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Aristotele afferma che “la natura rifugge il vuoto” e, perciò, lo riempie costantemente; ogni materia, gas, liquida o solida, tenta costantemente di riempire ogni spazio, evitando di lasciarne parti vuote.
È una lotta che si protrae tra il fare umano e la natura: quest’ultima, continuamente, è tesa a soggiogare l’uomo.
Partendo da questi concetti il progetto ospitato da MARS di Franco Menicagli ’12, 94 MQ‘: la sua opera  vuole quantificare fisicamente e metaforicamente il rapporto tra l’opera d’arte e lo spazio che la ospita. Le installazioni sono composte da fogli di cartoncino che rivestono, misurano il perimetro del pavimento ma nello stesso tempo, elevandosi, riempiono tridimensionalmente lo spazio, assumono nuove forme.


Lo spazio è nell’opera stessa, lo cattura in un primo momento, lo rileva fino al punto in cui l’opera, dal misurare lo spazio va a modificarlo. E’ un processo per il quale si cerca di superare la sovente subordinazione spaziale dell’opera allo spazio fisico entro cui essa è collocata. 
(Da CS)