Untitled, 2011
Untitled (the wish), 2011
 Untitled (the wish), 2011
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 Mentre il ‘Viandante sul mare di nebbia’ guardava – con capelli scampigliati e soprabito svolazzante – un panorama fatto di mare agitato, cime con vegetazione e scialbe montagne ricoperte di nebbia, i suoi personaggi sembrano sonnecchiare o annoiarsi tra uno sbadiglio e l’altro. Il ‘falso romantico’ Robert Fekete (1987, Transilvania, Romania), ha inaugurato la sua personale la settimana scorsa alla galleria Conduits, esponendo un ciclo di quadri sviluppati dall’osservazione del capolavoro romantico,   ‘Il viandante sul mare di nebbia (1818) di Caspar David Friedrich.
Piccoli quadri ritmano lo spazio, intervallati da grandi tele che catturano meno la mia attenzione. Il piccolo formato è lo spazio perfetto per questo giovane pittore che, tuttaltro che sprovveduto, mi cita Velasques e altri pittori che corroborano la sua paziente e meditabonda pittura. Simpatico e spigliato nel suo italiano (imparato a Roma), mi racconto di quanto la pittura sia quello che piace a me: una superfice da guardare da molto vicino (scrivevo di sfiorarla con il naso.. quando si può…).
Raccontavo di marine nebbiose e ragazzi annoiati. 
Fekete parte da uno dei ‘viandanti’ più famosi della storia dell’arte per la sua ricerca pittorica,   atta a raccontare dei ben diversi viaggiatori esistenziali.
Mentre il romantico viandante di 200 anni fa guardava ‘dentro’ al paesaggio metaforico per intuire (invano) il futuro sconosciuto, quelli dipinti da Fekete, sembrano essere stati assorbiti da una terrificante e – sempre di metafora si tratta – carta da parati.
Il pittore contemporaneo  azzera le distanza, passa dall’aperto al chiuso, dallo stare eretti (rispettosi) allo stare seduti, sdraiati, stravaccati davanti a dei paesaggi dipinti (finti), senza nè nebbia nè scogli. 
Sempre di spalle e immersi in un semi buio, i suoi personaggi descrivono alla perfezione un certo tipo di natura umana, quella un pò pigra, melanconica e ripiegata su sè stessa. 
Dominati da una sorta di inerzia sia fisica che spirituale, i ‘falsi romantici’ sembrano conservare però una tenue curiosità per ciò che accade ‘oltre’, nella natura rappresentata e addomesticata dalla pittura. Come tanti Oblòmov contemporanei sonnecchiano pensando di aver capito quasi tutto e, non fosse così  – magari girandosi dall’altro lato –  non sarebbe nemmeno così importante. 
Robert Fekete e Gea Politi