Vincenzo Schillaci, HOC ASTRUM, 2020, Lime, plaster, quartz paste, marble powder, pigments, inks, spray paint and marbled finishing on board 200 x 160 cm. Courtesy Galerie Rolando Anselmi – photo © Riccardo Malberti
Vincenzo Schillaci, HOC ASTRUM, 2020, (detail) Lime, plaster, quartz paste, marble powder, pigments, inks, spray paint and marbled finishing on board 200 x 160 cm. Courtesy Galerie Rolando Anselmi – photo © Riccardo Malberti

Hoc Astrum
Appunti sull’esperienza e sulla natura di un dipinto.

Si chiama librazione, perché sembra un ballo lievissimo su una posizione di equilibrio. 
In questo spazio immaginato che si sviluppa attraverso contatti che hanno una forza vivificante, io sto in un rapporto di aggregazione con tutti i miei pensieri efficaci. Accadono in certi momenti incontri veri, bagliori di sole a mezzo cielo, intermittente. Questo sentimento che mi pervade è forza di metamorfosi. Se il mio pensiero è organico io divento organismo. Le forme non sono né immobili né astratte, sono l’unione di eterno e transitorio. Non ci sono categorie, ma una trasformazione costante in virtù di un legame originario. L’esperienza che mi appare non è isolata, ciò che so di questo pensiero è che si presenta come un’involucro che sospinge in ogni direzione la mia forza immaginativa. Tutte le mie azioni si muovono all’interno di una genesi processuale che mi conduce lentamente all’immagine in pieno entusiasmo, dove le stesse casualità si fanno occasione, luce che si ripartisce al di là di un ostacolo, radiazioni corpuscolari di destini possibili. Questa mia identità si plasma e si sgretola, in una tensione emotiva che cela un desiderio indefinito “Riluce il giorno aperto agli uomini d’immagini, quando traspare il verde dai più lontani piani, ed al tramonto inclini la luce della sera […]”  (Johann Christian Friedrich Hölderlin, La Veduta 1843)
Che l’astro sotto cui si nasce sia bonus o malus, deriva da questo fatalismo astrale, dove tutti i fenomeni della natura e gli avvenimenti dell’esistenza umana sono sottomessi al fato, come se fosse legge inflessibile che regola i movimenti degli astri e che risiede nelle stelle, ma io ti conosco mia stella perché mi sono fatto stella, questa esperienza ci ha resi corrispondenti in questa immagine che mi ha fatto immaginare. Per questo mia amica rivoluzionaria a volte ti ho incontrato e mediato dal fascino e dal desiderio, quel mistero che io conosco di te mi appare impenetrabile. 
Non esiste alcun contratto naturale, il tempo quotidiano s’interrompe trasfigurandosi in tempo assoluto, due varchi complementari sono stati aperti in un contatto.
Iperione incontra Diotima, è lei l’anima affine, Diotima, Susette, specchio dell’infinito,di un giorno a Francoforte, di millenni in pieno spirito. Diotima assume caratteri umani per avvicinarsi ad Iperione e nel loro amore si alternano momenti di lotta ed altri di pace, è la vita che chiama, la natura amata e sofferta. Iperione si perde nell’umanità di Diotima che ama al di sopra di tutto, ma i compiti che egli è chiamato ad assumere sono ben altri. “Durerà, durerà il nostro cielo. Uniti come non è dato scorgere, prima che ci vedessimo, nel profondo ci siamo conosciuti”. (Johann Christian Friedrich Hölderlin, Inno a Diotima, 1796)

Grazie Signora Gong

Vincenzo Schillaci, HOC ASTRUM, 2020, (details) Lime, plaster, quartz paste, marble powder, pigments, inks, spray paint and marbled finishing on board 200 x 160 cm. Courtesy Galerie Rolando Anselmi – photo © Riccardo Malberti

Ha collaborato Simona Squadrito

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I (never) explain – ideato da Elena Bordignon – è uno spazio che ATPdiary dedica ai racconti più o meno lunghi degli artisti e nasce con l’intento di chiedere loro di scegliere una sola opera – recente o molto indietro del tempo – da raccontare. Una rubrica pensata per dare risalto a tutti gli aspetti di un singolo lavoro, dalla sua origine al processo creativo, alla sua realizzazione.