I (never) explain #135 – Giulio Catelli

"Il godimento del colore e della linea, ha bisogno credo, di un limite attorno al quale issarsi, per manifestare la necessità di esserci e riformulare il vecchio interrogativo metafisico: perché c’è qualcosa invece di niente? Eppure la mia è una pittura di getto, abbandonata come una scrittura automatica che rifiuta una rigida osservanza della forma." G.C.
21 Gennaio 2022
Giulio Catelli – studio 1
Giulio Catelli – studio 2

Artista selezionato da Simona Squadrito*


Una nota tra il paesaggio e la figura.

Fra i dipinti di questi mesi c’è un gruppo di vedute dalla finestra dello studio. Le immagini con l’agave, la strada, il segno circolare del foro del condizionatore sono la ripresa di un genere, quello del paesaggio, che ho praticato soprattutto agli inizi.  

Dapprima erano le campagne suggerite fra le paste larvali del colore, poi l’uscita en plein air, in presa diretta sul ‘motivo’, a segnare una predilezione per gli spazi aperti e per una luminosità leggera e ariosa. Si trattava e si tratta, di cogliere più che gli aspetti delle cose, di trattenerne gli umori, gli echi di un sentimento riposto tra i piani e le distanze. 

Dopo la pratica ostinata della ‘stagione romana’ (incentrata sui motivi delle rovine e della statuaria antica), si sono fatte strada immagini diverse: i ragazzi nelle pause dalla scuola, nelle partite di calcio, nei momenti di svago. Alla piccola serie di doppi ritratti e agli interni è seguito il bisogno di bilanciare la visione, di allargare le maglie di un sentire che la figura, con quel tanto di narrato, sottinteso, impiglia e chiude. Sono oscillazioni periodiche, dalla presenza dei corpi al paesaggio, per il saturarsi dei cicli e il crescere dell’insoddisfazione, per sfiducia verso sé stessi o al contrario, per cercare una motivazione più profonda. 

 Così dalla primavera ho cominciato a disegnare, solo con la matita senza supporto del colore, in un bisogno di essenzialità. Ho guardato i tetti, i grovigli di antenne, la strada, gli alberi. Una vista che nell’insieme non potrebbe essere più disorganica, con l’edilizia liberty degli inizi del secolo scorso, mescolata ai palazzi degli anni ’70. 

Giulio Catelli – studio 3
Giulio Catelli, L’agave dalla finestra dello studio – dicembre 2021 olio su tela 40×50 cm

In un punto però è rimasto uno spazio vuoto, dove sta un garage, unico residuo di un fabbricato andato distrutto nel bombardamento del ‘43. Su questi muri rimasti, e sui detriti sbriciolati è cresciuto un albero di fico e attorno, un prato incolto.

 Questa è l’immagine che vedo ogni mattina aperte le imposte, da questo luogo hanno spaziato i miei sguardi. Un paesaggio che ho preso a riconsiderare quando si era serrati nell’appartamento, durante il primo lockdown. 

Direi anzi, che una buona parte preliminare al lavoro, l’ho dedicata proprio a guardare, selezionare, raggruppare. In genere inizio disegnando con la grafite o con il carboncino, esercitando una certa pressione, è tutto il corpo che partecipa all’opera, con le sue tensioni e i suoi umori. Pur se evocato tra lo svaporare dei toni e l’arruffio dei segni del pennello, credo sia possibile stabile una corrispondenza tra queste tele e le forme del reale; direi che anzi è proprio il limite che mi sono posto. Questo confine è quello, con cui metto un argine allo “stile”, è da qui che sorveglio il punto in cui lo sguardo perde la presa e ripete quei modi che si possono riassumere con il termine ‘mestiere’: quell’esercizio esperto ma un po’ vuoto, che non penetra nella ‘visione’ ma la tiene in un limbo formale e generico. Non è un modo per frenare una più libera immersione nella pittura.  Il godimento del colore e della linea, ha bisogno credo, di un limite attorno al quale issarsi, per manifestare la necessità di esserci e riformulare il vecchio interrogativo metafisico: perché c’è qualcosa invece di niente? Eppure la mia è una pittura di getto, abbandonata come una scrittura automatica che rifiuta una rigida osservanza della forma.  

Alla ricerca di questo difficile amalgama tra aderenza al reale e tensione espressiva, nei momenti felici un “io immerso” mi guida e fra tentativi, dubbi e dissolvenze si manifestano fluttuanti le piccole epifanie che spero lontano da una sciocca celebrazione, tentino una ricomposizione dei nostri conflitti. 

Gennaio 2022

Giulio Catelli, Mattino alla finestra dello studio – dicembre 2021 olio su tela 40×50 cm

Ha collaborato Simona Squadrito*

Per leggere gli altri interventi di I (never) explain

I (never) explain – ideato da Elena Bordignon – è uno spazio che ATPdiary dedica ai racconti più o meno lunghi degli artisti e nasce con l’intento di chiedere loro di scegliere una sola opera – recente o molto indietro del tempo – da raccontare. Una rubrica pensata per dare risalto a tutti gli aspetti di un singolo lavoro, dalla sua origine al processo creativo, alla sua realizzazione.

Hanno contribuito alla rubrica Zoe De Luca, Simona Squadrito e Irene Sofia Comi

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