• Felipe Arturo - Still da video Huerequeque Bar © Felipe Arturo
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  • Felipe Arturo - Still da video Huerequeque Bar © Felipe Arturo
  • Felipe Arturo - Still da video Huerequeque Bar © Felipe Arturo
  • Presentazione Project for an expanded documentary Huerequeque Bar di Felipe Arturo
  • Imbarco a Venezia, Project for an expanded documentary Huerequeque Bar di Felipe Arturo
  • Stefano Coletto, Giorgia Pea, Angela Vettese, Ariella Risch, Francesca Cantinotti, Elisbetta Meneghel, Carmelo Marabello, in piedi, Felipe Arturo e Rachele D’Osualdo
  • Fitzcarraldo, 1982, scritto e diretto da Werner Herzog
  • Fitzcarraldo, 1982, scritto e diretto da Werner Herzog
  • Fitzcarraldo, 1982, scritto e diretto da Werner Herzog
  • Klaus Kinski e Huerequeque - Fitzcarraldo, 1982, scritto e diretto da Werner Herzog
  • Stefano Coletto, Giorgia Pea, Angela Vettese, Ariella Risch, Francesca Cantinotti, Elisbetta Meneghel, Carmelo Marabello, in piedi, Felipe Arturo e Rachele D’Osualdo

L’artista colombiano Felipe Arturo, vincitore per il 2015 della residenza studio “illy sustainArt”, il 20 novembre ha accolto il pubblico a bordo di un’imbarcazione ormeggiata presso il Canale della Giudecca a Venezia per presentare il progetto Huerequeque Bar, sviluppato durante i tre mesi di permanenza presso la Fondazione Bevilacqua La Masa

Nel 2008, a seguito della visione del film Fitzcarraldo – epico e travagliato film del 1982 scritto e diretto da Werner Herzog – Felipe visita la cittadina peruviana di Iquitos, sede delle riprese cinematografiche. L’abitato sudamericano è oggi associato univocamente alla pellicola in quanto essa è l’unica testimonianza video di larga diffusione. Nel suo viaggio, l’artista conosce Huerequeque, gestore dell’omonimo bar nonché attore in Fitzcarraldo. Dal dialogo tra i due si sviluppa per Felipe il primo approccio documentaristico alle vicende di quel luogo, poiché mentre scopre personalmente l’odierna identità della città apprende che la maggior parte dei suoi abitanti non ha mai visto il film nella versione finita. Arturo decide perciò di tornare una seconda volta a Iquitos e organizzare una proiezione pubblica di Fitzcarraldo; è il sabato del villaggio: c’è chi chiama amici e parenti, chi ride rivedendosi nei propri quindici minuti di celebrità, per altri invece è quasi uno shock, una rivelazione, un flashback a bocca aperta. Un aspetto che documenta l’artista è il punto di sdoppiamento dell’identità di Iquitos: dopo le riprese, per i successivi trent’anni la città da un lato procede nella propria quotidianità grazie a una sorta di resilienza nei confronti del grande evento vissuto, dall’altro essa si cristallizza irrevocabilmente agli occhi del mondo nelle immagini del film di Herzog.

Assumono quindi un ulteriore significato le reazioni di stupore degli abitanti-attori che prendono coscienza di ciò che ancor oggi il mondo custodisce nell’immaginario riguardo Iquitos. Questa duplice chiave di lettura si riflette parzialmente anche su Huerequeque: il peruviano infatti sembra essere rimasto lo stesso di trent’anni prima, sia per la sua attività sia per la maschera che gli calza perfettamente; egli, nelle riprese, interpreta se stesso, ruolo che gli garantisce per altro non poca notorietà a livello cinematografico e tra i propri concittadini. La parte anzi gli è stata così naturale da non essersi mai conclusa: Huerequeque, nonostante il passare del tempo, non ha mai smesso di recitarsi poiché, scopre Arturo, è da sempre che regge il gioco a se stesso servendo al bancone. L’amicizia tra i due porta così l’artista a scoprire l’esistenza di un doppio anche nel peruviano: emerge cioè lo scrittore, il poeta, il narratore di cui finora nessuno ha mai avuto sentore e che da anni scrive poesie e racconti, ma non li pubblica, non li fa leggere, li tiene quasi nascosti celando la propria seconda vita.

L’artista sviluppa quindi un secondo approccio specifico per il peruviano, comprendendo l’impossibilità di scindere sia l’uomo che lavora nel bar dal personaggio che gli si è cucito addosso, sia l’attore che recita costantemente dallo scrittore che vuole proteggere la propria identità. L’opera di Arturo assume perciò un dimensione trasversale, ed egli stesso ridefinisce il progetto come un “documentario espanso”.

La sua permanenza presso la Fondazione Bevilacqua La Masa gli permette di lavorare sul materiale raccolto nei viaggi in Sudamerica, e la città di Venezia gli offre nuovi collegamenti con quanto osservato in Perù e con la cultura propria del paese natio. L’artista approfondisce infatti anche il rapporto tra il la città lagunare e il caffè: inteso oggi come rituale tipico italiano e una delle colonne portanti dell’economia colombiana, esso richiama inoltre il luogo di aggregazione nato per tradizione dagli storici caffè letterari ed evolutosi fino ad arrivare alla più attuale forma rappresentata da “illy sustainArt”.  Nel progetto completo dell’artista c’è la volontà di creare un’installazione che vuole essere una parziale ricostruzione del Huerequeque Bar.  In tal modo sarà possibile far coesistere tutti i livelli di studio dell’esperienza artistica, in quanto il luogo di aggregazione sarà realizzato con più finalità: dovrà essere il punto di incontro di una memoria urbana del 1982, rappresentata dal film, con le testimonianze fotografiche e video della realtà odierna di Iquitos; un luogo in cui percepire l’impatto dato dai cinque anni di lavoro di Herzog sulla vita e i costumi della cittadina sudamericana, grazie sia alla creazione di posti di lavoro sia al naturale interscambio culturale avvenuto in quel periodo; e infine il contesto in cui far esprimere il personaggio di Huerequeque, portando alla luce la sua produzione letteraria.

All’interno, spiega, vi saranno tre zone: la prima, all’accoglienza, vedrà un mosaico di immagini contestualizzare l’ospite riportandolo con lo sguardo a Iquitos; la seconda sarà costituita da un piccolo teatro dove si terranno proiezioni di brevi video e documentari su Huerequeque e Fitzcarraldo; la terza sarà adibita ai tavoli da bar, caratterizzati dalle frasi, poesie e storie dell’amico peruviano.

Felipe Arturo è stato selezionato attraverso un bando di concorso da una giuria presieduta da Michelangelo Pistoletto, artista e direttore artistico di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, e composta da Angela Vettese, Consulente della Fondazione Bevilacqua La Masa (Italia), i curatori Meskerem Assegued (Etiopia), Carlos Basualdo (Argentina), Suman Gopinath (India), Gerardo Mosquera (Cuba), Mariangela Mendez Prencke (Colombia) e da Carlo Bach, direttore artistico illycaffè.

Felipe Arturo -  Still da video Huerequeque Bar © Felipe Arturo

Felipe Arturo – Still da video Huerequeque Bar © Felipe Arturo

Felipe Arturo -  Still da video Huerequeque Bar © Felipe Arturo

Felipe Arturo – Still da video Huerequeque Bar © Felipe Arturo

Felipe Arturo -  Still da video Huerequeque Bar © Felipe Arturo

Felipe Arturo – Still da video Huerequeque Bar © Felipe Arturo