Matteo Montagna, Brooom Broom, 2017, installazione quattro elementi in metallo e gesso, dimensioni variabili. Installazione presso Sonnenstube.

Brooom Broom Brooom Broom Brooom Broom Brooom Broom Brooom Broom

Brooom Broom – Milano…

“Ciao Teo.”
“Ciao Ga.”
“Ci vediamo per un caffè a casa mia oggi pome?”
“Yesss! Mi mandi l’indirizzo che non lo ricordo più.”

Driiin – Milano…

(Abbraccio con pacca sulla spalla)
“…Come Sonnenstube abbiamo preso un nuovo spazio in collaborazione con Morel. Sono un gruppo di ragazzi scialli e in gamba di Lugano. Lo spazio è un vecchio garage e officina della FIAT. Con vista sul lago molto molto bella. Volevo chiederti se ti andava di pensare ad un progetto da sviluppare lì.”

“Ma dai grandi! Certo che mi va Ga! Anzi grazie mille per aver pensato a me. Un po’ di tempo fa ero a Londra e ho visto una coppia di ragazzi gareggiare con dei modellini di automobili giocattolo sulle ringhiere di alcune case in una zona residenziale. Mi è piaciuta l’immagine e ho iniziato a lavorarci su. Ho trasformato lo studio in un’arena automobilistica e ho usato questa serie di calchi di gesso di macchinine giocattolo (chiamate BBurago) in corse solitarie sulle pareti dello studio, disegnando scie pastello di percorsi imprevedibili. Mi sembrava interessante come lo spazio urbano e la strada, costruito su misure specifiche per la grandezza delle autovetture, potesse essere ribaltato su una parete verticale rispetto al piano stradale e perdere di colpo il suo valore. I bambini riescono sempre a sovvertire e cambiare le regole senza farsi troppo influenzare dalla possibilità stessa dell’azione. Non cambiano la realtà, ma creano semplicemente un’alternativa al modo di vedere. Riescono a creare delle grandi utopie con una facilità disarmante. È interessante anche come lo spazio e l’architettura possano educare una persona.”

Matteo Montanga, Brooom Broom, 2017, installazione quattro elementi in metallo e gesso, dimensioni variabili, dettaglio.
Dettaglio dello studio – Matteo Montagna, Brooom Broom, 2017, gesso.

Brooom Broom – Lugano…

“Ga, 5 minuti e arrivo al garage del Morel.”
“Dai, sto arrivando anch’io.”

Garage Morel – Lugano…

“Stavo pensando che lo spazio espositivo è già abbastanza caratterizzato dalla tematica dell’autovettura e del garage. Forse le pareti per riproporre una performance non sono così necessarie. Potrei lasciare le macchinine più piccole come piccolo souvenir all’ingresso della mostra e usare le altre più grandi come sculture, come trofeo di un’esperienza intima accaduta. Diventano reperti archeologici come per i musei, oasi di ricordo distaccate e piacevoli, di cui l’infanzia è l’indiscutibile apice”.

“Si esatto. Utilizza le sculture e i bidoni d’olio da officina direttamente come circuito. Mi viene da dire come percorso museale appunto.”

dettaglio della perfomance in studio – Matteo Montagna, Brooom Broom, 2017, gesso, dimensioni variabili.

Dopo questo progetto la mia ricerca sul mezzo automobilistico continua ad essere portata avanti. L’autovettura è stata quella scoperta che ha contribuito alla rivoluzione dell’ultimo secolo. Le città si sono adattate ad essa. I luoghi urbani e naturali hanno iniziato a ragionare su come lo spostamento per mezzo dell’automobile potesse far raggiungere o meno alcuni luoghi. Luoghi prima inaccessibili sono diventati accessibili. Le guerre sono diventate più rapide. L’automobile è diventata anche simbolo di uno stile di vita, dal viaggio più avventuriero, alla vita più mondana come simbolo sociale. Esiste la meccanofilia, una parafilia che consiste nell’attrazione sessuale ai mezzi di trasporto. Il futurismo ne ha fatto un simbolo.
Sono molte le tematiche che l’autovettura ha portato e porta con sé e in quanto mezzo di indagine spaziale mi è sempre interessata per la mia ricerca (a tal proposito, continuo a collezionare macchinine e continuerò a farlo).

work in progress – sagoma di polistirolo e cartapesta, 2020, dimensione variabile

Ringrazio Gabriel e Riccardo in particolare per la loro passione e confronto nella realizzazione di Brooom Broom.

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Ha collaborato alla rubrica Irene Sofia Comi

Per leggere gli altri interventi di I (never) explain

I (never) explain – ideato da Elena Bordignon – è uno spazio che ATPdiary dedica ai racconti più o meno lunghi degli artisti e nasce con l’intento di chiedere loro di scegliere una sola opera – recente o molto indietro del tempo – da raccontare.
Una rubrica pensata per dare risalto a tutti gli aspetti di un singolo lavoro, dalla sua origine al processo creativo, alla sua realizzazione.