Lucia Leuci + Monia Ben Hamouda, Donna Demone, 2019, 47x30x8 cm, Resin, clay, feathers, silicone

Donna Demone è il ritratto di uno spirito protettore e allo stesso tempo rappresenta una sorta di figurino di moda. Realizzato in resina epossidica, indossa un abito piumato con un busto di argilla. Si contrappone quindi una base sintetica e in potenza a materiali arcaici che evocano una natura selvaggia, aggressiva – ma vulnerabile – rimandando così ai gesti più primordiali e istintivi compiuti dall’essere umano fin dalla notte dei tempi. Il fagiano spennato, le carni utilizzate per la sopravvivenza quotidiana, il piumaggio per decorare, mascherarsi, spaventare gli animali. La terra bagnata raccolta nel letto di un fiume che prende forma, diventa altro. Non più materia inerme, suolo da calpestare nei periodi di secca, ma trasformata in strumenti da utilizzare nella vita di tutti i giorni.

Grazie fuoco per aver fermato nel tempo, per sempre, quei vuoti da riempire con acqua, granaglie, brandelli di carne strappata. Ventri materni che si colmano e si svuotano. Vasi comunicanti: dalle mani che fabbricano frecce, strangolano animali, strappano frutti dagli alberi, scavano buche, alla mia bocca. La mia bocca come becco di uccello implume in attesa del suo verme.
Vomita madre nel mio corpo, nutrimi affinché anche io possa meravigliarmi di quel primo pianto che sale dalle mie gambe ancora aperte. Le foglie secche il mio giaciglio, il sangue raffermo a ricordarmi che il dolore della mia carne lacerata è la spinta a piene mani sulla tua schiena non ancora formata. Va nel mondo e combatti e mordi e graffia, cadi e rialzati. Le tue ginocchia sbucciate, il naso rotto. Ti prendo per capelli e sbatto la tua faccia contro quella fornace, proprio quella lì. Quella dove ho cotto l’argilla. Sì, proprio quell’argilla che avevo raccolto in un’estate torrida, seguendo i disegni del fiume. Che belle le piccole conchiglie striate. La madreperla riflette la luce e io la ingoio. Tu corri divertito seguendo i riflessi, come il cane di me adesso quando indirizzo contro il muro il puntatore laser comprato in uno di quei negozietti pieni di cineserie a basso costo.

Lucia Leuci + Monia Ben Hamouda, Donna Demone, 2019, 47x30x8 cm, Resin, clay, feathers, silicone

Prima dell’inizio delle lezioni si chiudeva in bagno, rimanendoci per almeno una mezz’oretta. In silenzio, si soffermava ad osservare le insenature tra le mattonelle, con i pennarelli tracciava lunghe righe ininterrotte. Segni verticali e orizzontali che al loro incrociarsi si intensificavano. Puntini neri da schiacciare. Usciva da quel recinto di ceramica completamente trasformata. Il nero del carbone e la melassa spalmati a malo modo sul corpo si sostituivano alla sua rabbia. Una rabbia feroce che le implodeva dentro procurandogli l’attorcigliamento delle budella.

Una volta, da piccola, vide le foto di un incidente automobilistico. Un cadavere carbonizzato sedeva ancora composto al posto di guida. Sembrava avesse addosso la tuta di Diabolik. Le ricordò anche uno di quei corpi-statua di Pompei visto in un documentario andato in onda in prima serata.
Il fuoco aveva bruciato i suoi vestiti, i suoi capelli, il suo volto. Corpo senza più sesso, nero pece. Dal torace fuoriuscivano gli organi interni. Bellissimi tubi danzanti, avvinghiati su loro stessi, gelatine rosa pallido, fuxia, rosso, ciclamino, violetto. Si stagliavano arroganti e pieni di vita da quel ruvido, opaco, raggrumato pezzo di brace spenta. Tizzone senza più vita.

Lucia Leuci + Monia Ben Hamouda, Donna Demone, 2019 (detail)

Come per esser sempre pronta ad un combattimento feroce mescolava miele e piume imbrattandosi braccia e gambe con quel miscuglio attira insetti. Con le dita impiastricciate di argilla seguiva i contorni del suo volto.
Suo malgrado non riusciva a spaventare più nessuno. I suoi compagni di classe tolleravano la sua indole pur non comprendendone le ragioni.
Negli anni avevano partecipato a diversi incontri sul bullismo, avevano imparato a conoscerla e non ci facevano nemmeno più caso.
Lei sognava di spingersi oltre. Trascinava noncurante lo zaino per i corridoi dalle pareti colme di volantini sull’orientamento scolastico. Pacchetti di crackers e merendine schiacciate sotto il peso dei libri con le copertine plastificate.
Camminava velocemente quasi fosse rincorsa da uno spettro. Il suo unico desiderio era quello di tornare nella sua camera da bambina e rotolarsi sul tappeto insieme al suo canguro domestico. Lo aveva salvato da un gruppo di quindicenni intenti a organizzare scommesse clandestine. Aveva pianto guardandolo quando, su un ring di fortuna, tirava pugni nell’aria mentre un cane inferocito lo attaccava alla cieca.
Prima di abbracciarlo e trascorrere il resto della giornata con lui, si faceva una lunga doccia.

Lucia Leuci + Monia Ben Hamouda, Donna Demone, 2019 (detail)

L’acqua scorreva scura e le piume intasavano il sifone. Si puliva fino a quando la schiuma scivolava bianca tra le scapole, l’incavo della nuca e l’omero, i suoi piccoli seni, lungo le cosce. Passando il balsamo sui capelli si soffermò con le dita su due piccoli bozzi sotto pelle, appena accennati. All’inizio credette fossero bernoccoli. Sentì palpitare le due ghiandole estranee al suo essere e per un istante ne fu quasi felice.
Nei giorni successivi concentrò tutte le sue attenzioni sul sentimento d’amore profondo che provava nel sentirle crescere. Poco alla volta, le sue piccole corna, bucarono il loro guscio di pelle, si fecero strada tra i capelli e spuntarono dure e perfettamente simmetriche. Né i professori né i coetanei che le ruotavano attorno ci fecero caso. In verità, neanche i suoi genitori notarono i due piccoli dettagli luccicanti che portava con disinvoltura, ma questa è un’altra storia. Forse tutti pensarono che indossasse uno di quei frontini per bimbe già adolescenti comprati da H&M. Forse pensarono ai manga o semplicemente non la videro passare.
E lei, nel bagno della scuola, continuò indisturbata a spalmarsi addosso schifezze di dubbia provenienza fingendo di essere la miss che non sarebbe mai stata.

Lucia Leuci + Monia Ben Hamouda, Donna Demone, 2019 (detail)

Fino al 31 luglio 2019 Donna Demone è esposta nella mostra collettiva “Swamp Horses”, un progetto in collaborazione con ALTAN, curata da Andrew Birk, Kenneth Alme e Sira Pizà presso Spirit Vessel, Espinavessa, Spagna.

@spiritvesselespinavessa
kennethalme.com/altan/

Lucia Leuci + Monia Ben Hamouda, Donna Demone, 2019 (detail)
Donna Demone with Andrew Birk & Sira Pizà