Simone Monsi, Can’t Wait For The Weather To Get Warmer, 2018 - Fine Art print on Hahnemühle paper mounted on cardboard, steel - 180x43x43 cm (prints: 15x8,4 cm each, edition of 5) - Photo credits: t-space studio, Milan

Simone Monsi, Can’t Wait For The Weather To Get Warmer, 2018 – Fine Art print on Hahnemühle paper mounted on cardboard, steel – 180x43x43 cm (prints: 15×8,4 cm each, edition of 5) – Photo credits: t-space studio, Milan

English version below

Mi piace pensare a Can’t Wait For The Weather To Get Warmer come a un lavoro sul paesaggio e sulle potenzialità inesplorate dell’ambiente naturale che ci circonda, sulle possibilità di modificare questo ambiente e di come sia in realtà già profondamente plasmato da forze che percepiamo come invisibili.
Dal punto di vista concettuale questa scultura è un’ulteriore incarnazione della mia ricerca sulle immagini di tramonti collezionate online che porto avanti da un paio di anni; per quanto riguarda il lato formale, invece, nasce principalmente dall’esigenza di creare dispositivi di piccolo formato, in seguito ad altre mie produzioni precedenti di misure più impegnative.
Come sempre accade nella mia pratica artistica, il processo creativo che ha portato alla realizzazione della scultura nella sua forma finale si è svolto per stratificazione di materiali e suggestioni eterogenei, tra i quali si sono poi evidenziate affinità che hanno catturato la mia attenzione.
In un primo momento avevo pensato di utilizzare fotogrammi dal cartone animato giapponese Evangelion (un altro tema ricorrente nella mia ricerca) nei quali fosse stato presente il tramonto. Nella trama di questo cartone del 1995 infatti, i cambiamenti climatici provocati da una grande esplosione avvenuta in Antartide hanno portato all’alterazione del ciclo delle stagioni, stabilizzatosi in una sorta di estate perenne. Episodio dopo episodio, la sceneggiatura indugia sul susseguirsi di tramonti estivi che fungono da metafora visiva per quel senso di sospensione dello scorrere del tempo tipico di diversi prodotti di animazione giapponesi della fine degli anni ’90 – nonché riconosciuto a livello accademico da sociologi e studiosi di teoria dei media, come trasposizione narrativa del concetto di “fine della storia” proposta dal politologo Francis Fukuyama all’inizio di quello stesso decennio. Una “fine della storia” che voleva significare il raggiungimento del massimo grado di progresso per l’umanità, ma che nello stesso momento delineava un tempo storico in cui un capitalismo rampante si era pienamente imposto come dogma economico mondiale e nel quale il senso di alienazione spirituale dell’uomo veniva portato all’esasperazione, in favore della totale accettazione dell’aspetto consumistico dell’esistenza post-moderna come unico stile di vita possibile.

Da qui si era quindi sviluppata l’idea di costruire strutture che potessero stimolare situazioni di incontro tra persone, come sedute di vario genere o tavoli, nelle quali fossero inserite cartoline che riportassero messaggi alternativi al capitalismo finanziario odierno, ispirate dai testi di filosofi come Franco Berardi, Nick Srnicek e Alex Williams.
Ma dopo questa prima indagine generica di idee che avrebbero potuto fungere da base concettuale per il nuovo lavoro, la ricerca iniziò a prendere una direzione più precisa quando sfogliando la mia collezione di fotografie di tramonti, mi accorsi di un elemento sul quale non avevo ancora avuto modo di concentrare l’attenzione. Notai infatti che, in diverse immagini, le nuvole si presentavano in formazioni peculiari, più precisamente a strisce equidistanti o, altre volte, formando pattern omogenei. Un elemento questo, che portava la mia ricerca a un livello successivo: non solo le fotografie raffiguravano tramonti dai colori caldi molto accesi a causa dell’abbondante presenza nell’aria di particolato metallico inquinante derivante dai gas di scarico dei veicoli di cui già mi stavo interessando da alcuni anni, ma le stesse nanoparticelle – che tendono ad assumere colori rossastri a causa della loro natura metallica quando colpite dai raggi del sole a una certa inclinazione – sembravano interagire con campi elettromagnetici presenti in atmosfera, i quali modellavano le formazioni nuvolose in forme riconoscibili.
A quel punto, la struttura che avrebbe avuto la funzione di supportare le stampe si delineò chiaramente nella mia mente, prendendo la forma di quella che viene ritenuta la fonte di quei campi elettromagnetici che necessitano di un’atmosfera elettro-conduttiva al fine di propagare onde radio: ciò che comunemente è conosciuto come ripetitore per la telefonia mobile o, più appropriatamente, torre BTS (base transceiver station).

Simone Monsi, Can’t Wait For The Weather To Get Warmer, 2018 - Fine Art print on Hahnemühle paper mounted on cardboard, steel - 180x43x43 cm (prints: 15x8,4 cm each, edition of 5) - Photo credits: t-space studio, Milan

Simone Monsi, Can’t Wait For The Weather To Get Warmer, 2018 – Fine Art print on Hahnemühle paper mounted on cardboard, steel – 180x43x43 cm (prints: 15×8,4 cm each, edition of 5) – Photo credits: t-space studio, Milan

Dunque, mentre stavo per mettermi al lavoro sulla progettazione della struttura, si verificò una fortunata coincidenza che andò a chiudere il cerchio, per così dire, relativamente alla tematica che sarebbe stata alla base della nuova scultura. Proprio in quei giorni infatti, ricevetti l’ennesima newsletter di una famosa compagnia aerea low cost; questa volta però, a differenza di altre, trovai il messaggio molto curioso. Lo slogan diceva: “Se sei stanco di aspettare che il tempo si riscaldi, che il sole splenda di più e i cieli diventino più blu, inizia a programmare il tuo prossimo viaggio per aiutare il calore ad aumentare!”. Lo trovai esplosivo!

In diversi anni di ricerca ho raccolto una serie di informazioni che penso possano delineare una situazione interessante e degna di ulteriori indagini per quanto riguarda le connessioni tra inquinamento ambientale, modificazioni climatiche e vantaggi per il settore delle telecomunicazioni. Mi spiego meglio: ragioniamo partendo da un aereo di linea che inquina come 800 automobili “Euro 0”; i vapori rilasciati in atmosfera al passaggio degli aerei modificano la nuvolosità naturale poiché contengono particelle di metallo che assorbono l’umidità, non permettendo quindi alle nuvole di svilupparsi naturalmente e dissolvendole in una coltre biancastra più sottile e uniforme. È risaputo come i fenomeni atmosferici siano un ostacolo per le frequenze radio, ne deduco dunque che sia vantaggioso disperdere le nubi per favorire l’efficienza dei sistemi di telecomunicazione. In questo modo però, il ciclo naturale dell’acqua viene interrotto e di conseguenza non piove più, facendo accumulare oltremodo le precipitazioni non sfogate in atmosfera, le quali danno poi luogo a fenomeni atmosferici violenti. Inoltre, è interessante notare come, in particolare, le coltri nuvolose artificiali si formino (o, sarebbe meglio dire, vengano fatte formare) in corrispondenza del sole, il cui calore suppongo serva a riscaldare e quindi attivare l’elettro-conduttività delle particelle metalliche contenute nei vapori rilasciati. Allo stesso tempo però, queste velature biancastre intrappolano il calore, aumentando l’intensità dell’effetto serra e favorendo il conseguente innalzamento delle temperature.
A questo punto, il quadro descritto potrebbe sembrare piuttosto negativo. Ma dipende da quale punto di vista lo si vuole osservare. L’innalzamento delle temperature e il verificarsi di fenomeni atmosferici anomali può essere considerato un effetto collaterale tutto sommato accettabile, se si considerano gli enormi vantaggi acquisiti grazie al potenziamento dell’elettro-conduttività dell’aria resa possibile dalla massiccia dispersione in atmosfera di particelle metalliche che possono essere caricate elettricamente, e che vanno a costituire un’antenna virtuale in quota, capace di aumentare considerevolmente il raggio di propagazione delle onde radio, per il funzionamento delle tecnologie di telefonia mobile e di quelle radar-satellitari in genere. Detto questo, al giorno d’oggi, mi sembra superfluo dover constatare come il potenziamento delle condizioni ottimali al funzionamento di tali tecnologie costituisca già da decenni un business di portata epocale.
Dopo anni di ricerche condotte in totale autonomia, passati a cercare di capire quali informazioni fossero genuine e quali no, su un argomento con pochi punti di riferimento poiché poco dibattuto anche nello stesso ambito accademico-scientifico, quando finalmente avevo avuto la sensazione di aver unito tutti i puntini nel modo giusto e che il quadro generale che avevo individuato potesse avere un senso logico, ecco, in quel preciso momento, controllo la mia posta in arrivo e trovo quella pubblicità. Potrai immaginare con quale grado di malizia io abbia letto quella email! Niente sarebbe potuto sembrarmi più esplicito: la compagnia aerea ti invita a pianificare il tuo prossimo viaggio il prima possibile così che il volo possa essere effettuato e di conseguenza il clima riscaldato! E, aggiungo io, avere un’aria più satura di particelle metalliche, quindi maggiormente conduttiva, nonché più efficiente per le trasmissioni di segnali radio.

Simone Monsi, Can’t Wait For The Weather To Get Warmer, 2018 - Fine Art print on Hahnemühle paper mounted on cardboard, steel - 180x43x43 cm (prints: 15x8,4 cm each, edition of 5) - Photo credits: t-space studio, Milan

Simone Monsi, Can’t Wait For The Weather To Get Warmer, 2018 – Fine Art print on Hahnemühle paper mounted on cardboard, steel – 180x43x43 cm (prints: 15×8,4 cm each, edition of 5) – Photo credits: t-space studio, Milan

Insomma, possibile che potessi trovarmi davanti a una campagna pubblicitaria talmente ingenua? o al contrario, così spudorata da dare per assodata la comprensione da parte dell’opinione pubblica dei collegamenti tra inquinamento atmosferico dovuto al traffico aereo e il surriscaldamento delle temperature da farne addirittura l’oggetto, in chiave velatamente satirica, del loro stesso slogan?!
Quel che è certo è che entrambe queste ipotesi pongono interrogativi sostanziali relativamente a quali interessi possano accomunare il settore dei voli commerciali e quello delle telecomunicazioni; domande che aprono a potenziali dibattiti speculativi di ampio respiro, i quali ero certo avrebbero arricchito lo spettro di visioni che sarebbero potute scaturire dall’analisi della nuova serie di stampe e della scultura che stavo progettando, evidenziando interstizi di ambiguità nei quali interessi non chiaramente definiti sembrano convergere e aprire a possibili nuove letture della realtà.

Ed è così che sono nate le stampe in formato iPhone X: sei Instagram stories pubblicitarie della compagnia aerea di fantasia LF (sigla che richiama allo stesso tempo le parole “Low Fares” ma anche “Low Frequencies”), che, utilizzando come sfondo suggestive immagini di tramonti che presentano velature nuvolose dai colori accesi e dai pattern “zebrati” o “maculati”, riportano le frasi di quella newsletter pubblicitaria. Queste sei stampe sono posizionate su una struttura in acciaio che ricalca in maniera stilizzata la forma di un’antenna omni-direzionale per la telefonia mobile: una scultura minimale, la cui leggerezza visiva permette di focalizzare l’attenzione sulle piccole immagini che rappresentano il perno concettuale del lavoro.
Infine, per concludere il viaggio tra le suggestioni che hanno portato alla creazione di Can’t Wait For The Weather To Get Warmer, vorrei citare una frase che non solo ha influenzato il processo creativo di questo lavoro, ma che ho adottato come direttrice concettuale della mia pratica in generale. È una frase di McKenzie Wark che ho letto in uno dei suoi saggi e dice più o meno così: l’opera d’arte non dovrebbe essere una descrizione mimetica dell’esperienza estetica della quotidianità, ma piuttosto tendere verso una ricostruzione della quotidianità, cioè descrivere in modo figurato una relazione, essere un’immagine figurata di quello che già ci circonda ma che non riusciamo a mettere a fuoco.

I (never) explain è una rubrica a cura di Irene Sofia Comi

Simone Monsi, Can’t Wait For The Weather To Get Warmer, 2018 - Fine Art print on Hahnemühle paper mounted on cardboard, steel - 180x43x43 cm (prints: 15x8,4 cm each, edition of 5) - Photo credits: t-space studio, Milan

Simone Monsi, Can’t Wait For The Weather To Get Warmer, 2018 – Fine Art print on Hahnemühle paper mounted on cardboard, steel – 180x43x43 cm (prints: 15×8,4 cm each, edition of 5) – Photo credits: t-space studio, Milan

Simone Monsi

Can’t Wait For The Weather To Get Warmer, 2018

I like to think at Can’t Wait For The Weather To Get Warmer as a work on the idea of landscape and the unexplored potential of the natural environment that surrounds us, on how this environment can be modified and the fact that, in reality, it is already heavily molded by forces that we perceive as invisible.

From a conceptual point of view, this sculpture is a further iteration of my research on images of the sunset collected from the internet that I started a couple of years ago; on the formal side, instead, the work originates from my will to produce something of a small size, after other recent productions of bigger dimensions.

As it always happens in my practice, the creative process that led to the sculpture as we see it today, evolved through a stratification of different materials and suggestions, among which I then found affinities that caught my attention and developed forward.

In the first place, I was thinking to use still frames from the Japanese cartoon Evangelion (another recurring theme in my research) that had the sunset as background. In fact, the plot of this cartoon from 1995, takes place in a near-future world where the climate change caused by a tremendous explosion happened in Antartica years before, had altered the cycle of seasons, which is now stabilized in a sort of never-ending summer. Episode after episode, the screenplay lingers on the succession of summer sunsets that act as a visual metaphor for that sense of suspension of the flow of time typical of various Japanese animation products in the late 90s – which has been identified by sociologists and media theory scholars as a narrative transposition of the concept of “end of history” proposed by political scientist Francis Fukuyama at the beginning of that same decade. An “end of history” that wanted to signify the achievement of the highest degree of progress for humanity, but which also outlined a historical time where rampant capitalism had fully imposed itself as world economic dogma and in which the human sense of spiritual alienation was exasperated, in favor of a total acceptance of the consumeristic aspect of post-modern existence as the only possible way of life.

From here, I developed the idea to make some kind of structures that could help create situations where people could meet, like benches and tables, into which were inserted postcards with alternative messages to today’s financial capitalism, inspired by the texts of philosophers like Franco Berardi, Nick Srnicek and Alex Williams.

However, following this early phase of generic brainstorming, my research began to take a more precise direction when, scrolling through my collection of photographs of sunsets, I noticed a recurrent detail on which I had never focused my attention before. What I noticed was that, in several images, the clouds presented very peculiar formations, shaped in equidistant stripes or forming homogenous patters. This new element led my research to a higher level of complexity: not only those images were depicting very colorful sunsets due to the massive presence in the air of polluting metallic particulate released by the exhaust gases of motor vehicles that had already been part of my research for some years at that time, but those same nanoparticles – which, because of their metallic nature, tend to look red, orange or bright pink when hit by sun’s rays at a certain angle – seemed also to interact with electromagnetic fields in the atmosphere, that were modeling cloud formations in recognizable forms.

At that point, the structure that was going to function as the display for the small prints I was thinking to make was clearly outlined in my mind, and took the shape of what is considered to be the source of those electromagnetic fields that need a conductive atmosphere in order to propagate radio waves: a BTS tower (base transceiver station).

Then, when I was about to begin designing the structure, a fortunate coincidence happened and played a crucial role in defining the specific theme that was going to be the conceptual groundwork of the new sculpture. In fact, one day I received the newsletter of a well-known low cost airline like many other times in the past, but this time their message caught my attention. The slogan said: “If you’re tired of waiting for the weather to get warmer, the sun to shine brighter and the skies to become bluer, start planning your next trip ti help turn up the heat!”. I found it very very interesting!

In several years of researching, I have collected a series of information that I think can outline an interesting situation that might be worth of further investigation, regarding the connections between environmental pollution, climate changes and advantages for the telecommunications industry. Let me explain better: let’s start saying that an airliner pollutes like 800 cars; the vapors released into the atmosphere by the airplanes modify the natural cloudiness as they contain metal particles that absorb moisture, thus blocking clouds to develop naturally and dissolving them in a white, thin and uniform haze. It is known that atmospheric phenomena are an obstacle to radio frequencies, so I deduce that it is advantageous to disperse clouds to favor the efficiency of telecommunications systems. However, by doing so, the natural cycle of water is interrupted and consequently it does not rain, causing precipitation to accumulate in the atmosphere, which then give rise to violent atmospheric phenomena at a later time. Furthermore, it is interesting to note how artificial cloud blankets form – or, it should be said, are being created) right in front of the sun, whom warmth, I suppose, serves to heat up and then activate the electro-conductivity of the metallic particles contained in the released vapors. But at the same time, these whitish cloudy veils trap the heat, increasing the intensity of greenhouse effect and favoring the consequent increase in temperatures.

A this point, the general picture might seem rather negative. But, of course, it depends from which point of view you want to look at it. The increase in temperatures and the occurrence of anomalous atmospheric phenomena can be considered an accettabile side effect after all, if we consider the enormous advantages gained through the enhancement of the air’s electro-conductive potential by the massive dispersion of metallic particles in the atmosphere, which can be electrically charged and that functions as a high-altitude virtual antenna, able to remarkably increase the radius of radio waves that are essential for mobile and radar technologies in general to work. Having said that, nowadays, it feels superfluous to me to point out how the strengthening of the optimal conditions for the functioning of these technologies has been a business of epochal importance for several decades already.

After years of autonomous research, spent in trying to understand what information was genuine and what not, on a subject with very few points of reference because being little debated even in its own academic field, when I finally had the feeling of having connected all the dots in the right way and that the general picture that I had identified could finally make sense, well, in that precise moment I checked my inbox and found that advertisement email. You can imagine with what degree of malice I read it! Nothing could have felt more explicit to me: that airline was inviting me to plan my next trip as soon as possible to make that airplane fly and get the climate heated up! And, I would add, have the air saturated with metal particles to make it more conductive and therefore more efficient for radio signal transmissions.

Was I in front of just a very naive advertising campaign? or, on the contrary, was it so blatant to assume that the public already knew about the links between air pollution caused by air traffic and the overheating of temperatures to make it the object, even though in a vague satirical fashion, of their own marketing campaign slogan?!

What is certain is that both of these hypotheses raise substantial questions about what interests commercial airline companies and the telecommunication industry might have in common; questions that open up to interesting speculative debates, which I was sure could definitely enrich the spectrum of possible visions arising from the analysis of the new artwork I was about to make – highlighting interstices of ambiguity in which not-clearly-defined corporate interests seem to converge, outlining new ways to understand our reality.

This is how these new prints of the size of an iPhone X were born: they represent six Instagram advertising stories made by the fictitious LF airlines (which stands for “Low Fares” but also “Low Frequencies”), which quote the phrases of that marketing newsletter I received – and that use suggestive images of sunsets that show red and pink-colored cloudy veils forming stripe or spotted patterns as background. These six prints are then positioned on a steel structure that recalls the shape of an omni-directional antenna for mobile telephony: a minimal sculpture, whose visual lightness allows to focus the attention on the small images installed at its top, which also represent the conceptual fulcrum of the work itself.

In conclusion, to end this journey through the suggestions that led to the creation of Can’t Wait For The Weather To Get Warmer, I would like to quote a sentence that has not only influenced the creative process behind this work, but which I also have adopted as the conceptual guideline of my practice in general. It is a phrase from McKenzie Work that I read in one of his essays and sounds more or less like this: the work of art should not be a mimetic description of the aesthetic experience of everyday life, but rather tend towards the reconstruction of everyday life and to describe a relationship in a figurative way, creating an image of what already surrounds us but which we are not able to bring into focus.