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Nello spazio Eldorado della Gamec di Bergamo, i curatori Pierre Bal-Blanc e Alessandro Rabottini, hanno voluto raccontarci una storia. Il proganista è Pratchaya Phinthong, artista di Bangkok che, invece di trascorrere due mesi di residenza nei sobborghi di Parigi (invitato dal CAC Brétigny e dalla Gamec), decide di farsi assumere da una ditta della sua città d’origine e vivere per il periodo di residenza nella Lapponia svedese raccogliendo bacche polari.
Si immerge così nella dura realtà della manodopera sfruttata e sottopagata; mangia per terra animali cacciati, sventrati e cotti all’aperto; compie lunghe e faticose passeggiate tra i boschi; socializza con persone umili e condivide con loro sforzi e momenti di riposo… Tutto ciò è documentato, con fotografie e video, sia in mostra che nel sito temporaneo givemorethanyoutake, che è anche il titolo della mostra.
Come si struttura questa storia che, raccontata attraversa centinaia e centinaia di immagini, ci mostra l’artista che, rinunciato al suo statuto di artista, evidenzia la crisi di un modello sociale al tempo della globalizzazione?
Phinthong semplicemente, decide di ‘lavorare per sopravvivere piuttosto che lavorare come artista’. Solidale con i lavoratori sfruttati, decide di diventare (temporaneamente) come loro, raccogliendo tutti i giorni chili di bacche nelle foreste nordiche. Quotidianamente manda un sms ai curatori con i peso dei frutti raccolti. Alla fine dei due mesi, ne raccoglierà ben 549 Kg, e con questa lunga esperienza da vita allla mostra ‘Give more than you take’ (Dai più di quello che prendi).
L’artista ha chiesto ai due curatori di ‘tradurre’ questo quantitativo con oggetti o materiale di scarto, e di metterlo in mostra. Rabottini, come Pierre Bal-Blanc a suo tempo al CAC di Bétigny, ha deciso di allestire alla Gamec, 549 Kg di terra scavata per creare le fondamenta dell’edificio che costituirà l’estensione del nuovo Museo dell’Accademia Carrara (attualemente chiuso per restauri). La terra è stata sparsa, tra le pareti e il pavimento nella sala alla Gamec.
Oltre a questa ‘traduzione’, diventata opera a responsabilità del curatore, c’era un’altra installazione di cui Rabottini doveva preoccuparsi. Nel centro della sala, sospesa a metri dal pavimento, il lavoro ‘Allemansrätten': termiche che sta ad indicare il ‘Diritto al Pubblico Accesso’ presente nell’ordinamento giudiziario svedese, che garantisce a chiunque la possibilità di camminare in spazi naturali. Phinthong, con l’aiuto dei altri raccoglitori nomadi, ha smontato una torre di vedetta – costruite dai cacciatori nel paesaggio lappone – trasformandola un punto di osservazione, ma anche di protesta, per i raccoglitori di frutta. L’artista trasforma questa torretta a simbolo di una contraddizione: in un paese come la Svezia, attentissimo al rispetto della natura, accade che aziende straniere o locali, sfruttino dei lavori costretti a guadagnarsi il pane in condizioni quasi disumane.
Invito, quanti siano interessati al progetto di Phinthong, a leggere il testo di Pierre Bal-Blanc, scritto in occasione della mostra.
“Le società sono progredite nella misura in cui esse, i loro sotto-gruppi e gli individui che ne facevano parte hanno imparato a rendere stabili i loro rapporti secondo il modello del dare, ricevere e infine ricambiare. Per prima cosa hanno dovuto imparare a deporre le armi, in modo che fosse possibile scambiare beni e persone, non solamente tra clan, ma anche tra tribù, nazioni e – soprattutto – individui. Solo allora le persone hanno imparato a creare e a soddisfare interessi reciproci e a difendersi senza dover ricorrere alle armi. In questo modo i clan, le tribù e le nazioni hanno appreso – proprio come in futuro lo impareranno classi, nazioni e individui – come opporsi l’un l’altro evitando massacri e a dare senza sacrificare se stessi agli altri”. (Marcel Mauss, Il dono, 1925)*

*Citazione dal testo di Pierre Bal-Blanc per la mostra di Pratchaya Phinthong, CAC Brétigny; Parigi, Dicembre 2010