• Studio65 allestimento Photo © Stefano Ferroni
  • Studio65, Money Money, seduta 2015, ©Stefano Ferroni courtesy Studio65
  • Studio65 Babilonia72, studio per stand per Eurodomus, Torino 1972 courtesy Studio65
  • Studio65 allestimento Photo © Stefano Ferroni
  • Studio65 allestimento Photo © Stefano Ferroni
  • Studio65 allestimento Photo © Stefano Ferroni
  • Studio65 allestimento Photo © Stefano Ferroni
  • Franco Audrito, Maria Cristina Didero and Charley Vezza portrayed by Alberto Peroli courtesy Gufram
  • Studio65, foto dell’inaugurazione alla Galleria Trilogy Milano 1974 courtesy Studio65
  • Studio65, stand Babilonia 72, composizione poltrona Acanto 1972 courtesy Studio65
  • Studio65, poster per Babilonia72, stand Eurodomus Torino 1972 courtesy Studio65
  • Studio65, Moulin Rouge, seduta 2013, ©Stefano Ferroni courtesy Studio65
  • Studio65, Leonardo, divano componibile, edizione 2015, produced by Gufram ©Stefano Ferroni courtesy Studio65
  • Studio65, ‘Il Leonardo | American flag. Alla conquista della luna’, modular sofa, edizione 2015, produced by Gufram © Stefano Ferroni courtesy Studio65
  • Studio65, Leonardo, divano componibile, edizione 2015, produced by Gufram ©Stefano Ferroni courtesy Studio65
  • Studio65, Acanto, Attica T, Attica TL, seduta – tavolini, 1971, prodotti da Gufram ©Stefano Ferroni courtesy Studio65
  • Studio65, Bocca, divano, 1970, prodotto da Gufram © Stefano Ferroni courtesy Studio65
  • . Studio65, 'Bocca rossa per dire parole di fuoco', ediz. 2015, sofa, produced by Gufram ©Stefano Ferroni courtesy Studio65
  • Ritratto di Franco Audrito e Maria Cristina Didero, ‘ll mercante di nuvole’, 2015, ©Stefano Ferroni courtesy Studio65

Fino al 28 Febbraio alla GAM di Torino è possibile visitare Il mercante di nuvole. Studio65: Cinquant’anni di futuro, prima esposizione monografica dedicata all’attività di Studio65.

La mostra, a cura di Maria Cristina Didero, riunisce progetti e oggetti realizzati dal collettivo di architetti riuniti attorno alla carismatica figura di Franco Audrito. Oltre alla seduta Capitello, alla poltroncina Attica e al divano Bocca del 1970, sono esposti anche pezzi meno noti al pubblico meno esperto, come il mobile-contenitore musicale Colonna Sonora, la seduta Mela del Peccato e il divano Leonardo. Alcuni degli oggetti presenti in mostra possono essere fruiti direttamente dal pubblico: chi vuole può sedersi sul divano Bocca e sulla maxi poltrona Mickey (1972), sul divano Bruco (1970), Chiocciola (1970) e Money Money (2013), o giocare con i pezzi di Baby-lonia (1972). La mostra continua anche al di fuori degli spazi della GAM: fino al termine della mostra, nelle stazioni della metro XVIII Dicembre e Porta Nuova, i passeggeri in attesa potranno sedersi su due divani Bocca. Dopo Torino, la mostra sarà presentata in Arabia Saudita, a Riyad ad Ottobre e a Gedda nel Febbraio 2017.

In occasione della mostra abbiamo intervistato Charley Vezza, global creative orchestrator di Gufram.

ATP: Cosa significa questa mostra per Gufram?

Charley Vezza: Facciamo una piccola introduzione con un po’ di date: Studio65 nasce nel 1965 a Torino, Gufram nasce nel 1966 sempre a Torino, quindi Piemonte, e queste erano un po’ le uniche due attività legate al design in questa zona. Quelli erano anni di rivolta, di movimenti, e sicuramente l’aspetto politico e culturale di quel periodo ha dato la possibilità di creare questi oggetti che sono fondamentalmente di rottura. Poi il ’68 finisce, e il radical design va avanti fino al ’75, quando poi Mendini ne dichiara la fine, però sia Gufram che Studio65 sono rimasti coerenti, e per farlo hanno dovuto fare anche altre cose a latere, come discoteche o teatri, però dopo 50 anni fanno ancora quello che facevano all’inizio, sono rimasti fedeli a loro stessi e allo spirito culturale che li ha ispirati. La cosa che più mi affascina di questa mostra è che Studio65 è ancora vivo, Gufram che l’ha supportato c’è ancora ed è ancora un’azienda che fa le stesse cose. Dopo 50 anni siamo ancora qui, con lo stesso spirito e magari ancora più apprezzati d’allora. Penso che sia quasi una storia di resistenza.

ATP: In effetti al pubblico sta piacendo davvero molto questa mostra. In che senso dici che siete più apprezzati oggi rispetto ad allora?

CV: Io in quegli anni non c’ero, non so se dire che siano stati così avanti da essere apprezzati solo oggi, però l’Italian Radical Design, di cui Gufram è capostipite, adesso nel mondo è apprezzato tantissimo. Stiamo vivendo una nuova era.

ATP: E’ più apprezzato in Italia o nel resto del mondo?

CV: Innanzitutto si chiama Italian Radical Design, quindi la definizione diffusa è quella inglese, perchè il prodotto è nato in Italia ma poi è stato apprezzato principalmente all’estero, perchè l’estero non è abituato a questa tipologia di design italiano. Genera curiosità perchè l’arredo italiano nel mondo è un altro, è l’artigianato della pelle e del legno, non questo, in cui la creatività è ancora più forte del prodotto. Questa è pura creatività italiana. Il prodotto è molto difficile da realizzare, e nella maggior parte dei casi è anche artigianale, ma non è quello che traspare. Quando vedi uno di questi oggetti non pensi tanto al come siano riusciti a realizzarlo, ma la prima cosa che ti viene da dire è “ma come gli è venuto in mente?”. Rispetto al resto del design italiano non dici “guarda quanto è stato bravo l’artigiano”, anche se poi dietro l’artigiano c’è e la realizzazione dell’oggetto è un processo davvero difficile.

Capitello - Reperti di antiche civilta sommerse ® Stefano Ferroni

Capitello – Reperti di antiche civilta sommerse ® Stefano Ferroni

Studio65,   'Baby-lonia appare tra le nuvole come un castello incantato',   2015,   game for children,   produced by Gufram ©Stefano Ferroni courtesy Studio65

Studio65, ‘Baby-lonia appare tra le nuvole come un castello incantato’, 2015, game for children, produced by Gufram ©Stefano Ferroni courtesy Studio65

. Studio65,   'Bocca rossa per dire parole di fuoco',   ediz. 2015,   sofa,   produced by Gufram ©Stefano Ferroni courtesy Studio65

. Studio65, ‘Bocca rossa per dire parole di fuoco’, ediz. 2015, sofa, produced by Gufram ©Stefano Ferroni courtesy Studio65