? il padiglione Italia ci furono state molte questioni, ma dobbiamo ricordare che esso non esisteva fino all’epoca Fascista, che, con la scritta nazionalista “ITALIA”, venne inteso come nuovo centro della classicita?. E’ il padiglione in cui i futuristi sono stati sempre piu? isolati, a parte nel ’42 perche? avevano fatto propaganda alla guerra. Secondo me i padiglioni sono necessari come contraltari della dimensione curatoriale. Le Biennali del mondo nascono invece da una testa che, nel caso, puo? decidere di dividersi in tante teste. Noi guardiamo si? tantissime brutte cose, ma io sono contenta di vederle: il Padiglione egiziano, di Monaco, di Montecarlo mi fanno capire chi sono le 100 persone che hanno potere nell’arte e come la influenzano. Nel nostro casino italiano c’e? una certa liberta? nei confronti del sistema dell’arte che puo? essere simpatica. Il problema vero oggi sta nei criteri di nomina, che sono principalmente politici, piu? o meno da sempre. Occorre poi supportare la produzione, dando ai nostri artisti soldi per fare opere.

Report di Marco Arrigoni