I (never) explain #133 – Giacomo Segantin

"Uno degli scopi di questo processo di ricerca è decostruire il mito di una natura selvaggia e incontaminata. La dicotomia che oppone l’uomo alla natura non è più adatta a descrivere il contesto in cui viviamo."
2 Dicembre 2021
Veduta aerea della Colonia e delle Ville, 1957 circa, Photo credits: Archivio storico Eni Roma; Studio Gellner.
Villaggio Eni, Borca di Cadore, veduta dell’aula magna, foto di Nicola Noro
Conoide detritico adiacente al villaggio, foto di Nicola Noro

Cosa intendiamo per paesaggio ?
Verrebbe di pensare a tutta prima all’intatta natura,
ma l’ambiente naturale intatto quasi non esiste.
Ovunque si è spinto, l’uomo ha trasformato l’ambiente
naturale disboscando, coltivando e costruendo
i suoi insediamenti. Dobbiamo perciò intendere
per paesaggio l’ambiente naturale cui si è sovrapposta l’opera dell’uomo:
AMBIENTE NATURALE + OPERA DELL’UOMO = PAESAGGIO

Da E. Gellner, “L’architettura spontanea in tema di protezione del paesaggio”, relazione al VI Convegno nazionale di urbanistica, Lucca, 1957.

Durante la residenza presso progettoborca nell’ex Villaggio ENI a Borca di Cadore ho sviluppato una ricerca sul territorio. In questo luogo immerso nelle Dolomiti la bellezza del paesaggio trafigge lo sguardo. Subito colpisce la vastità degli spazi. Nel villaggio si cammina in salita, si osserva, si esplora.

Ancora oggi si percepisce la sensibilità con cui l’architetto Edoardo Gellner ha progettato e costruito il villaggio verso la fine degli anni cinquanta, commissionato dall’allora presidente dell’Eni Enrico Mattei. È evidente l’accorto inserimento del progetto all’interno dell’ambiente, sia dal punto di vista urbanistico che architettonico. Da questo contesto è nata la necessità di articolare la complessità di quello che chiamiamo “paesaggio”.

Dopo un periodo di ricerca e di studio ho iniziato a guardare a questo luogo non più come a un villaggio turistico abbandonato in mezzo al bosco ma come al risultato di processi co-evolutivi di lunga durata fra insediamento umano e ambiente. L’ex Villaggio ENI offre un caso esemplare in cui progetto e dinamiche naturali diventano una cosa sola.

Il villaggio è stato costruito su una zona brulla alle pendici dell’Antelao. L’architetto ha innescato lo sviluppo spontaneo del bosco naturale, avviando una serie di dinamiche che hanno portato alla creazione di un’ecosistema più complesso. Nel giro di vent’anni il bosco ha completamente assorbito il villaggio, ora a malapena visibile dalla strada principale.

Uno degli scopi di questo processo di ricerca è decostruire il mito di una natura selvaggia e incontaminata. La dicotomia che oppone l’uomo alla natura non è più adatta a descrivere il contesto in cui viviamo.

Nel tentativo di realizzare un’immagine che fosse in grado di descrivere la complessità del territorio ho realizzato un’installazione site-specific all’interno del conoide detritico adiacente al Villaggio. Si tratta di una linea di foglie di acacia polverizzate, distese lungo un crinale ghiaioso all’interno della sassaia. Un’immagine ambigua prodotta dall’incontro di due casi di progettazione delle dinamiche naturali: l’intervento artistico e la manutenzione del conoide detritico da parte della protezione civile.

L’obbiettivo è quello di abbattere la concezione di un’umanità superiore ed opposta alla natura, evidenziare il carattere relazionale del contesto in cui viviamo e di sottolineare i limiti – e l’inevitabile fallimento – di attuare una svolta ecologica limitata al piano ambientale.

La documentazione fotografica sintetizza la complessità del progetto e rimane come unica prova dell’installazione, sparita nel giro di poche ore.


La residenza Progettoborca è a cura di Dolomiti Contemporanee che da anni si occupa di rigenerazione del territorio attraverso pratiche artistiche e culturali. Un grande cantiere inclusivo che opera attraverso azioni concrete.

Oggi Progettoborca si trova di fronte ad una grande sfida: le Olimpiadi Milano Cortina 2026 potrebbero essere una grande occasione per rimettere in uso L’ex Villaggio Eni e restituirlo alla comunità, ricavandovi un grande Centro Studi per la Montagna.
Saremo in grado di coglierla ?

Per Maggiori informazioni sull’argomento Olimpiadi Milano Cortina 2026 e Borca qui

Giacomo Segantin, senza titolo (progetto sassaia), 2020, documentazione dell’intervento, Borca di Cadore, foto di Diego de Marco
Giacomo Segantin, senza titolo (progetto sassaia), 2020, installazione ambientale, foglie di acacia polverizzate, Borca di Cadore, courtesy l’artista
Giacomo Segantin, senza titolo (progetto sassaia), 2020, installazione ambientale, foglie di acacia polverizzate, Borca di Cadore, foto di Diego de Marco

Per leggere gli altri interventi di I (never) explain

I (never) explain – ideato da Elena Bordignon – è uno spazio che ATPdiary dedica ai racconti più o meno lunghi degli artisti e nasce con l’intento di chiedere loro di scegliere una sola opera – recente o molto indietro del tempo – da raccontare. Una rubrica pensata per dare risalto a tutti gli aspetti di un singolo lavoro, dalla sua origine al processo creativo, alla sua realizzazione.

Hanno contribuito alla rubrica Zoe De Luca, Simona Squadrito e Irene Sofia Comi

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