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Art Texts Pics is an online magazine published both in Italian and in English. Established in 2010,  Art Texts Pics contains interviews, conversations, essays, exhibition previews and event agendas. The magazine covers both well known, institutional realities – such as museum exhibitions, established galleries and foundations – and alternative, young spaces.

Founder & Editor in Chief:
Elena Bordignon elenaatpdiary@gmail.com

Regulars: Lisa Andreani, Giuseppe Amedeo Arnesano, Irene Bagnara, Valentina Bartalesi, Irene Sofia Comi, Angelica Gatto, Daniele Licata, Valeria Marchi, Martina Matteucci, Mariacarla Molè, Rossella Moratto, Giulia Morucchio, Stefano Mudu, Guendalina Piselli, Claudia Santeroni, Simona Squadrito, Giulia Ponzano

Advertising: atpdiary@gmail.com

Typography: AlfaType Fonts

Cover: Cady Noland, Frame Device, 1989 – Pipes, stanchions, 12 walkers, 335.3 x 335.3 x 137.2 cm – Credit Line: Gaby and Wilhelm Schürmann, Herzogenrath, Germany; courtesy David Zwirner, New York. Image courtesy of the artist and David Zwirner Gallery

Cady Noland creates incisive works that challenge the American dream, suggesting that the ideal of upward mobility through hard work begets a culture of resentment in the face of celebrity culture and corporate influence on government. Many of her sculptures question the nature and origins of violence, power, and control and explore the ways in which fear can steer democracy. The construction of masculinity is one of the many topics that have served as subject matter for Noland’s work. Frame Deviceresembles a boxing ring and suggests a site for controlled violence as sanctioned entertainment with the potential for impaired mobility. Noland’s work resonates with social commentary, humor, and deeply held skepticism.

Artist's Diary

I (never) explain #25 – Valerio Nicolai

"Trovo interessante trasformare un pensiero consueto in racconto, descrivendo la complessità di ciò che accade dentro la testa. L'idea è una storia che si compone, come una scena che può essere raccontata."

Gennaio 10, 2019

ATPdiary

Valerio Nicolai, Oggetto che sbuca dal nulla,190 x 165, olio su tela 2018, Credits Mattia Pajè - Courtesy l’artista

Valerio Nicolai, Oggetto che sbuca dal nulla,190 x 165, olio su tela 2018, Credits Mattia Pajè – Courtesy l’artista

Ho scelto questo lavoro perché è uno degli ultimi realizzati, io per primo lo sto ancora studiando.

Si tratta di un dipinto, dal titolo Oggetto che sbuca dal nulla, in linea con la mia ricerca introspettiva sull’idea e sul concepimento della ricerca stessa.
Mi spiego meglio: spesso al mio lavoro è associato un approfondimento esistenziale, volto a cercare di comprendere da dove parte un pensiero, un’intuizione o un’opera, e il perché, se nasce genuinamente o se è il frutto di un fattore esterno, delineato da influenze, impuro o modellato da altre menti.
Il mio modo di risolvere questi conflitti esistenziali passa sempre attraverso la narrazione degli stessi, per questo a volte può sembrare criptico, mettendo in relazione elementi legati a storie differenti. L’esperienza da artista mi ha fatto sempre pensare di essere un contenitore di informazioni esterne che solo in minima parte portano con sé il mio contributo. Un pensiero per il quale l’artista è solo un tramite, un mezzo.
In questo lavoro in particolare, l’idea che metto in atto è quella di narrare cosa accade quando si inventa una forma, una dimensione che probabilmente non esiste nella realtà. Mentre si dipinge si assiste dal vivo ad una trasformazione vera è propria, una creazione.
In questo caso è un’apparizione quasi esterna a me, che metto solo fisicamente in atto, perché del tutto improvvisata, e l’improvvisazione in gran parte vive fuori dalla mente. Quindi, in qualche modo, è qualcosa che non mi appartiene. Avviene, anche qui, un incontro fra quello che sono io e quello che non sono, che, mescolati nello stesso avvenimento, si fondono.
Il dipinto inscena ciò che sta accadendo: un oggetto inventato sul momento che prende forma, raccontando il modo in cui questo sta succedendo nel pensiero.

Valerio Nicolai, Oggetto che sbuca dal nulla,190 x 165, olio su tela 2018, Credits Mattia Pajè - Courtesy l’artista (dettaglio)

Valerio Nicolai, Oggetto che sbuca dal nulla,190 x 165, olio su tela 2018, Credits Mattia Pajè – Courtesy l’artista (dettaglio)

È in mostra la storia della nascita di una scultura mentale, come fosse uno sceneggiato, su un palco, al centro dell’attenzione. Il buco da cui emerge ricorda la luce di un faro teatrale e, nello stesso tempo, circoscrive e in qualche modo evidenzia il soggetto, il protagonista improvvisato (che è improvvisato anche pittoricamente, rispetto al resto), che è stato un punto di domanda fino alla fine anche per me, non sapendo che forma e che colori avrebbe avuto e nemmeno le dimensioni.  In poche parole, il banale diventa spettacolo.

Trovo interessante trasformare un pensiero consueto in racconto, descrivendo la complessità di ciò che accade dentro la testa. L’idea è una storia che si compone, come una scena che può essere raccontata. Ogni minimo meccanismo del pensiero è narrante, anche e parallelamente sul piano biologico.
Le forme che vengono a far parte di questo processo fanno sicuramente parte di una memoria pregressa o di una dimensione inconscia. La pittura, nell’atto, quasi sempre devia dall’idea di partenza, da come si può immaginare un soggetto, costringendoti a nuove scelte. Questo non avviene solo in rapporto alla pittura in sé, ma deriva anche dall’incontro con ogni singolo fattore di contorno, come il caldo, il luogo, i rumori ecc…

Così avviene che modellando l’idea all’esterno, si trasforma momentaneamente all’origine, cioè nella mente.

Valerio Nicolai, Oggetto che sbuca dal nulla,190 x 165, olio su tela 2018, Credits Mattia Pajè - Courtesy l’artista (dettaglio)

Valerio Nicolai, Oggetto che sbuca dal nulla,190 x 165, olio su tela 2018, Credits Mattia Pajè – Courtesy l’artista (dettaglio)

I (never) explain è una rubrica a cura di Irene Sofia Comi