• Henri Cartier-Bresson fotografa Léonard Gianadda, Martigny, 2 settembre 1994 © Monique Jacot, Fondation Pierre Gianadda
  • Henri Cartier-Bresson fotografa Léonard Gianadda, Martigny, 2 settembre 1994 © Monique Jacot, Fondation Pierre Gianadda
  • MELENE © Monique Jacot, Fondation Pierre Gianadda
  • Henri Cartier-Bresson fotografa Léonard Gianadda, Martigny, 2 settembre 1994 © Monique Jacot, Fondation Pierre Gianadda
  • Henri Cartier-Bresson fotografa Léonard Gianadda, Martigny, 2 settembre 1994 © Monique Jacot, Fondation Pierre Gianadda

Fino al al 15 maggio il Palazzo Gromo Losa di Biella ospiterà 150 stampe originali del leggendario fotografo francese Henri Cartier-Bresson. La visita alla mostra offre anche l’occasione per visitare il palazzo, appena ristrutturato, e godere dalla sua terrazza di una visuale unica sulle vette innevate delle Alpi. La collaborazione tra la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e Fondazione Pierre Gianadda cui si deve questa mostra è dovuta alle origini di Léonard Gianadda. La sua famiglia proveniva dal paese di Curino, nel Biellese, punto di partenza del pellegrinaggio del nonno di Léonard, che a tredici anni attraversa a piedi le montagne in cerca di fortuna.

L’esposizione presenta opere tratte dalla Collezione Sam, Lilette e Sébastien Szafran di proprietà della fondazione svizzera Pierre Gianadda. Si tratta della più consistente raccolta di opere del fotografo in mani private: 226 stampe ai sali d’argento donate all’artista Sam Szafran. Entrambi erano amici di Léonard Gianadda, che riceve a sua volta in dono la collezione. Quella tra Cartier-Bresson e Szafran è stata un’amicizia durata più di trent’anni: i due si conoscono a Parigi, in occasione di una mostra in cui l’artista esponeva dei disegni che attirano l’attenzione del fotografo. Comincia quindi uno scambio epistolare veramente speciale: nel corso degli anni Cartier-Bresson invia all’amico stampe originali accompagnate da riflessioni, calembours o versi improvvisati.

È emozionante soffermarsi sulla grafia di Cartier-Bresson, sulle sue dediche affettuose e veloci. Le relazioni di stima e amicizia tra il fotografo, Szafran e Gianadda, il circolo di energie grazie al quale è oggi possibile avere questa mostra, si rispecchiano nelle fotografie in bianco e nero che riempiono gli spazi: artisti che sembrano dialogare l’uno con l’altro e che l’occhio di Cartier-Bresson descrive con amore e devozione. Particolarmente toccanti i ritratti di Henri Matisse, costretto su una sedia a rotelle nell’ultimo periodo della sua vita, circondato dagli splendidi collage realizzati per sopperire alla mancanza della pittura, che avrebbe richiesto una mano ferma che lui non possedeva più, o immerso, con aria soddisfatta, nella fitta vegetazione di un giardino. Indimenticabili e assolutamente unici i ritratti di Alberto Giacometti, il cui viso emaciato, percorso da solchi e rughe si accorda perfettamente con le sculture tormentate intorno alle quali le sue mani si affaccendano con ostinazione. E poi un bellissimo ritratto di Francis Bacon e ritratti di amanti, amici, bambini.

Ma anche tante fotografie di paesaggi, scene catturate per le strade della città, nudi, una grande varietà di soggetti che permette di gustare lo sguardo acuto e accurato di Cartier-Bresson che però mai come nei ritratti riesce a catturare la più genuina passione che anima l’uomo che ha davanti, come se sapesse far affiorare sulla pelle del soggetto le scene e i sentimenti che per anni e decenni hanno nutrito la sua vita.