I ricordi stanno avviluppati e non si fanno vedere con chiarezza. Di certo, ho voluto esporre il dipinto qui riprodotto per l’occasione della mostra collettiva Due quadri e un tavolo, alla galleria Richter di Roma.
Quasi di certo, come dice il mio telefono, ci ho lavorato dal 7 gennaio al 20 febbraio del 2019, cioè all’incirca per sei settimane, poco più di un mese e mezzo.
Io ho una piccola adorazione per le date, quando scrivo mi lascio incorniciare da loro, nei quaderni, o più precisamente nei diari, visto che quando parlo del lavoro finisco spesso col parlare di me.
Dai miei appunti di quei giorni leggo che, come già successo, mi venne una voglia insistente di smettere e ricominciare tutto da capo. Strano, ero convinta di aver scritto di più riguardo al quadro, invece, ho trovato giusto qualcosina nascosta nel mezzo, una domanda: si può lavorare lo stesso senza sorpresa?
In effetti per me la questione era una chiave per andare più a fondo. In qualche modo decisi che non mi sarei preoccupata più tanto di sorprendermi, quanto piuttosto di lasciare che la crisi erodesse dall’interno. Così quello è stato il primo dei dipinti a venire, dove mi sono rovinata la sorpresa, più o meno. 
Ci sono sempre aspetti odiati in un quadro, o mal digeriti, cose imbarazzanti che se ne stanno lì in bella vista, ma mischiate con altre, magari più magiche, magari riuscite.
Tuttavia un’opera esce fuori in buona parte per via dei problemi che si porta con sé. Sono forse proprio questi che più la definiscono?
Bisogna anche dire che tutto nasce da un incastro.


L’artista è in mostra nella collettiva “Due quadri e un tavolo”, ospitata nella Galleria Richter di Roma. Il progetto ha messo in relazione le poetiche di tre artisti: Luca Grechi (Grosseto,1985), Marta Mancini (Roma, 1981) e Caterina Silva (Roma, 1983).

Marta Mancini, Senza titolo (Febbraio), 2019 – Acrilico su tela. 180×140 cm – Courtesy l’artista e Matèria, Roma
Marta Mancini, Senza titolo (Febbraio), 2019 – Acrilico su tela. 180×140 cm – Veduta dell’installazione, Galleria Richter Fine Art, Roma

Per leggere gli altri interventi di I (never) explain

I (never) explain – ideato da Elena Bordignon – è uno spazio che ATPdiary dedica ai racconti più o meno lunghi degli artisti e nasce con l’intento di chiedere loro di scegliere una sola opera – recente o molto indietro del tempo – da raccontare. Una rubrica pensata per dare risalto a tutti gli aspetti di un singolo lavoro, dalla sua origine al processo creativo, alla sua realizzazione.