Gianni Caravaggio, Nebbia dissolta dalla pioggia”, 2019 Alabastro bianco chiuso: 60x50x27xm aperto: circa 70x60x27 cm Crediti fotografici Andrea Rossetti (dettaglio)

Riflessioni su “La nebbia dissolta dalla pioggia”

In alcuni passi di Canti alla durata di Peter Handke, l’autore descrive quei particolari momenti fuggenti di stupore che si rendono tangibili attraverso la forma di una poesia. E’ la forma che dona a questi attimi fuggenti una durata.

La forma sarebbe il garante che dona tangibilità alla durata dell’osservazione meravigliata, ovvero: la “forma” si rivela non solo come veicolo dei sensi 
— nel suo carattere estetico – ma anche nel suo carattere etico, in quanto garante del suo mittente, e il mittente è proprio quello sguardo meravigliato. Naturalmente tale definizione di Forma ha nulla in comune con una definizione stilistica o una estetizzazione edonistica.

Mi viene da pensare al gesto che Cézanne fece incrociando le sue mani chiudendo gli spazi fra le sue dita per descrivere il suo processo pittorico davanti al Mont Saint Victoire. Specialmente nelle ultime versioni del Mont Saint Victoire vediamo addensarsi punti di vista e tempi diversi (tempi della giornata, stagionali e metereologici) in un’immagine unica che si intreccia allo sguardo tramite la pittura. 

Sono convinto che proprio questo “rendere denso” sia la natura dell’atto poetico. Esso è alla base della produzione dell’opera e della sua fruizione. Entrambi i momenti, quello della produzione e quello della fruizione, portano alla luce e iniziano qualcosa che a noi èessenzialmente proprio.

A questo punto si propone un’analogia sensata tra la natura dell’opera d’arte e la natura della poesia. “Mostrare” equivale al “dire”. Nell’opera d’arte (visiva) il mostrare è un mostrare più profondo e nella poesia il dire è un dire più profondo. Poeta e artista sono coloro che osano la profondità testimoniandola.

Cos’è questa profondità nel dire della poesia, nel mostrare dell’opera d’arte?

Nella lingua italiana la parola “poesia” deriva dal greco poesis e significa creare nel senso “di portare alla luce”; nella lingua tedesca, invece “poesia” viene chiamata “Gedicht”, che deriva da “dichten” e che significa “rendere denso”.

Ma cosa è che si rende denso nell’atto del rendere denso nella poesia e nell’opera d’arte? E soprattutto cosa è portata alla luce nell’atto di rendere denso?

Quando ho visto per la prima volta nella cava il pezzo di alabastro grezzo, utilizzato poi per la scultura La nebbia dissolta dalla pioggia, mi sembrava un pezzo di ghiaccio e poi più mi evocava più insistentemente l’immagine di una nebbia addensata.

Quel momento evocativo e immaginativo in relazione con la materia stessa mi ha coinvolto profondamente, al punto di voler cercare di dare un senso compiuto e complesso rispetto al suo essere un ready-made naturale. 

Per questo motivo ritenevo fosse necessario un intervento che sublimasse e rivelasse la complessità nascosta nella prima evocazione.

Il fatto che nella cava si potessero eseguire solo tagli e carotaggi, mi ha condotto a visualizzare nella possibilità di attuare delle forme circolari dei carotaggi sul blocco d’alabastro delle gocce di pioggia che formano dei cerchi sull’acqua. Combinare i cerchi concentrici delle gocce piovane su una pozzanghera all’aspetto della nebbia come massa semitrasparente ha costituito un aspetto temporale e metereologico nella visione del lavoro. Una visione immaginativa del tempo metereologico che ci trasmette una certa temperatura e anche uno stato d’animo.

I tagli circolari introducono, in questa scultura, la possibilità di una distinta e reale temporalità. Gli elementi circolari possono essere ruotati e di conseguenza la compattezza, la massa iniziale si dissolve evocando in modo inaspettato l’immagine-immaginazione della natura, della nebbia e della pioggia che dissolve la nebbia. Il legame con le circostanze naturali è evocato dai nostri profondi ricordi della natura. Abbandonarsi nella evocazione di queste immagini significa iniziarli e farsi iniziare da loro.

Gianni Caravaggio, Nebbia dissolta dalla pioggia”, 2019 Alabastro bianco chiuso: 60x50x27xm aperto: circa 70x60x27 cm Crediti fotografici Andrea Rossetti

Rispetto alle singole impressioni fuggenti della natura prese di per se in  Nebbia dissolta dalla pioggia mi pare che si esplicitano come durata. I tagli circolari e la loro mobilità concreta hanno creato una profondità che si esplicita come immersione di una dimensione temporale. Dire e articolare visivamente questa profondità corrisponde al darle forma.

La sostanza verbale, ovvero ciò che in questa scultura convenzionalmente si chiama titolo, sarebbe l’esplicitazione verbale della possibilità immaginativa che la scultura stessa evoca. 

Questo dire e mostrare conferisce densità percepita nell’eccitazione iniziale. 

Nell’eccitazione iniziale avevo intuito il carattere evocativo dell’alabastro bianco, ma solo “dicendolo” ha conferito a tale eccitazione un’immagine temporalmente più ampia. Il dire o mostrare corrisponde al conferire densità. La densità abbraccia cose diverse nella memoria e ne crea un senso.

Nel L’evoluzione creatrice Henri Bergson esprime un’idea analoga: 
«Nessuna immagine sostituirà l’intuizione della durata, ma molte immagini diverse, prese da ordini di cose molto diverse, potrebbero lavorare insieme nel loro movimento e dirigere la coscienza al punto in cui una certa intuizione diventa tangibile. » 

Un’opera che a questo punto tengo a descrivere è Schneefall (Nevicata) del 1969 di Joseph Beuys. Si tratta di una scultura in cui da un lato le punte di tre esili tronchi di abete posati a terra uno accanto all’altro si toccano, ma è impossibile scorgere ciò, in quanto queste tre punte al vertice sono coperte da diversi strati quadrati di feltro, che vengono a loro volta rialzati e deformati dai tre tronchi.

Così come la neve caduta su i legnami nel bosco anche gli strati di feltro si posano sui tronchi di abete. Non è tanto l’aspetto visivo a ricordare la neve ma la sua stratificazione sotto la quale giace e viene custodito l’albero caduto e morto. Così come lo strato di neve i feltri coprono con tatto amorevole il tronco morto. I feltri donano all’immagine della neve il calore amorevole e l’immaginazione della neve dona a loro l’immagine naturale. L’abete è l’albero più emblematico del bosco nordico e la neve è parte fondamentale del suo immaginario poetico. Oltre all’evocazione della natura, quest’opera ci tocca per il senso amorevole per le cose morte. La possibile vitalità dei tronchi dipende dalla nostra cura poetica nella qualela fredda copertura del manto nevoso si trasforma in calore. 

La percezione di tutto ciò è possibile in una forma totale di lucida empatia sentimentale.

La densità poetica dell’opera che abbraccia cose diverse nella memoria per creare senso corrisponde alla sensazione di completezza. Questo senso di completezza è un’immersione nel mondo percepito. Tale immersione nel senso completo del mondo corrisponde ad una percezione sentimentale. Tale percezione sentimentale si contrappone alla volontà nella sua modalità di farsi strada trasformando il mondo in oggetto, in ob-jectum qualcosa fuori dal soggetto ma sottoposto e al servizio del soggetto. Tale percezione distanziata, funzionale e utilitaristico dall’altro canto oppone resistenza al coinvolgimento immersivo della sensibilità sentimentale. 

Nel lavoro Nebbia dissolta dalla pioggia come in altri miei lavori il legame con le circostanze naturali è evocato dai nostri profondi ricordi della natura. Abbandonarsi nella evocazione di queste immagini e sensazioni significa iniziarli e lasciarsi iniziare da loro. Qualcosa che viene da fuori di me, più grande di me, incontra qualcosa incontra e si sintonizza con qualcosa nel mio profondo. Quando emerge la questione della natura il sentimento poetico si rivela essere la relazione più profonda e totale con essa e al contempo è la più umile.

La domanda è: come riuscire a ri-immergerci in qualcosa che in realtà ci è essenzialmente proprio?

                                                  Gianni Caravaggio, aprile 2020/gennaio 2021

Gianni Caravaggio, Nebbia dissolta dalla pioggia”, 2019 Alabastro bianco chiuso: 60x50x27xm aperto: circa 70x60x27 cm Crediti fotografici Andrea Rossetti

Ha collaborato Simona Squadrito

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I (never) explain – ideato da Elena Bordignon – è uno spazio che ATPdiary dedica ai racconti più o meno lunghi degli artisti e nasce con l’intento di chiedere loro di scegliere una sola opera – recente o molto indietro del tempo – da raccontare. Una rubrica pensata per dare risalto a tutti gli aspetti di un singolo lavoro, dalla sua origine al processo creativo, alla sua realizzazione.