“The paintings have all the same color, its a very pale color (grey/ light blu) that connects with the feeling of fog and extends in it. Its like the paintings expand in the gallery space and vice versa. The fog reminds me of those online landscapes where the image is being downloaded and it shows the fog and when you move sometimes the new space and perspective appear from the fog, like the fog is passage between the memory and the image to become. These new paintings relate with this idea, depicting spaces in the moment before becoming a defined landscape, a space in between, like pre-spaces.”

SCREEN TRAUMA

Questo termine pensato da Gerardo Contreras,  scrittore e fondatore di Preteen gallery (un progetto che esisteva a Mexico City tra il 2010 e il 2013), si riferisce al termine Screen Memory (Sigmund Freud 1899), descritto come: “Ogni memoria che funziona in modo da nascondere e di conseguenza anche esprimere, un altro contenuto mentale inconscio.”

Le idee di schermo che coesistevano mentre facevo questi quadri avevano significati differenti:  allontanamento, protezione, separazione oltre a rimanere anche legate all’oggetto fisico, lo schermo di un laptop, touch screen, LCD.

Spazi inabitabili, senza tempo, infiniti… di collegamento esistevano online e potevano essere rappresentati come memorie stesse, ricordi annebbiati e soggettivi di spazi sublimi, Screen Memories.

Per leggere gli altri interventi di I (never) explain

I (never) explain è uno spazio che ATPdiary dedica ai racconti più o meno lunghi degli artisti. Nasce con l’intento di chiedere a una selezione di artisti  di scegliere una sola opera – recente o molto indietro del tempo – da raccontare.
Una rubrica pensata per dare risalto a tutti gli aspetti di un singolo lavoro o serie, dalla sua origine al processo creativo.