Fabio Roncato, The star’s engine, 2019, video loop 8 minuti circa, colore, senza sonoro. Screenshot del video. Courtesy l’artista.

The star’s engine

Ho conosciuto Gianpiero Favaro nell’estate 2014, in quegli anni mi ero trasferito in Giudecca e sapevo che c’era un’associazione di astrofili in terraferma, poco lontano dalla mia isola. È lui il direttore dell’associazione. Ci scriviamo e il venerdì sono già alla prima riunione in sede. Prima di diventare centro di divulgazione scientifica quella sala è stata una scuola di elettrotecnica e prima ancora un convento: le foto dei Frati Francescani che abitavano l’edificio coesistono con le macchine per la didattica e gli atlanti stellari. Ne prendo in mano uno insieme a Gianpietro, vogliamo fare delle osservazioni con il telescopio sul tetto, e l’atlante serve da guida. Nel libro noto che le stelle sono rappresentate come puntini neri su pagine bianche, non sembra proprio un cielo stellato: “è per consumare meno inchiostro”, dice lui.
Giusto.

Mentre conversiamo Gianpietro mi spiega tutto, cos’è la stella che sto guardando, come funziona e cosa fa. In una stella la sua massa intera è spinta costantemente verso il centro dalla forza di gravità, ma invece di collassare su se stessa, la materia si compatta a tal punto da fondere i nuclei. Questo fenomeno rilascia un’energia che si dirige verso l’esterno, in direzione opposta alla gravità, nel tentativo di fuggire. Finché queste forze incredibili contrapponendosi si bilanciano, la stella rimane una struttura piuttosto stabile; quando questo equilibrio si interrompe la stella muore e succedono varie altre cose.
Scendiamo dal tetto e ritorniamo sulla terra. Per numeri e dimensioni questa dimensione della realtà è complessa da gestire. Posso dire di comprendere qualcosa senza poterla pienamente dominare con l’immaginazione? 

Fabio Roncato, The star’s engine, 2019, video loop 8 minuti circa, colore, senza sonoro. Screenshot del video. Courtesy l’artista.
Fabio Roncato, The star’s engine, 2019, video loop 8 minuti circa, colore, senza sonoro. Screenshot del video. Courtesy l’artista.

Anni dopo a Milano sono insieme al mio amico e artista Gianluca Brando.
Mi racconta che a Maratea, a pochi passi da casa sua, ci sono delle spiagge nere vulcaniche bellissime. Immagino l’acqua che impatta sulla linea del bagnasciuga nero carbone e faccio un passo in avanti per capire come funzionano le stelle.
Penso al video che avrei realizzato poche settimane dopo, al mio arrivo a Maratea.

Si chiama The star’s engine ed è una ripresa aerea di quella spiaggia.
Lascio a un drone il compito di catturare il moto oscillatorio del Tirreno che spinge con forza le onde a riva, queste si spaccano sulla sabbia nera disegnando delle forme bianche, chiare e definite. Poi l’acqua si ritira e ricomincia tutto di nuovo.
Faccio coincidere le due estremità del video, ora la linea del bagnasciuga è una corona solare, le onde sono plasma incandescente che appare per poi nascondersi dietro ad un eclissi.
La sabbia nera invece è lo spazio profondo, il cielo disabitato e silenzioso dal quale emerge questo mostro, un astro che pulsa e che ripete se stesso all’infinito, con movimenti ciclici, ipnotici, come all’interno di un teatro senza tempo.

Fabio Roncato, The star’s engine, 2019, video loop 8 minuti circa, colore, senza sonoro. Veduta dell’installazione, The Open Box, Milano, 2019. Photo credit, Valentino Albini. Courtesy l’artista.
Fabio Roncato, The star’s engine, 2019, video loop 8 minuti circa, colore, senza sonoro. Veduta dell’installazione, The Open Box, Milano, 2019. Photo credit, Valentino Albini. Courtesy l’artista.

Avviene che si ripensi al tempo, sia quando osserviamo il mare sia quando osserviamo le stelle.
Talvolta è un pensiero che si sviluppa come un tentativo di elaborare una formula che ci faccia comprendere l’oggetto nella sua interezza, è una riflessione breve e transitoria durante tutta la durata dell’osservazione, ma è all’interno di questa frazione di tempo che ho pensato che queste riprese potessero trovare una loro naturale collocazione.

Giovanni Di Gennaro, il mio regista, è uno del posto e sa tutto del mare, dà un’occhiata rapida al cielo minaccioso e fa rientrare il drone.
In stazione a Potenza piove da un po’, rivediamo il girato, ci piace moltissimo e mi chiede quale sarà lo scopo di queste riprese.
Dico che voglio fare una stella, non la voglio proprio rappresentare per davvero, voglio capire come si comporta e capire cos’è. Per farlo uso gli strumenti che ho, il paesaggio, le coste del sud Italia, la memoria delle cose e le persone che incontro. Ogni persona infatti ha condiviso con me sapere ed esperienze diverse, io colleziono tutto e gli attribuisco una forma cercando di capire l’insieme. È come una ricerca che non ha proprio una fine.Ci salutiamo e riprendo il treno per Milano. 


Ha curato la rubrica Irene Sofia Comi

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I (never) explain è uno spazio che ATPdiary dedica ai racconti più o meno lunghi degli artisti e nasce con l’intento di chiedere a una selezione di artisti di scegliere una sola opera – recente o molto indietro del tempo – da raccontare.
Una rubrica pensata per dare risalto a tutti gli aspetti di un singolo lavoro o serie, dalla sua origine al processo creativo, dall’estetica al concetto.