Alessandro Giannì, L’apocalisse dell’ora, olio e acrilico su tela, 200 x 330 cm, 2014

L’apocalisse dell’ora, 2014

L’apocalisse dell’ora è una pittura su tela di alcuni anni fa che rappresenta l’inizio di una ricerca sulla simultaneità.  

L’opera ha dato il titolo alla mia recente mostra personale da Albumarte a Roma curata da Lorenzo Gigotti. Fu esposta per la prima volta nel 2014 negli spazi dell’istituto svizzero di Milano e di Roma, nell’evento “ÑEWPRESSIONISM”, un progetto ideato da Miltos Manetas in cui artisti di diverse nazionalità e generazioni erano accumunati dalla ricerca dell’essenza della natura tecnologica attraverso procedimenti analogici. Tra questi Jon Raffman, Amalia Ulman, Sylvie Fleury, Petra Coltright, Robert Montgomery, Harm van den Dorpel, Olivier Mosset, Nora Renaud, fino agli italiani Luca Pozzi e Priscilla Tea.

Nel mio lavoro spesso è presente una componente visiva tratta dalla rete. Tale elemento può essere una situazione di vita quotidiana, un paesaggio o un frammento della storia dell’arte. Così raccolgo delle tracce del mondo odierno per poi filtrarle attraverso il segno e lo sguardo, giungendo alla creazione di diverse tipologie di lavori, sia di natura tradizionale (la pittura, il disegno e la scultura), sia di natura tecnologica (il video, l’animazione, la stampa 3d e la virtual reality). Si contrappongono quindi due differenti matrici: quella umana, fatta di sbavature, errori e debolezze; e quella elettronica binaria, programmata e replicabile all’infinito.
Nel caso più specifico de “L’apocalisse dell’ora”, dei soggetti dai volti indefiniti sono immersi in uno scenario che si dilata fino ai margini della tela, lasciando intuire l’infinita ripetizione dell’attimo, che non è più un frammento infinitesimale che contribuisce a definire lo scorrere del tempo, ma piuttosto un altro universo a parte, con delle regole differenti e alcune vibrazioni non visibili all’occhio umano. 

Si tratta di un collasso temporale, dove il tempo si sgancia dall’inganno della nostra percezione e dove presente, passato e futuro coesistono in un unico insieme: l’alba è il tramonto e l’universo è già spento fin dall’alba dei tempi.

Alessandro Giannì, L’apocalisse dell’ora, olio e acrilico su tela, 200 x 330 cm, 2014 (dettaglio)
Alessandro Giannì, L’apocalisse dell’ora, olio e acrilico su tela, 200 x 330 cm, 2014 (dettaglio)

Appartengo a una generazione che ha assistito, durante l’infanzia, all’inizio di una grande rivoluzione tecnologica, cresciuta di pari passo con l’evoluzione di internet; che ha vissuto attraverso uno schermo gli avvenimenti dell’11 settembre 2001, data che segnò l’inizio di un cambiamento radicale del mondo occidentale.
Quello per me fu il primo incontro con “l’apocalisse dell’ora”, un’apocalisse circoscritta solo ad una determinata area geografica ma che stava accadendo simultaneamente ovunque all’interno di milioni di schermi, e che si sarebbe ripetuta in eterno nella nostra memoria, instillando nell’inconscio collettivo la possibilità che da un momento all’altro tutto potrebbe trasformarsi in un grande film Hollywoodiano sulla fine del mondo. Quella stessa generazione oggi vive con totale passività la perdita graduale dei propri diritti e subisce con indifferenza tutte le assurdità che impone il neofeudalesimo nel quale ci troviamo.
Siamo in un un’era oscura in cui si cerca di scansare la solitudine guardando centinaia di volte al giorno lo schermo di un device. Credo che questo sia inevitabile e che sia un processo (in)naturale verso il post-umanesimo.
Io non sono esente da tutto ciò: per questo nel mio lavoro non c’è nessuna intenzione di svegliare le coscienze o di salvare il mondo; al massimo è presente il tentativo goffo ed egoista di salvare me stesso.

Alessandro Giannì, L’apocalisse dell’ora, olio e acrilico su tela, 200 x 330 cm, 2014 (dettaglio)
Alessandro Giannì, Albumarte – ph Sebastiano Luciano, Courtesy Albumarte e Alessandro Giannì
Alessandro Giannì – Newpressionism – Istituto Svizzero – Ph Gaetano Alfano

Ha collaborato Irene Sofia Comi

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I (never) explain è uno spazio che ATPdiary dedica ai racconti più o meno lunghi degli artisti e nasce con l’intento di chiedere a una selezione di artisti  di scegliere una sola opera – recente o molto indietro del tempo – da raccontare.
Una rubrica pensata per dare risalto a tutti gli aspetti di un singolo lavoro o serie, dalla sua origine al processo creativo, dall’estetica al concetto.