Giovanni Kronenberg, Senza Titolo, 2017, Courtesy dell'artista

Giovanni Kronenberg, Senza Titolo, 2017, Courtesy dell’artista

Ho scelto come opera Senza Titolo (2017): un uovo di struzzo riempito di cemento.

E’ una delle pochissime opere che realizzo in serie (le altre sono le grandi spugne di mare con profumo e i dorsi di gallo trasfigurati da elastici), in quanto il mio lavoro, ontologicamente, si nutre di una continua e sempre inedita ricerca di forme, materiali o oggetti.
Alcune volte questa ricerca arriva ad un punto esclamativo, o almeno a me appare così, in cui le opere non mi comunicano un impoverimento attraverso la ripetizione.

Credo che gli artisti debbano costantemente prendere dei rischi e provare a spostare i misteri, i dubbi e le incertezze derivati dalle loro opere in zone sempre ombreggiate, oscure, maleodoranti. Senza timore. Altrimenti si finisce per lavorare come i tappezzieri, realizzando texture da abbinare di volta in volta ai camini, ai divani, ai salotti. O come i gelatai, la fragola con il limone, la crema con il cioccolato…

Per realizzare quest’opera sono partito dalla volontà di considerare una variazione di peso come una qualità estetica: ho preso un uovo di struzzo, quindi un uovo molto resistente, capace di sopportare l’espansione del cemento in fase di indurimento, e, attraverso una pistola da muratore, vi ho inserito cemento a presa rapida fino al suo completo (o quasi) riempimento. Il peso è così variato da poche centinaia di grammi fino a quasi 5 kg. 

Lavorando soltanto all’interno dell’uovo, peraltro una delle forme “perfette” per eccellenza, se ne preserva l’ergonomia naturale che, nonostante la crescita esponenziale del peso al suo interno, non viene intaccata.

Ho pensato di presentare l’opera adagiata a pavimento, operazione che sfuma ulteriormente la percezione del peso in relazione all’oggetto e ne isola e valorizza la bellezza.

Giovanni Kronenberg, Senza Titolo, 2017, Courtesy dell'artista

Giovanni Kronenberg, Senza Titolo, 2017, Courtesy dell’artista

Rubrica a cura di Irene Sofia Comi