Abbiamo chiesto a Giulia Crivellaro –  Vincitrice della Menzione Speciale nella categoria Arte Accademia / DucatoPrize – di raccontarci l’opera “Smooth Threshold (2019),  con cui  ha partecipato per l’edizione del 2020.


Smooth Threshold è per me un’opera fondativa, quella che inaugura un nuovo periodo della mia ricerca e che condensa in sé tutti i miei interessi e la mia metodologia recente.
Found footage da YouTube, il video è un semplice vlog di un uomo tra i trenta e i quarant’anni, americano e multitatuato, intento a riprendere con una videocamera i suoi tatuaggi.
La ripresa non ha nessuna velleità estetica, è esattamente quello che vuole mostrare, ovvero una disamina visiva dei segni che quest’uomo ha deciso di incorporare su di sé.

Questo tipo di format web, per nulla nuovo a chi frequenta anche solo saltuariamente il web o YouTube, è sicuramente uno dei più cliccati; la gente è curiosa di sapere il perché, il come o il quando di un tatuaggio. Essendo un segno che scegliamo di incorporare permanentemente nei nostri tessuti, la curiosità che essi scaturiscono non ci sorprende; nel momento in cui l’inchiostro si fissa nel derma quel disegno diventa automaticamente segno; segno distintivo o segno di appartenenza ad una comunità, ricordo di un evento o motto per il futuro. Insomma, quella scelta deliberata che si fissa in un marchio visivo perenne è divenuta oggi non solo frequente, ma al tempo stesso pervasiva e identitaria.
Quando vidi per la prima volta questo video pensai che fosse perfetto.

Rispettava il format web classico del “My Tattoos + meaning” ma l’operazione veniva svolta in una totale sincerità; l’uomo non sembrava recitare nessuna parte da youtuber, semplicemente mostrava ciò che aveva da raccontare senza sentimentalismi, senza un’impostazione discorsiva prefissata, lasciando che la videocamera roteasse attorno al suo corpo in una ripresa che lo scannerizza e lo avviluppa.
Insomma, era semplicemente perfetto perché era vero.
Non ricordo poi esattamente cosa successe, appena vidi il video pensai di conservarlo; è una cosa che faccio spesso, spizzico nel web e se c’è qualcosa che mi cattura la salvo preventivamente; è come se avessi la sensazione che un giorno “mi tornerà utile”.
E così feci probabilmente.
Ad un occhio esterno potrebbe sembrare una pratica disordinata, senza una gerarchia tra fruizione di bassa e alta cultura; tutto entra in un pittoresco calderone che talvolta si focalizza su un tema preciso, ma che spesso è un flusso disordinato di cose.
Non so dire quando l’idea arrivi, ma la sento nell’aria già da qualche giorno, la sento crescere piano piano e come una pianta che se non coltivo muore. Aimè può capitare spesso. Il momento più bello è quando realizzo nella mia testa la connessione che cerco.

Quando ripenso ad una cosa vista o letta anche settimane prima e la associo improvvisamente, ma con estrema chiarezza, ad un altro fatto. A quel punto è per me impossibile tornare indietro: quando riconosco in due forme così diverse una stessa matrice, uno stesso senso latente anche se formalizzato, concretizzato o manifesto in oggetti o pratiche molto diverse, si crea una connessione logica troppo evidente per essere messa da parte. Così successe per Smooth Threshold. Improvvisamente quei tatuaggi con le scritte graziate e l’aquila dalle ali spiegate divennero come inscrizioni intagliate in un legno scuro e antico, quel corpo come un sarcofago, un involucro senza arti che incapsula e si proietta in un futuro non più materiale.
La similitudine tra queste due cose, la pratica funeraria egizia e la pratica contemporanea del tatuaggio, divenne per me impossibile da non vedere.

Accomunate da una somiglianza visiva dei segni, queste due cose così lontane appartengono ora alla medesima costellazione di significati, l’unica differenza stava nella temporalità: l’inscrizione su sarcofagi aveva nell’antichità uno scopo propiziatorio per la vita dopo la morte del defunto, le scritte erano formule magiche per superare gli ostacoli che l’anima avrebbe incontrato, erano doni in forma di parola per gli dei, ma erano anche una descrizione in forma di titoli ed epiteti dell’identità del defunto, come una biografia di segni che avrebbe permesso a quell’anima di avere un nome anche nell’aldilà. L’inscrizione sui sarcofagi viveva quindi di una temporalità dilatata, che veniva realizzata nel presente, ma che si proiettava inesorabilmente nel futuro e nell’eternità.

Il tatuaggio invece vive di una temporalità diversa, contratta; e forse proprio per questo si adatta al nostro vivere contemporaneo frenetico e tecnologico. Non c’è tempo per proiettarsi nel futuro, tutto il necessario viene immediatamente incorporato nell’oggi; la tensione verso la spiritualità non si gioca più in un dopo che si aspetta per una vita, ma viene invece assunta subito come segno permanente, identitario e significante. Era come se le inscrizioni del sarcofago si fossero staccate dal legno per piombare sulla pelle del corpo che conteneva, appiccicandosi ad esso in un’azione che diceva “non c’è più tempo, il domani è già oggi”.

La tensione umana verso la spiritualità, le diverse forme in cui questa tensione si concretizza, sono per me parte di un macrotema che mi ritrovo ad indagare e problematizzare spesso. L’accostamento di cose diverse mi permette di far emergere da un apparente controsenso la vitalità dell’esistenza, di riconoscere la continuità di un senso che decliniamo storicamente in forme e prodotti diversi. Smooth Threshold fa dunque parte di questa pratica e condensa, nell’attrito tra la forma visiva di un vlog youtube e la descrizione verbale di un sarcofago tardoegizio, quella spinta umana verso una spiritualità che oggi vive nella forma temporalmente contratta di un segno d’inchiostro incorporato nei nostri epiteli.