Giacomo Montanelli, Rimpiattino, Disegno blu su carta, 2020, ferro verniciato, MDF, acrilico, 60x60x40 cm, courtesy dell’artista e Cantieri Aperti, ph. Carlo Favero 

Ho scoperto di avere una passione perversa per le penne ed i taccuini e per questo sto scrivendo questi pensieri con una delle mie penne preferite (BIC Cristal UP blu) e su un taccuino a quadretti (A5, 50 g/m²). 

Bic Cristal UP

In accademia dipingevo piccoli quadri, imitando le copertine dei miei libretti di appunti che ancora oggi conservo con cura sulla mia scrivania. Immagino che anche mio padre avesse questo piacere della collezione, dato che non molto tempo fa ne ho ritrovato uno dei suoi. Tra gli appunti di economia e poesie scadenti ci sono alcuni disegni che mi hanno incuriosito. Ci sono una legenda di impronte digitali con scritto WANTED che mi fa sognare il suo tocco, come fosse un piccolo tasto touch screen che può sbloccare i ricordi, e un disegno di una strana forma che mi ha tormentato e di cui ho poi deciso di immaginarne la funzione.

Immagina una pagina ingiallita a quadretti ed una sfera/globo con un equatore scanalato al centro, dei buchi intorno alla superficie e una estrusione, come un becco, un manico. Questo disegno è stato realizzato con una penna a sfera di colore blu. 
Per fortuna pensare tanto a questo disegno non mi ha portato a qualcosa di utile, così ho potuto godere dell’eredità che mi ha lasciato mio padre: semplicemente un progetto. 
Subito mi è sembrata una cosa umana, specialmente per un padre, e mi sono sentito soddisfatto proprio come quando in alcuni film enigmatici il protagonista salva il mondo, scopre l’omicida o risolve i suoi dubbi grazie agli indizi nascosti che trova tra le memorie di qualcuno.

La scultura è la tridimensionalizzazione di un disegno, la sua estrusione, che ho poi appoggiato sulla sua pagina ingiallita, la sua porzione di taccuino. Questa scultura non è la risoluzione di un progetto, ma la sua rappresentazione più fedele, che la pone in una specie di eternità e non lascia mai che si concluda come è proprio di ogni processo di metamorfosi.
Con il mio amico filosofo comparatista Alberto Parisi, che ha già scritto di questo mio lavoro, da lui chiamato Oggetto, abbiamo immaginato la sua natura di trasmutazione sostenendo che, proprio come ho voluto sottolineare dopo aver parlato con Emanuele Coccia riguardo al suo ultimo libro durante un workshop, ogni cosa si porta dentro tutte le cose del mondo, tutti i gesti, i piani e i disegni che Alberto riassume con la parola intenzioni, tutte le cose che restano in noi, con noi e intorno a noi, senza poter avere mai a queste un accesso diretto.

Questa caratteristica biografica, dell’eredità di una intenzione, che condivido con tutte le specie, è il motore del lavoro, il motivo che ricorre dentro di me da un po’ di tempo e che mi permette di esplorare diverse dimensioni della stessa cosa. Questo aspetto si mischia con la questione formale, apparente, di design della forma, che ci introduce nel lavoro lasciandoci coccolare dal calore della composizione misurata. 
La scultura è una questione di buchi e questo oggetto è uno strumento che respira e che si fa permeare dai nostri respiri. Disegno blu su carta è un purificatore di pensieri, li risucchia, li scuote al suo interno come fa una lavatrice e ce li restituisce più puliti, ma appesantiti dai misteri di una forma che non riconosciamo. Questo è il processo di immaginazione che può innescare una traccia, un disegno.

Esaltazione della Eucarestia, 1600, Montalcino, Chiesa di San Lorenzo in San Pietro, Ventura Salimbeni.

La palla pesante e strana, per esempio, mi ricorda il globo nella “Esaltazione dell’eucarestia” (1600) di Ventura Salimbeni che è posto tra il padre e il figlio, al centro della trinità. Il dipinto è stato preso spesso in considerazione in campo ufologico proprio per la stranezza di questo globo metallico somigliante allo Sputnik russo del 1957. In realtà si tratta del mondo su cui Dio e Gesù hanno il potere.

Ogni forma soffre del suo peso storico e interpretativo, e in questo mio lavoro, rappresentazione di un progetto non mio, ogni logica di riconduzione al reale mi sembra fallimentare proprio perché trovo il disegno molto sincero. Quando guardo la scultura, la prima che ho realizzato, non trovo nessun imbroglio, anzi, ho voluto aprire il disegno, immaginandolo, per svelarne ogni sua parte, cosa che faccio, ma al contrario, con i miei dipinti.

Mi chiedo, quindi, cosa significa essere autore di un’opera, a chi appartiene la sua proprietà intellettuale, e mi rispondo tirando in causa una delle responsabilità più importanti per un artista: spostare più in là un’idea che ha avuto qualcun altro prima di noi.

Giacomo Montanelli, Rimpiattino, installation view – Courtesy dell’artista e Cantieri Aperti, ph. Carlo Favero

Ha collaborato Simona Squadrito

Per leggere gli altri interventi di I (never) explain

I (never) explain – ideato da Elena Bordignon – è uno spazio che ATPdiary dedica ai racconti più o meno lunghi degli artisti e nasce con l’intento di chiedere loro di scegliere una sola opera – recente o molto indietro del tempo – da raccontare. Una rubrica pensata per dare risalto a tutti gli aspetti di un singolo lavoro, dalla sua origine al processo creativo, alla sua realizzazione.