Monia Ben Hamouda, Exhaust 2018 – Acciaio, silicone, pigmento, cera, resina, gesso, acqua 110×110×20 cm
Monia Ben Hamouda, Exhaust 2018, Acciaio, silicone, pigmento, cera, resina, gesso, acqua 110×110×20 cm (dettaglio)

Abbiamo chiesto a Monia Ben Hamouda –  Vincitrice della Menzione Speciale per l’Arte Contemporanea / DucatoPrize – di raccontarci l’opera “Smooth Threshold (2019),  con cui  ha partecipato per l’edizione del 2020.


Il simbolismo, la religione, il sacrificio, sono tutti elementi intrinsechi nella mia ricerca e nella mia biografia.
Ragionando sulla simbologia, qualche anno fa mi sono concentrata sulla pratica dell’elaborazione di simboli, o meglio, nel gesto di privare un materiale dal suo contesto simbolico. Il materiale era della carne di maiale, importante dal punto di vista simbolico per la mia famiglia, poiché rappresentava un cibo proibito, per motivi religiosi.

I pezzi per ovvie ragioni erano quasi impossibili da esibire in una mostra, ma per me è stato un modo per comprendere in modo definitivo che è l’uomo a creare simboli, a dare nome e potenza agli oggetti.
Poco dopo, riflettendo e lavorando, ho compreso ed interiorizzato il valore simbolico del mio sguardo e del mio gesto, e ho capito che seguendo questo principio, ero in grado di attribuire una forza e una simbologia a qualsiasi materiale.

Exhaust è una scultura circolare, assemblata articolando nel suo comporsi l’aspetto ritualistico del gesto dell’assemblaggio di un amuleto o di un elemento simbolico. Una composizione creata nella speranza che l’oggetto possa proteggerci (e proteggersi).

Monia Ben Hamouda, Exhaust 2018, Acciaio, silicone, pigmento, cera, resina, gesso, acqua 110×110×20 cm (dettaglio)

La scultura si riferisce alla carica di potere che alcune immagini trattengono intrinsecamente e, con ancora più dedizione, all’idea di perdita potenza di quelle stesse immagini: un oggetto “esausto”, appunto.

Il corpo di un animale sacrificato in un tempio.
La scultura diviene l’immagine contenitore di un potere perduto, passivo e violento allo stesso tempo: da potente ad esanime, una qualità ubiqua che io chiamo ‘’forza-debole’’.
Exhaust sembra indifesa, ma mostra ancora una natura elettrostatica, il ricordo di un oggetto che forse, tempo fa, era invincibile. Sembra incompleta, amputata, un trofeo inutile di se stessa. Un talismano o un cimelio di caccia. Le forme sono collegate tra loro ma anche costrette a rimanere insieme, come per suggerire un’ambiguità, una indecisione tra l’ odiare qualcosa o tenerlo legato a sé in modo che non scappi. Questo stato di ambivalenza, a metà strada tra iper-monitoraggio e accettazione di eventi scultorei, è centrale nel mio lavoro.

Exhaust rappresenta il mio tentativo di trattenere una forza protettiva, una magia che si realizza nella relazione tra lo spettatore e le energie cosmiche che, richiamate ed elaborate dallo sguardo dell’osservatore, trasformano la materia inerte in un condensatore di senso vivo e palpitante. Sono fallibili, come gli esseri umani. Ed è qui, in questo momento, nella certezza di essere umani, si intravede una forma vivente, una figurazione, all’interno della geometria circolare.

Monia Ben Hamouda, Exhaust 2018, Acciaio, silicone, pigmento, cera, resina, gesso, acqua 110×110×20 cm (dettaglio)
Monia Ben Hamouda, Exhaust 2018, Acciaio, silicone, pigmento, cera, resina, gesso, acqua 110×110×20 cm (dettaglio)

Per leggere gli altri interventi di I (never) explain

I (never) explain – ideato da Elena Bordignon – è uno spazio che ATPdiary dedica ai racconti più o meno lunghi degli artisti e nasce con l’intento di chiedere loro di scegliere una sola opera – recente o molto indietro del tempo – da raccontare.
Una rubrica pensata per dare risalto a tutti gli aspetti di un singolo lavoro, dalla sua origine al processo creativo, alla sua realizzazione.