Kenneth Goldsmith, Rainbow Hillary 2019

Vi siete mai chiesti cosa contenessero le mail di Hillary Clinton al centro della bufera mediatica che ha contribuito alla vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane del 2016?
Il poeta, critico e artista americano Kenneth Goldsmith ha deciso di esporre tutti i controversi messaggi in una mostra che si svolgerà a Venezia in concomitanza con la 58esima edizione della Biennale d’Arte.
Per HILLARY: The Hillary Clinton Emails, Goldsmith ha stampato le quasi 60.000 mail inviate e ricevute dalla Clinton al dominio personale clintonemail.com tra il 2009 e il 2013 e le ha installate all’interno del Teatro Italia, ex sala cinematografica inaugurata nel 1916 che tre anni fa è stata convertita in un supermercato della catena Despar.

Questa ambientazione storica fa da cornice alla riflessione che Kenneth Goldsmith porta avanti sul rapporto tra spazio pubblico e privato nell’epoca della digitalizzazione di massa. Per farlo, l’artista considera un episodio internazionale che ha cambiato per sempre le nozioni di privacy, trasparenza e democrazia ai tempi della propaganda online. Il caso in questione si riferisce alla vicenda dell’uso che Hillary Clinton stava facendo, durante il suo mandato come Segretario di Stato, di un server privato – anziché federale – per l’invio e ricezione di comunicazioni ufficiali. Sebbene l’azione della Clinton non costituisse effettivamente reato, il polverone sollevato della vicenda e gli attacchi lanciati dal candidato rivale hanno contribuito alla sua sconfitta elettorale.

L’intervento negli spazi del Despar, a cura del duo Francesco Urbano Ragazzi e realizzato attraverso The Internet Saga, la piattaforma rivolta alle narrazioni nell’epoca della connettività, prevede la presenza in doppia copia dei file incriminati: da un lato le email saranno rilegate in tomi consultabili, dall’altro saranno divise in pile e poste sopra a repliche a bassa risoluzione degli arredi dello Studio Ovale della Casa Bianca.
Stampata, l’intera corrispondenza della Clinton ha una presenza fisica tutt’altro che appariscente, che – a dispetto dei tentativi di Trump di amplificarne il significato – la erige ad “anti-monumento alla brutale campagna diffamatoria che l’attuale presidente degli Stati Uniti ha condotto contro l’avversaria politica”.

Ed è proprio attraverso l’azione di appropriazione e decontesualizzazione condotta da Goldsmith nella sua nuova opera poetica che questa documentazione si trasforma in mero materiale letterario a cui ognuno può attribuire nuovi significati: ”Questi sono i documenti politici più importanti del nostro tempo”, sostiene Goldsmith. “Sono stati discussi a tutti i livelli dell’opinione pubblica, ma quasi nessuno li ha letti. Nascoste in piena vista, tutte le e-mail erano disponibili online (sia sul sito del Dipartimento di Stato Americano che su WikiLeaks – ndr), ma sono comunque diventate una sorta di fantasma. HILLARY è la loro prima apparizione pubblica”. Il lavoro che Kenneth Goldsmith compie con queste email fa parte di una serie più ampia di riflessioni che riguarda il tentativo di manifestare fisicamente e materialmente i dati archiviati e processati nel mondo digitale.
Nel 2013, ad esempio, per una mostra alla LABOR Gallery di Città del Messico intitolata Printing out the Internet, l’artista aveva invitato il pubblico a stampare documenti scaricati dalla rete e a spedirli allo spazio espositivo, che venne sommerso da oltre dieci tonnellate di carta. L’anno successivo, in occasione delle mostre a Kunsthalle Düsseldorf e a Kunstverein Amburgo, Goldsmith replicò l’esperienza stampando 33 gigabyte di dati prelevati illegalmente dal database di pubblicazioni accademiche JSTOR, in un’azione che voleva rendere omaggio ad Aaron Swartz, giovane programmatore e attivista morto suicida qualche mese prima dopo essere stato messo sotto processo per furto, per aver scaricato senza autorizzazione quasi cinque milioni di articoli dal portale in questione.
HILLARY: The Hillary Clinton Emails rappresenta anche un’occasione per riportare il Teatro Italia alla sua funzione originaria. In occasione della mostra infatti, il grande schermo che ancora oggi sovrasta il banco gastronomico del supermercato, verrà utilizzato per mostrare una selezione di video e film.

La programmazione si baserà sulle copie di opere rare disponibili su UbuWeb, archivio fondato dallo stesso Goldsmith nel 1996 e dedicato alla raccolta di produzioni video, audio e testi d’avanguardia.

La selezione, che sarà proiettata ogni giorno dalle 18 alle 19 e che ruoterà con cadenza settimanale, includerà, tra le altre, le versioni digitalizzate di opere di Peggy Ahwesh, Johanna Bruckner, Alex Da Corte, Cheryl Donegan, Shadi Habib Allah, Bek Hyunjin, Lev Manovich, Alix Pearlstein, People Like Us, Christine Rebet, Sabrina Röthlisberger, Sara Sackner, Leah Singer, Stan VanDerBeek, Jennifer West e Jordan Wolfson.

Despar – Teatro Italia outside
Despar – Teatro Italia inside

Abbiamo chiesto qualche anticipazione ai curatori Francesco Urbano Ragazzi —

ATP: Come nasce questo nuovo capitolo di The Internet Saga?

FFUR: La mostra nasce da un desiderio estremamente semplice di Kenneth: visualizzare fisicamente le email della Clinton, stampandole su supporto cartaceo. Era l’autunno del 2016 ed eravamo a New York quando ci ha espresso per la prima volta questa sua volontà. Tra l’altro la cosa interessante è che la stessa Hillary, nel pieno dello scandalo che l’ha colpita, si era augurata che questo materiale venisse prima o poi stampato.

ATP. In alcuni post condivisi nelle settimane passate sui propri profili Twitter e Facebook, Kenneth Goldsmith definisce le email di Hillary Clinton “il più grande poema del ventunesimo secolo”, inserendole nell’ambito della letteratura contemporanea. Tolte dal contesto d’origine, l’artista presenta questa corrispondenza come materiale letterario e invita il pubblico ad attribuirle nuovi significati.

FFUR: Quello compiuto da Kenneth è un vero e proprio atto di appropriazione dettato dalla constatazione che “tutto questo materiale esiste già, allora lasciamo che esista davvero: stampiamolo e rendiamolo consultabile”. È bene ricordare che in questo caso l’operazione di readymade non è fatta esattamente a partire delle mail della Hillary Clinton, bensì da una loro approssimazione; i documenti originali hanno infatti subito una serie di passaggi da parte del Dipartimento di Stato Americano che li ha acquisiti e trasformati in pdf nascondendo i dati sensibili con dei rettangoli neri che ricorrono in tutta la corrispondenza. Le mail sono state messe poi online come file singoli che bisognava cercare ad uno ad uno ed è stata WikiLeaks a creare una sorta di archivio ordinato, semplificandone la consultazione.
È proprio attraverso l’atto di stampa ed esposizione al pubblico che diventerà possibile aggiungere nuovi significati a questo materiale, dare origine a nuove narrazioni. Le piste che possono prendere avvio dalla lettura delle quasi 60.000 pagine sono le più disparate: tra queste ci sono infatti sia scambi più personali e intimi che momenti di grande freddezza rispetto a certi episodi storici tremendi in cui la Clinton, nella complessità del suo ruolo e nei tempi stretti delle sue corrispondenze, risponde in modo secco e laconico.
In tutto questo, come dicevamo prima, i documenti sono attraversati da righe nere – una punteggiatura generata per censura che descrive anch’essa un paesaggio diventando quasi poesia visiva nella sua ricorrenza -, e mostrano i tic di uno scrivere un po’ compulsivo con errori di battitura e abbreviazioni che qui assumono una chiave più monumentale che racconta il nostro modo contemporaneo di comunicare.
Sicuramente l’intervento di Kenneth denota una posizione nettamente anti trumpiana che però non rappresenta di certo il cuore del discorso. L’unica vera operazione politica sta nel rendere questo materiale reale: queste email sono state agitate dagli oppositori politici della Clinton come dei fantasmi. La mostra intende dimistificare il polverone generato attorno alla vicenda presentando i documenti per quello che sono anche nella loro banalità, miseria, mediocrità (anche di dimensioni, perché non parliamo di un archivio così sterminato). Il punto della mostra non è quindi prendere le parti di uno o dell’altro schieramento, quanto piuttosto di svelare quali sono i meccanismi della propaganda politica sugli oggetti online.

Kenneth Goldsmith, Cofee table (detail) 2019

ATP. Nel 2015 avete inaugurato The Internet Saga con un’installazione di Jonas Mekas a Palazzo Foscari Contarini, un edificio del XVI secolo che affaccia sul Canal Grande e che è l’attuale sede di uno dei ristoranti Burger King. Quattro anni più tardi HILLARY: The Hillary Clinton Emails viene presentata all’interno di un altro spazio molto controverso e di massa: lex Teatro Italia, altro palazzo storico veneziano che oggi ospita un supermercato della catena Despar. Quali aspetti di questo luogo – non esattamente destinato alla messa in mostra di opere darte – vi hanno spinto a sceglierlo come location della mostra? E che tipo di collaborazione avete instaurato con lazienda ospitante?

FFUR: Teatro Italia è un edificio del 1916 in cemento armato la cui facciata emula i palazzi veneziani del Settecento. All’interno ci sono degli affreschi ad opera di Alessandro Pomi e Guido Marussig, due pittori della scuola di Ca’ Pesaro, e le decorazioni metalliche sono del Bellotto che era famoso per la produzione di vasi di Murano che mischiavano vetro e ferro. Per Venezia vedere un palazzo del Novecento così affrescato è del tutto inusuale.
Quando è subentrata Despar, la struttura era in stato di totale abbandono già da qualche tempo e l’azienda si è fatta carico di restaurare accuratamente gli affreschi, riportando alla luce un gioiello storico e architettonico straordinario.
La cosa che ci ha subito colpito e che ci ha convinto a fare la mostra in questo spazio è che il supermercato, per come sono stati appositamente disegnati gli scaffali, è stato concepito come un archivio, come una biblioteca. Analogamente al Burger King, anche il supermercato Despar ci ha interessato per diversi motivi. Da un lato volevamo affermare l’arte come istituzione di sé stessa, calarla in un contesto di normalità – d’altronde dobbiamo tutti fare la spesa e mangiare – per produrre uno squarcio nel reale che però non cancellasse la realtà. E questa è la nostra radice situazionista. Dall’altro lato, spazi del genere ci portano a pensare la temporalità contemporanea e soprattutto la temporalità digitale. E qui entriamo nel discorso di The Internet Saga, il nostro progetto di ricerca a lungo termine attraverso cui stiamo riflettendo sul tempo come una coesistenza potenzialmente infinita di timeline, narrazioni e autonarrazioni. Una terza ragione che ci ha portato a intervenire sia al Burger King che al Despar Teatro Italia è il tentativo di vivere spazi privati come fossero dei luoghi pubblici. Pensiamo che l’ambiguità estrema tra pubblico e privato sia diventata una questione centrale di questo secolo, e che internet ne sia l’esempio più evidente.
Una differenza sostanziale rispetto all’intervento a Burger King, è che in questo caso riconosciamo nell’azienda una forte eticità nel restauro e nella gestione del Teatro Italia. Mentre nel 2015 eravamo stati molto attenti a conservare la nostra autonomia critica, in questi ultimi due anni di lavoro con Despar abbiamo trovato un contesto e un team davvero aperto a una collaborazione più diretta e profonda. Paradossalmente abbiamo trovato più libertà di azione dentro al Teatro Italia che nelle istituzioni americane a cui, con Kenneth, avevamo provato a proporre questo stesso progetto.

ATP. Oltre a mettere in mostra le mail di Hillary Clinton l’esposizione veneziana sarà anche un’occasione per rendere omaggio ad un altro progetto di Kenneth Goldsmith: la piattaforma Ubuweb. Potete raccontarci di come avete concepito l’allestimento all’interno del supermercato?

FFUR: Nella galleria e nell’atrio al secondo piano del Teatro Italia, abbiamo messo in mostra le mail circondate da repliche degli arredi neoclassici (divani, coffee table, librerie e scrivanie) dello Studio Ovale della Casa Bianca, che abbiamo rivisitato e svuotato di tutte le scritte e dei dettagli più caratterizzanti. Da un lato le mail sono tutte in pila su una scrivania a formare una sorta di quadrato bianco modernista che ci dà delle informazioni quantitative e spaziali sulle dimensioni delle mail ricevute e spedite da Hillary Clinton dal 2009 al 2013. Dall’altro lato abbiamo creato un vero e proprio spazio di consultazione con dei libri, divisi in volumi, contenenti le repliche delle stesse mail. Il piano terra sarà invece interamente dedicato a UbuWeb, network pirata fondato da Kenneth Goldsmith e dall’intento etico estremamente forte: quello di divulgazione, salvaguardia e distribuzione di lavori video, audio e testi d’avanguardia che difficilmente sono presenti nei musei e negli spazi d’arte.
Abbiamo posto sui due scaffali centrali del supermercato la lista di nomi di autori presenti nel portale e abbiamo selezionato alcune opere dalla sezione UbuWeb Film & Video che saranno proiettate – tutti i giorni dalle 18 alle 19, per tutta la durata dell’esposizione – nel grande schermo cinematografico che permane sopra al banco gastronomico del Despar: sarà un’occasione per riattivare il Cinema/Teatro Italia.

Kenneth Goldsmith, Coffee table (detail) 2019

ATP. Che criterio avete adottato per selezionare i film in programma?

FFUR: Le opere sono state selezionate in relazione alla natura dello spazio ospitante che è uno spazio del mercato, cercando di comprendere lavori che si sono interrogati o misurati con una certa estetica del consumo e che si sono confrontati, anche un maniera dissonante, con certi stilemi pubblicitari.
Oltre ai lavori di registi già presenti su UbuWeb (Peggy Ahwesh, Alex Da Corte, Cheryl Donegan, Lev Manovich, Alix Pearlstein, People Like Us, Christine Rebet, Sara Sackner, Leah Singer, Stan VanDerBeek, Jennifer West, Jordan Wolfson) abbiamo aggiunto anche i video di Sophia Al-Maria, Johanna Bruckner, Shadi Habib Allah, Bek Hyunjin, Sabrina Röthlisberger che abbiamo prodotto quest’anno in occasione della mostra online Six Doors dedicata ai video verticali e realizzata in collaborazione con il Center d’Art Contemporain di Ginevra.
Un focus particolare sarà su People Like Us (nome d’arte della britannica Vicki Bennett), e sul suo lavoro di collage video e audio. A Venezia People Like Us eseguirà dal vivo un montaggio di video con elementi presi dal mondo pubblicitario e cinematografico, in quella che sarà la performance di apertura della mostra. Ciò che sarà abbastanza evidente nella performance The Mirror (2018) è l’idea di un certo surrealismo presente nella nostra cultura contemporanea dato da una continua decontestualizzazione di forme, prodotti e significati. L’inaugurazione è co-organizzata con NERO, che ha anche prodotto il libro d’artista che accompagnerà la mostra.

Kenneth Goldsmith
HILLARY: The Hillary Clinton Emails
A cura di Francesco Urbano Ragazzi
9 Maggio – 24 Novembre, 2019

Inaugurazione e performance live: 9 Maggio, ore 19:30
Despar Teatro Italia
Campiello de l’Anconeta 1944, 30121 Venezia
www.internetsaga.com

HILLARY: The Hillary Clinton Emails è un progetto di The Internet Saga e Zuecca Projects in collaborazione con Despar Aspiag Service, Circuitozero, The Bauers, NERO e Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali – Università Ca’ Foscari

Kenneth Goldsmith, The Hillary Clinton Emails (detail) 2019
Kenneth Goldsmith – portrait © Jerónimo Álvarez
Francesco Urbano Ragazzi – portrait © Scott Rudd