Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell'allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell’allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

Dopo l’apocalisse di Peter Buggenhout e l’eclissi da camera di Erin Shirreff, nel salone di Palazzo De Toschi sorgono i mausolei di Geert Goiris, a cura di Simone Menegoi e Barbara Meneghel: la mostra è un tassello significativo dell’indagine che Menegoi coltiva rispetto al rapporto tra fotografia e scultura.
Nella rigorosa “Terraforming Fantasis” aleggia un’aria livida che riporta alle temperature metafisiche di “Enigma di un pomeriggio d’autunno”.
Una serie di struttura esagonali concepite appositamente da Kris Kimpe, architetto con il quale l’artista collabora abitualmente, occupano lo spazio, inducendo lo spettatore a perdersi tra le strutture come se si trovasse in una città fantasma, in un cimitero, in un luogo altro, un pianeta in “terraformazione”.
Sulle pareti esterne di ogni mausoleo campeggiano delle immagini, accentuando la percezione sepolcrale, quasi si trattasse delle effigi commemorative di ciò che le strutture conservano, oppure racconti per immagini di qualcosa che accadrà o sarà accaduto.
Ma si tratta semplicemente di personali speculazioni, perché in effetti ogni fotografia ha un aneddoto ben preciso, minuziosamente raccontato dall’artista nella didascalia di ciascuna opera all’interno dell’opuscolo che accompagna la mostra, che ne amplifica con la sua cifra oleografica inaspettata l’effetto straniante: è curioso quanto le parole dell’artista o di chi decodifica le immagini decreti una forzatura interpretativa, a scapito di un approccio più immaginifico.

Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell'allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell’allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

Dead Bird è l’immagine di dimensioni maggiori, per certi versi più cinematografica, con istintivi rimandi a The Bird di Hitchkock: pare che il merlo sia indifferente alle urla straziate delle persone alle sue spalle, mentre apprendiamo da Goiris che è proprio l’uccello ad esser morto, oltre che divenuto protagonista inaspettato di uno scatto che sarebbe stato destinato a ben altro.
Albino è una fotografia silenziosa, un animale diafano, apparso nel suo ambiente con le zampe conserte, quasi in una posizione di preghiera.
Eugene’s Neighourhood resta particolarmente impressa, con questa riserva di case-bulbo al limite tra cinematografia e Pryp”jat’, città abbandonata dopo il disastro di Chernobyl.
Particolarmente attraente è Zvetvev che, con la sua cavità, il suo buco nero, pare suggerire un altro possibile ingresso al mausoleo o, per dirla con parole dell’artista, “sembra l’ingresso ad un mondo ctonio”.
Proprio perché concentrata prevalentemente sul paesaggio, la ricerca di Goiris evidenzia la maniera inevitabilmente ed irrimediabilmente troppo umana, e quindi finita, che abbiamo di guardare le immagini che siamo: una deriva che ci porta a coincidere con i contenitori, la cui massiccia presenza stride con l’evanescenza a cui queste fotografie ci sollecitano.

Geert Goiris — Terraforming Fantasis
a cura di Simone Menegoi e Barbara Meneghel
29 gennaio – 24 febbraio 2019
Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi – Bologna

Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell'allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell’allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell'allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris

Geert Goiris, “Terraforming Fantasies”, installation view:veduta dell’allestimento, Salone Banca di Bologna Palazzo De’ Toschi. Foto Geert Goiris