Radamés “Juni” Figueroa – El arcoíris (The Rainbow) 2010 Tubi in plastica, pittura spray, piante tropicali, vasi Dimensioni variabili Courtesy dell’artista e Proyectos Ultravioleta, Città del Guatemala

“Costruisco sistemi che evocano e celebrano la vita pensata e vissuta come clima, flora, fauna, musica, cibo, vestiti e mense. La mia opera è incentrata sull’idea di vivere ai tropici. ” Con queste parole Radamés “Juni” Figueroa, vincitore del Premio illy Present Future dedicato ai talenti emergenti, descrive la sua pratica e la sua poetica. Attraverso l’uso della scultura, della pittura e dell’installazione che incorpora anche oggetti trovati per strada, l’artista racconta la sua città natale, San Juan (Puerto Rico), in una commistione culturale tra Stati Uniti e tropici.
I lavori della serie “Coco Frío” sono ispirati ad un luogo caro all’artista – Piñones, una spiaggia tropicale – in cui si rifugia a pensare e riflettere. “La pratica di Figueroa si nutre di flussi di percezioni, sensazioni, sentimenti e pensieri. È generosa e capace di raccontare la comunità, di sopportarne le contraddizioni, di fare in modo che questa si sopporti.” Grazie alla scelta unanime della giuria, Figueroa, come vincitore del premio illy, esporrà un proprio lavoro al Castello di Rivoli nella prossima edizione della fiera.

Renato Leotta Mare, 2019 Seta, acqua salata / Silk, salt water 274.5 x 142.5 cm Courtesy Madragoa, Lisbon

Il mare è protagonista anche dell’omonima opera presentata da Renato Leotta – vincitore del premio FPT for Sustainable Art promosso da FPT Industrial – nell’ambito della mostra Stasi Frenetica alla GAM. MARE si compone di un telo monocromo, intinto nell’acqua e dalla trama intessuta dai residui salini. In maniera semplice, poetica e minimalista, l’artista affronta problematiche complesse quali l’inquinamento delle acque e l’insostenibilità della produzione industriale: in un processo creativo che ha portato Leotta a confrontarsi con persone diverse, MARE individua nella sostenibilità la chiave per generare un cambiamento. Secondo le parole della giuria, “MARE presenta un nuovo approccio a un genere tradizionale come la pittura paesaggistica, reinterpretando il suo processo e trasformando il paesaggio stesso nel medium che produce la realtà”.

Zehra Doğan – Stasi Frenetica – MAO Museo d’Arte Orientale – © Perottino /Piva /Artissima

Creatività femminile non convenzionale e libertà artistica sono i caratteri ricercati dalla giuria del premio Carol Rama, sostenuto da Fondazione Sardi per l’Arte e vinto nella sua prima edizione da Zehra Doğan. Artista, attivista e fondatrice della prima agenzia di stampa curda al femminile, nel 2016 viene arrestata con l’accusa di incitazione al terrorismo dopo aver pubblicato un disegno su Twitter. Attraverso la commistione tra materiali pittorici e alternativi – sangue mestruale, rucola e curcuma, per citarne alcuni – Doğan realizza delle mappe in cui il segno, la traccia, lasciata dall’artista stessa, narrano l’esperienza della reclusione. “La giuria assegna all’unanimità la prima edizione del Premio Carol Rama a Zehra Doğan, per la straordinaria capacità del suo lavoro di tradurre un’esperienza fortemente contestualizzata, attingendo a molteplici eredità estetiche”.

Raed Yassin Mom Smoking, 2015 Archival inkjet print on archival fine art paper 52.5 x 51 cm – Courtesy the artist and Gallery Isabelle van den Eynde

Il medio Oriente e la sua storia sono parte integrante anche dei lavori di Raed Yassin, fotografo libanese i cui scatti ritraggono icone della cultura pop per narrare esperienze personali e collettive. Vincitore del premio Tosetti Value per la fotografia sostenuto da Tosetti Value – Il Family office, attraverso le sue immagini – come Nile Cabaret o Mom Smoking, dai colori saturi e patinati – riflette sulla cultura, sulla società e sull’economia di un mondo globalizzato. In particolare, Beirut e il popolo libanese diventano centrali – dal punto di vista geografico, politico e sociale – nel dialogo tra Occidente e Oriente. Yassin è anche un musicista e un produttore: “Appropriandosi di codici linguistici propri del cinema, della musica e della cultura pop, l’artista riscrive la storia del Medio Oriente vista dalla sua esperienza di vita a Beirut e come attore impegnato attivamente nell’interpretazione e nella diffusione dell’arte come pratica sociale intima e performativa”.

Alessandro Scarabello, Untitled, 2020 oil on canvas cm 100,5×91, courtesy of the artist and The Gallery Apart Rome

Le icone della storia dell’arte, virtuose e raffinate, sono invece le fonti d’ispirazione per i lavori del pittore italiano Alessandro Scarabello. A cavallo tra astrazione di un’idea e di un’immagine e narrazione concreta, Scarabello invita lo spettatore a ritornare all’origine dell’opera stessa. Il siparietto delle muse richiama alla memoria le quadrerie moderne, Persues l’immaginario mitico e Untitled un busto: tutti quadri a olio, in cui la tecnica e i materiali moderni si celano, richiamando piuttosto tecniche predilette nella contemporaneità, quali il collage e il disegno, in una stratificazione temporale, materiale e iconografica. Vincitore della decima edizione del Premio Ettore e Ines Fico promosso da MEF Museo Ettore Fico di Torino: “Alessandro Scarabello rappresenta un nuovo spirito nella pittura italiana… Accumulatore seriale, artista bulimico e infaticabile, convoglia nelle sue opere un’impressionate quantità di informazioni estetiche che vanno da Balthus a Luc Tuymans, da Scipione all’ultimo Tiziano; nelle sue opere tutto si stratifica in una stesura al confine tra figurazione e astrazione”.