Beatrice Meoni, Paesaggio, olio su tavola, cm 41x33, 2018 - Courtesy Cardelli e Fontana (detail)

Beatrice Meoni, Paesaggio, olio su tavola, cm 41×33, 2018 – Courtesy Cardelli e Fontana (detail)

I fondi di colore di ieri sono la partenza di oggi, li provo sui margini di una forma di mdf, li appoggio vicino al paesaggio del vaso fiorentino, lascio tutto.
Osservo la seta azzurra appoggiata alla parete e il lascito del colore sulla parete.

Inizia così Paesaggio, dal residuo della tavolozza di ieri, dall’indeterminazione di un riflesso che contiene l’immagine di una veduta su un vaso.

Procedo dal fondo, il legno su cui lavoro è un materiale vivo, assorbe il colore e lo rilascia a distanza, sembra esaurire la pennellata che passo dopo passo si costruisce. Lascio che sia questo deposito di colore a guidarmi verso l’impalpabilità del paesaggio riflesso, senza sapere esattamente come andrà a finire, nel migliore dei casi perderò un po’ di quell’orientamento consapevole che talvolta conduce in luoghi troppo familiari.

Non cerco l’immagine, ma neppure la evito.

Beatrice Meoni, Paesaggio, olio su tavola, cm 41x33, 2018 - Courtesy Cardelli e Fontana (detail)

Beatrice Meoni, Paesaggio, olio su tavola, cm 41×33, 2018 – Courtesy Cardelli e Fontana (detail)

Beatrice Meoni, Paesaggio, olio su tavola, cm 41x33, 2018 - Courtesy Cardelli e Fontana (detail)

Beatrice Meoni, Paesaggio, olio su tavola, cm 41×33, 2018 – Courtesy Cardelli e Fontana (detail)

Ci sono dei segni che arrivano veloci e che poi altrettanto velocemente vengono velati da altri passaggi.

Mi viene in mente Chuva Obliqua di Pessoa, segno su un foglio “un cane verde ed un fantino giallo… o era il contrario”, parole, piccoli disegni che a volte fisso su un foglietto all’inizio della mattinata galleggiano nella risacca dello studio su una parete o sul tavolo. Sono degli spunti che a volte servono solo nel momento in cui li fisso e rimangono come una pista accennata ignorata nel corso del lavoro, ma che rimangono come residui, che mi porteranno altrove. Le immagini si sovrappongono come gli appunti sul tavolo, questo sedimentare e risalire in superficie è alla base del fare, un tempo diverso da quello cronologico.

Non c’è però casualità in questo, piuttosto un condurre e lasciarsi condurre, una coreografia fatta di passi in avanti, di pause, di indietreggiamenti, cercando quel punto esatto in cui hai la sensazione di essere arrivato.

E’ il paesaggio a contenere quel vaso o il vaso a contenere quella veduta.

Beatrice Meoni, Paesaggio, olio su tavola, cm 41x33, 2018 - Courtesy Cardelli e Fontana

Beatrice Meoni, Paesaggio, olio su tavola, cm 41×33, 2018 – Courtesy Cardelli e Fontana

Beatrice Meoni, Paesaggio, olio su tavola, cm 41x33, 2018 - Courtesy Cardelli e Fontana (detail)

Beatrice Meoni, Paesaggio, olio su tavola, cm 41×33, 2018 – Courtesy Cardelli e Fontana (detail)

Beatrice Meoni, Paesaggio, olio su tavola, cm 41x33, 2018 - Courtesy Cardelli e Fontana (detail)

Beatrice Meoni, Paesaggio, olio su tavola, cm 41×33, 2018 – Courtesy Cardelli e Fontana (detail)

I (never) explain è una rubrica a cura di Irene Sofia Comi