Francesco Arena, Cubic metre of seawater as diagonal – Installation view – Foto Deniz Guzel
Francesco Arena, Cubic metre of seawater as diagonal – Installation view – Foto Deniz Guzel

Metro cubo di acqua di mare come diagonale, 2019
Acqua di mare, metallo; cm 27,9x1359x27,9

Metro cubo di acqua di mare come diagonale è stata realizzata per la mia personale da Sprovieri a Londra nell’autunno del 2019, è una di quelle opere site specific nel senso che ogni volta che viene presentata deve essere ripensata per lo spazio che la ospita, praticamente l’opera quando non è esposta esiste solo sulla carta come istruzioni per la sua realizzazione. 
La scultura è la formalizzazione del suo titolo, consiste in un metro cubo di acqua di mare che deve essere “ordinato” in modo da essere interamente contenuto nella diagonale dello spazio in cui è esposto. 
Ora è chiaro che essendo l’acqua di mare un liquido e come tale informe per essere “ordinato” in una determinata forma ha bisogno di un contenitore nel quale inserirlo che abbia al suo interno la forma che l’acqua deve prendere, in sostanza serve una vasca. 

Riporto lo statement che ho scritto all’epoca per spiegare a Niccolò Sprovieri cosa intendevo fare nella sua galleria:

Le misure interne di una vasca di metallo sono tali da contenere al suo interno un metro cubo di acqua di mare. La vasca internamente è lunga 13 metri e 58,5 centimetri tanto quanto la diagonale dello spazio della galleria, data questa lunghezza e stabilendo che la sezione interna della vasca non può essere altro che quadrata perché solo il quadrato mi consente di utilizzare una misura unica per ottenere un poligono con un numero di lati minimo che possa stare ‘in piedi’ da solo consentendo alla vasca di essere una vasca senza rovesciarsi, l’altezza e la profondità interne della vasca saranno di cm 27,23. In questa vasca il metro cubo di acqua di mare può alloggiarsi riempiendo tutto lo spazio senza avere bisogno di altro spazio. Un elemento liquido si adatta al suo contenitore. L’elemento instabile e immobile si stabilizza grazie al metallo di cui la vasca è fatta, è chiaramente un pezzo di paesaggio, è chiaramente una scultura fatta di pieno e di vuoto, il pieno dell’acqua esiste grazie al vuoto della vasca che è comunque una forma piena. 

Negli anni nel mio lavoro torna spesso questa questione del pieno e del vuoto, della materia che autonomamente è forma e della materia che necessità di qualcosa, che la in-formi, per esempio una cassaforma, queste cose m’interessano perché sono uno scultore, non ho fatto studi da scultore in accademia, facevo pittura con esiti imbarazzanti perciò tutto ciò che è tecnica della scultura per me è sempre una scoperta affascinante.
La bellezza della struttura scheletro di una scultura spesso è superiore alla scultura stessa che una volta completata diventerà.
Nel Tamburo di latta di Gunter Grass il protagonista a un certo punto va a lavorare da uno scultore che non riesce mai a terminare le sue sculture perché le strutture interne che realizza sono così belle e significanti che non riesce a coprirle con l’argilla. Spero di non ricordare male, comunque è sicuramente Gunter Grass e comunque penso sia un pensiero molto bello a proposito di cosa è una scultura e nella fattispecie una scultura che è anche un’opera d’arte perché naturalmente non tutte le sculture sono opere d’arte, ma questo non occorre che c’è lo diciamo.

Francesco Arena, Cubic metre of seawater as diagonal – Installation view – Foto Deniz Guzel

A proposito di letteratura e cosa è un’opera d’arte mi piace ricordare il personaggio del racconto Il canale del dolore di David Foster Wallace il quale quando defeca produce un’opera d’arte, Wallace non descrive queste opere prodotte involontariamente dal loro autore, che tra l’altro è sconvolto da questo sua capacità inconsapevole, lo scrittore non ci dice come sono fatte queste opere, che forma hanno, dice solo che sono indubbiamente delle opere d’arte.

Tornando alla mia opera Metro cubo di acqua di mare come diagonale, mentre lavoravo alla sua progettazione rendendomi conto che richiedeva un contenitore, ho pensato che il contenitore dovesse essere il più basico possibile, l’opera non è la vasca che contiene l’acqua di mare ma l’acqua di mare stessa. Una vasca di metallo mi è sembrata la scelta giusta, la vasca era molto lunga perciò doveva per forza viaggiare divisa in più parti per poi essere assemblata in galleria e il metallo si presta bene a questo tipo di operazioni, bastava saldare i vari pezzi tra di loro con una saldatura particolare che non lasciasse fessure tra i vari pezzi e la cosa era fatta. Era chiaro che una volta terminata la mostra la vasca dovesse essere distrutta, non avrebbe avuto senso conservare una vasca di quelle dimensioni che poteva essere riutilizzata solo per installare nuovamente l’opera nello spazio di Sprovieri. La vasca era il contenitore ma il contenuto, il metro cubo di acqua di mare, senza la vasca sarebbe stato solo un sacco di acqua sul pavimento. C’è un equilibrio tra le due parti dell’opera che da una buona stabilità, nulla è in più, le barrette di metallo messe come costolature a intervalli regolari lungo la vasca servivano per fare in modo che il metallo non si deformasse con la spinta interna dell’acqua. Questa forma dell’opera dettata dalle necessità fisiche dell’opera stessa le avevo già affrontate quando avevo costruito i contenitori di ferro e legno di Massa sepolta al padiglione Italia del 2013 e ancora prima quando avevo utilizzato una putrella per tenere in linea e sospesa la terra di Orizzonte nel 2012.

Il metro cubo è una dimensione utilizzata mille volte in scultura, il cubo ha una sua perfezione. Nel 1777 Goethe disegno una scultura che fece costruire nel giardino della sua casa di Weimar che s’intitola Pietra della buona Fortuna: c’è un cubo di poco meno di un metro cubo sormontato da una sfera in equilibrio, probabilmente instabile come la fortuna. Poi i metri cubi minimalisti, quello di infinito di Pistoletto, quello di finta terra appeso al muro da Pascali ecc. Il metro cubo è in rapporto alle cose che l’uomo misura, la cubatura degli spazi in cui vive, che è fatta di metri cubi d’aria, metri cubi di vuoto, i metri cubi di terra tolti o messi per fare o riempire spazio e un metro cubo è sempre un metro cubo, anche se non ha la forma di un cubo e rompe la sua compattezza per dilagare nello spazio disponibile. 

Il metro cubo di acqua di mare è una porzione infinitesimale di qualcosa di enorme, è un frammento di paesaggio che entra in uno spazio chiuso, è una striscia di esterno che divide in due un interno, necessità di essere rabboccata perché l’acqua evapora, la superficie riflette quello che gli è esterno e le increspature visualizzano le vibrazioni dell’architettura che lo ospita e da Sprovieri i treni della metropolitana che passavano venti metri più sotto.

Francesco Arena, Cubic metre of seawater as diagonal – Installation view – Foto Deniz Guzel
Francesco Arena, Cubic metre of seawater as diagonal – Installation view – Foto Deniz Guzel
Francesco Arena, Cubic metre of seawater as diagonal – Installation view – Foto Deniz Guzel

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I (never) explain – ideato da Elena Bordignon – è uno spazio che ATPdiary dedica ai racconti più o meno lunghi degli artisti e nasce con l’intento di chiedere loro di scegliere una sola opera – recente o molto indietro del tempo – da raccontare. Una rubrica pensata per dare risalto a tutti gli aspetti di un singolo lavoro, dalla sua origine al processo creativo, alla sua realizzazione.