HomeShutHome | Conversazione con Linda Fossati

Una mostra digitale che riflette sull’esperienza estetica vissuta dagli artisti come unici spettatori della propria creazione.
1 Luglio 2020
Milica Janković – Quarantine Memory

Il progetto HomeShutHome, curato da Linda Fossati, si contraddistingue per una serie di mostre personali che gli artisti invitati – Milica Janković, Rebecca Agnes, Gabriele Picco, Giulia Cotterli, Danilo Sciorilli, Marco Pace, Marco Bacoli, Simona Pavoni e Claudio Zorzi – hanno realizzato nelle loro case durante il periodo di quarantena. Ogni settimana, sulla pagina Instagram (@homeshuthome) dedicata al progetto, gli artisti svelano le proprie opere e si raccontano. Alla base del progetto, il pensiero di Mikel Dufrenne che, in Fenomenologia dell’esperienza estetica, si concentra su opera d’arte, oggetto estetico e percezione. In tal senso, l’artista diviene creatore e unico spettatore della propria opera, divulgata attraverso i social e resa nota al pubblico solamente in un secondo momento e in una dimensione virtuale. Linda Fossati, giovane curatrice indipendente, ha risposto alle nostre domande per raccontare e approfondire ulteriormente HomeShutHome e il suo concept.

Com’è nata l’idea di HomeShutHome e quali sono gli sviluppi futuri previsti?

Durante la quarantena, il mondo dell’arte ha saputo prontamente rispondere all’emergenza proponendo contenuti digitali. Con HomeShutHome, ho voluto personalmente partecipare a questo cambiamento ed esplorare le possibilità di presentazione e consumo dell’arte nella rete. L’idea di allestire una mostra dentro le mura casalinghe è nata riflettendo sulla casa come l’unica realtà vissuta dall’individuo, il solo spazio in cui esercitare la propria libertà, ma anche il luogo dove si sono riversate le nostre paure ed incertezze. L’azione di trasformarla in uno spazio espositivo significa ripensare un luogo che stava diventando monotono in una forma nuova e, allo stesso tempo, catalizzare i sentimenti prodotti dalla reclusione in senso creativo. In futuro, vorrei trasportare la mostra in uno spazio fisico, per indagare come quest’ultimo e il digitale possano convivere, partendo dalla considerazione che da oggi in poi l’arte dovrà dividersi tra il fisico e il virtuale.

Rebecca Agnes, – Netizen

Com’è cambiato il rapporto tra artista-opere-pubblico nel passaggio dallo spazio fisico alla rete virtuale?

Fruire di un’opera d’arte nel virtuale e nel fisico sono due esperienze sostanzialmente differenti. La rete è filtrata da una serie di strumenti, il “mi piace” ad esempio, azioni meccaniche da cui è difficile dedurre cosa il pubblico pensi veramente. Inoltre, non è ancora stato compreso appieno quale sia il valore del digitale e dunque come implementarlo, creando un’incertezza e forse anche una certa diffidenza sia in chi consuma questi prodotti, sia in chi li crea. Il virtuale, tuttavia, ha la potenzialità di raggiungere un pubblico più ampio, trasformando l’esperienza dell’arte in senso democratico ed accessibile. Le strategie da attuare sono diverse rispetto ad una mostra fisica poiché il pubblico non ha gli stessi comportamenti e non ricerca gli stessi stimoli quando consuma dei contenuti in rete. Per gli artisti, il discorso è lo stesso; un’opera in digitale deve essere creata diversamente, più diretta, visivamente più accattivante ed in qualche modo più facile da comprendere. Non c’è spazio per lunghe spiegazioni sui social network, al pubblico di internet piace vedere, non leggere.

Che cosa ha significato per te e per gli artisti la riscoperta dell’abitazione, della casa, nel corso di questi mesi di quarantena?

Ognuno, in questi mesi, ha avuto un rapporto differente con la propria abitazione, perché in questa relazione entrano in gioco diverse varianti: dove vivi, in città o in campagna, in una villa o in un appartamento, se vivi da solo, con i figli o con dei coinquilini. Essere reclusi nel proprio spazio abitativo può diventare un momento di calma e riflessione, ma la casa può anche trasformarsi in un prigione. Riscoprire la casa ha significato innanzitutto diventare consapevoli di avere un privilegio, un luogo sicuro in cui, quando tutto si ferma, si può ancora andare avanti con le proprie vite.

La grafica del progetto è a cura di Gianluca Ciancaglini.

Gabriele Picco – Gelati e Telescopi
Gabriele Picco – Gelati e Telescopi
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